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Draghi verso il nuovo Dpcm Covid. Variante inglese: dove è più diffusa e perché

In arrivo le nuove regole che sostituiranno quelle del precedente governo

Entro il prossimo fine settimana l’Italia potrebbe trovarsi già definite nuove norme anti Covid. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è pronto a siglare un nuovo Dpcm: il primo da lui firmato dopo quelli dell’ex premier Giuseppe Conte. Le varianti del Coronavirus, soprattutto quella “inglese” stanno spingendo la diffusione dei contagi. E adesso si corre ai riparti: molte possibili riaperture, fra cui quelle di cinema e teatri, rischiano di slittare.

Il ministro Speranza in Aula

Oggi 24 febbraio Roberto Speranza, riconfermato ministro della Salute, farà comunicazioni in aula alla Camera. Illustrerà le nuove misure per il contrasto della pandemia. Si mira a definire il nuovo provvedimento cercando un punto di caduta non facile tra le diverse posizioni dei partiti che sostengono Draghi. Tenendo sempre presente l’andamento della pandemia e il parere degli esperti. Sarà il premier a fare la sintesi. Nella serata di ieri 23 febbraio il premier ha riunito ministri ed esperti. Si cerca una quadra tra “aperturisti” e “rigoristi” in vista del nuovo provvedimento che dovrà sostituire il Dpcm firmato da Conte, in scadenza il 5 marzo.

Spaccatura fra “aperturisti” e “rigoristi”

A quanto filtra da Palazzo Chigi, l’idea sarebbe quella di coinvolgere maggiormente il Parlamento e non si esclude dunque la strada del decreto. Un provvedimento da varare nei prossimi giorni, non prima comunque del monitoraggio di venerdì prossimo. Il leader della Lega Matteo Salvini, da parte sua, insiste a chiedere le riaperture, ma il ministro della Salute, Roberto Speranza, e gli esperti del Cts frenano, segnalando il rischio contagi, specie alla luce delle nuove varianti.

Il Cts: “Monitorare con attenzione”

“Abbiamo rappresentato al presidente del Consiglio i dati e i numeri, noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente”, ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, al termine della riunione. “Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un’altra occasione”, ha aggiunto, anche se è noto che gli esperti sono stati finora contrari al semaforo verde a impianti da sci, cinema e palestre. Venerdì 26 febbraio ci sarà il nuovo monitoraggio, “poi vedremo”, ha aggiunto, anche se lo scenario di una zona arancione nazionale, ventilata da qualcuno, sembra tuttavia restare al momento solo un’ipotesi.

Varianti in oltre un terzo dei nuovi casi

La pandemia intanto cambia volto. Sempre più numerosi i nuovi casi di infezione in cui si registra una variante del virus. Medici e ricercatori le indicano in oltre il 30% delle contagi in Itali. O meglio: oltre un terzo è riportabile alla variante inglese, in particolare: a metà marzo, dicono gli esperti, sarà predominante in tutto il Paese. E ora in diverse zone si materializza la temuta terza ondata del Coronavirus. Allarme alto, in particolare, nella provincia di Brescia, che diventa così zona “arancione rafforzata”, al pari di 14 comuni dell’Emilia Romagna. Ci sono già mini zone rosse in diversi territori: dall’Abruzzo e dall’Umbria alla Toscana e al Lazio. Mentre nelle ultime 24 ore si registrano altri 356 morti, ben 82 più di lunedì. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono aumentati di 28 unità.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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