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Mena Marano, Arav Group: «Il nostro romanticismo gothic-punk» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

L'imprenditrice della moda si racconta in esclusiva a Velvet Mag

Ci sono storie di successo in ambito moda davvero straordinarie, che molto spesso hanno il sapore di una favola. Il racconto che vi proponiamo oggi è quello di una donna che ha saputo creare con le sue uniche forze, grinta ed energia un impero indiscusso nel mondo del fashion. Lei è Mena Marano, CEO di Arav Group, acronimo delle iniziali dei suoi figli, Rossana e Vittorio. Tutto ebbe inizio nel 2002, quando Mena e suo marito, Giuseppe Ammaturo, diedero il via ad una piccola impresa familiare di produzione e distribuzione di abbigliamento femminile.

Oggi il colosso conta tre brand notevoli come Silvian Heach, John Richmond e MarcoBologna, il marchio fondato nel 2011 da Marco Giugliano e Nicolò Bologna, acquisito da poco, e si occupa di moda a 360 gradi, dall’ideazione, creazione, sviluppo, progettazione e distribuzione in più di 20 Paesi e con 2.500 clienti nel mondo. Proprio il 26 febbraio 2021 MarcoBologna presenta la sua ultima collezione alla Milano Fashion Week in versione digital. L’ultima acquisizione del Gruppo poco prima del lockdown è quella di Trussardi Bambino.

Arav Group punta ad espandersi anche in Medio Oriente, Far East e in Europa, in particolare in Spagna, Russia, Cina, Emirati Arabi e Iran, e sul rafforzamento dei canali retail, wholesale ed e-commerce. Nel 2019 il fatturato è stato quasi di 60 milioni di euro. Il Gruppo ha sede a Napoli ed è presente anche a Milano con uno showroom di oltre 600 mq. L’azienda ha un’estensione di 10mila metri quadrati di spazi eco-compatibili, tra uffici, verde e depositi. Ed è proprio da qui che Mena Marano guarda, senza paura, dritto al futuro. Un avvenire concreto e radioso che la vede protagonista indiscussa tra le figure internazionali di spicco nella moda.

Mena Marano

Intervista esclusiva Velvet Mag a Mena Marano

 

La nuova collezione Marco Bologna presentata oggi alla Milano Fashion Week ha un sapore gothic-punk, perché questa scelta?

Innanzitutto abbiamo creduto fortemente nel prendere parte all’importante kermesse milanese per manifestare il nostro entusiasmo e sperare al contempo che il difficile frangente si sistemi. La presentazione, avvenuta in maniera digital nel nostro showroom di Milano, headquarter dell’azienda, in collaborazione con Camera della Moda, ha messo in risalto lo spirito forte di questo brand ideato dal duo creativo Marco e Nicolò. C’è un forte utilizzo delle stampe, dei colori che fin da sempre hanno dato identità alle collezioni. Dopo un anno di tristezza dovuto al difficile periodo mondiale, l’ispirazione gothic-punk mista al romanticismo arriva per dare un messaggio di rottura.

MarcoBologna

 

Riecheggia anche la New York anni Settanta con il mitico Studio 54. Avete pensato ad una moderna Bianca Jagger come musa ispiratrice?

Sicuramente abbiamo messo in scena un mondo un po’ irriverente. Nella nuova collezione MarcoBologna appare anche l’ispirazione alla cultura giapponese di inizio millennio grazie alle stampe manga. Ma anche il mondo boxing, luxuring. Proprio lo short animalier, il capo cult della prossima stagione, è ispirato a questo infatti.

MarcoBologna

Quali sono le testimonials MarcoBologna oltre alla splendida Silvia Toffanin?

Elisabetta Gregoraci, Caterina Balivo, Michelle Hunziker, Alessia Marcuzzi, Justine Mattera. C’è un forte interesse per questo brand che ha una grande femminilità, collaboriamo persino con diversi showroom di Los Angeles.

Mena Marano con il marchio John Richmond invece come siete impegnati?

