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Dalla Bocconi al Premio per la Pace: chi è Luca Attanasio, l’ambasciatore ucciso in Congo

Con lui hanno perso la vita in un agguato il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista Mustapha Milambo

L’assassinio dell’ambasciatore d’Italia in Congo, Luca Attanasio, lascia un senso di profondo dolore e cordoglio. Attanasio aveva appena 43 anni, una moglie e tre bambine, due delle quali gemelle. Non sono ancora chiare le circostanze di quello che sembrerebbe essere stato un agguato da parte di un commando terroristico, lunedì 22 febbraio. Nell’attacco hanno perso la vita, oltre all’ambasciatore, anche il carabiniere Vittorio Iacovacci, 30 anni, e l’autista Mustapha Milambo. Attanasio era nato a Saronno, in provincia di Varese, per poi trasferirsi con la famiglia a pochi chilometri di distanza a Limbiate. Era sposato con Zakia Seddiki che aveva conosciuto in Marocco. La signora è fondatrice e presidente dell’Associazione umanitaria “Mama Sofia” a sostegno dei bambini di strada in Africa.

“Il dovere di dare l’esempio”

Lo scorso mese di ottobre l’ambasciatore italiano nel Congo aveva ricevuto il premio internazionale Nassiriya per la Pace. “Quella dell’Ambasciatore è una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l’esempio” disse a Camerota (Salerno) ricevendo il riconoscimento. Il Premio Nassiriya per la Pace fu consegnato dalla locale associazione culturale “Elaia”. “In Congo – disse ancora Attanasio – parole come pace, salute, istruzione, sono un privilegio per pochissimi, e oggi la Repubblica Democratica del Congo è assetata di pace, dopo tre guerre durate un ventennio”.

Una carriera brillante e impegnata

Laureato alla Bocconi con il massimo dei voti, aveva intrapreso la carriera diplomatica tramite concorso. In un primo momento aveva svolto un’esperienza aziendale ricoprendo diversi incarichi, quindi aveva lavorato prima all’Ambasciata d’Italia a Berna (2006-2010), poi era diventato Console generale reggente a Casablanca, in Marocco (2010-2013). Dopo essere rientrato nel 2013 alla Farnesina, come Capo segreteria della direzione generale per la mondializzazione e gli affari globali, era tornato nel 2015 in Africa quale primo consigliere presso l’ambasciata d’Italia ad Abuja, in Nigeria. Dal 5 settembre 2017 era capo missione a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Lì lo avevano riconfermato in qualità di Ambasciatore straordinario plenipotenziario accreditato.

La ong per i bambini di strada

La moglie dell’ambasciatore Attanasio, Zakia Seddiki, ha fondato nel 2017 a Kinshasa l’ong “Mama Sofia”, di cui è presidente. Un organizzazione non governativa ispirata al motto “Ridisegniamo il mondo”. Attanasio e Seddiki hanno avuto tre figlie, ed è proprio ai bambini che guarda “Mama Sofia”. L’obiettivo è quello di dedicarsi soprattutto, ma non solo, agli oltre 13.800 bambine e bambini di strada in Congo.

 

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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