Con John abbiamo appena terminato un progetto importante con Rankin, il grande maestro della fotografia di moda. Nello shooting scattato a Londra abbiamo voluto dare un messaggio forte per cercare in un momento di grande difficoltà di dare comunque un segnale positivo.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova collezione John Richmond?

Abbiamo messo in luce la chiave ironica del brand. E’ sostanzialmente una collezione iconica dove nei pattern figura la bandiera inglese. Dalla pelliccia, al coprispalle, fino alla parte animalier c’è un tuffo nel passato. Sono stati ripresi dei disegni di John e riportati in print sui capi. Sono abiti unici, opere d’arte con disegni realizzati a mano. Appaiono loghi, croci, nei colori predomina il bianco, il nero, ma anche l’arancio. Con Richmond nel 2017 abbiamo dato vita all’ufficio stile a Londra. Volevamo riprendere l’ispirazione, il mood dal quale lui era partito, ricostruire le tappe storiche della sua creatività. Oggi l’ufficio è un fulcro di attrazione di giovani talenti. Londra è sempre stata un polo che anticipa le tendenze moda internazionali.

Mena Marano, da donna affermata, quali sono le caratteristiche che devono avere le donne che vogliono ottenere successo nella vita?

Il successo è un viaggio, non è mai un punto d’arrivo! Chi è davvero ambizioso fissa degli steps, che una volta raggiunti divengono lo stimolo per puntare al gradino più alto. Occorre determinazione, costanza e grinta che permette di non mollare mai. Nella mia vita ho superato enormi difficoltà grazie alla costanza che consente di non lasciare le cose a metà. Anche se incontri un muro alto dieci metri devi trovare il modo di scavalcarlo.

Da sempre sottolinea la forza femminile ed esalta le donne che combattono e che fanno sacrifici per essere rispettate. Quali sono le maggiori difficoltà che l’universo femminile incontra nel mondo del lavoro?

Non sono una femminista, sposo un discorso meritocratico, anche se la donna molto spesso viene ancora percepita più per il suo aspetto fisico che per le sue qualità intellettive. Purtroppo ancora oggi, dal punto di vista economico, una donna, a parità di incarico di un uomo, percepisce un compenso più basso. Le donne nella nostra azienda sono fortemente valorizzate. Sono le figure più costanti e quelle che riescono a raggiungere maggiormente gli obiettivi.

Al fine di esaltarle lo scorso anno ha ideato Heach Woman is Strong.

Volevamo premiare i progetti femminili più meritevoli e dare un volto reale alle giovani imprenditrici del settore moda che si battono per i propri sogni. L’intento era quello di rafforzare delle progettualità e dare spazio e visibilità alle ragazze che, grazie alla loro creatività, possono essere fonte di ispirazione per le donne di domani a credere in loro stesse. Abbiamo selezionato nove ragazze con un sogno nel cassetto. Il progetto è stato pubblicizzato sui giornali e attraverso una campagna su Sky. Queste donne avevano bisogno di un po’ di fiducia. Mi hanno ricordato come ho iniziato io tanto tempo fa…A volte serve solo la possibilità di condividere con gli altri la propria storia, ricevere una giusta parola di incoraggiamento può essere la spinta migliore per andare avanti.

Mena Marano, a proposito del suo percorso, quali sono i ricordi di questa sua intensa carriera nel mondo della moda?

Sono vent’anni di lavoro, poiché ho fondato Arav Group nel 2002 insieme a mio marito Giuseppe Ammaturo. Ho iniziato a lavorare a diciotto anni, inizialmente come commessa in un negozio di moda, cercando di conoscere tutte le varie sfaccettature di questo settore. A diciannove anni ho avuto la mia prima figlia. Nella mia testa ho sempre ambito a costruire qualcosa di grande, che potessi gestire in prima persona. La gestione è la parte che più amo del mio lavoro. Il poter gestire qualcosa di mio, in prima persona, mi rende la persona più felice del mondo. Certamente bisogna essere dotati di una sana intraprendenza e di uno straordinario spirito di avventura.

MarcoBologna

Come nasce la sua prima “creatura” Silvian Heach?

Casualmente, l’intento era creare qualcosa di diverso rispetto al mercato. Ho iniziato facendo tanti sacrifici. Mi trovavo proprio nella fase cruciale economica, tra il cambio dalla lira all’euro. Mio marito si è sempre occupato in azienda del prodotto, io dell’aspetto commerciale. Abbiamo avviato il progetto Silvian Heach coinvolgendo una ragazza che era appena uscita dalla prestigiosa scuola di moda Marangoni e che tutt’ora è ancora la designer del brand. Siamo rimasti tutti esterrefatti dalla riuscita dell’operazione. All’inizio mi occupavo di tutto in azienda. Quando si è giovani si è più spregiudicati, non si ha paura di giocarsi il tutto e per tutto. Con la mia famiglia all’epoca vivevamo in una piccola casa vicino all’azienda. Poi aprimmo il nostro primo negozio a Roma a cui diedero fuoco ben due volte. Nonostante ciò siamo sempre ripartiti. Non bisogna fermarsi mai.

Da dove prese spunto per il nome Silvian Heach?

In occasione di un viaggio che avevo fatto in Germania con la mia famiglia mi rimase impressa una scritta che avevo visto su un muro che recitava: Silvia ich liebe dich (Silvia ti amo).

A quale target di clientela si rivolge questo brand?

Ad una donna grintosa, dalla forte personalità. E’ una sorta di introspezione in me stessa ciò che portiamo poi in scena.

Come interpreta il Made in Italy Silvian Heach?

Cercando di accorciare innanzitutto le distanze nella filiera produttiva al fine di avvicinarsi il più possibile alla sostenibilità. Il Made in Italy è la nostra carta vincente, il qualcosa in più su cui puntare. L’Italia ha tanti punti di forza per poter ricominciare dopo la pandemia.

In cosa consiste lo sguardo alla sostenibilità del Gruppo?

Utilizziamo nelle nostre produzioni materiali di natura organica, abbiamo già acceso i motori da tre anni in direzione di questo nuovo processo produttivo. Poi chiaramente anche il nostro packaging è interamente sostenibile. Definiamo un bilancio sociale che certifichi la trasparenza produttiva, in cui la filiera rispecchi i codici etici.

Mena Marano, passata l’emergenza sanitaria quale sarà il futuro della moda?

La pandemia è stata la causa di un’accelerazione di cambiamenti. Affinchè avvenisse una trasformazione c’era la necessità di cambiare culturalmente una serie di aspetti. Aumentare l’aspetto della digitalizzazione, puntare sulla maggiore flessibilità di vendita senza toccare i capi. L’emergenza ci ha consentito di creare delle piattaforme digitali. Le collezioni che prima erano viste dai buyers in showroom, oggi si vendono tramite il web. Bisogna ingegnarsi a vendere. Oggi o si vende online oppure si muore.

La moda ha dimostrato di sapersi riadattare?

Assolutamente sì, grazie allo smart working si può lavorare anche più di prima. Per alcuni clienti questo è stato un vero e proprio tsumani che ancora non si arresta. Per certi aspetti ognuno cerca di reinventarsi con nuove regole che certamente non possono essere quelle del passato. Le collezioni del futuro saranno dinamiche, mi aspetto un mondo maggiormente incentrato sui valori. Le nostre vendite nel 2020 si sono svolte al 100% sull’online con una divisone dedicata. In futuro l’e-commerce sarà sempre un aspetto più importante.

I progetti del Gruppo?

Abbiamo lanciato il brand MarcoBologna in pandemia, a gennaio abbiamo aperto uno showroom a Shangai. Punteremo all’esternalizzazione aziendale, a ottobre presenteremo il nuovo profumo di John Richmond alla Fiera di Cannes, a settembre gli occhiali da sole dello stesso brand. Stiamo sviluppando il mercato cinese ed incentivando la propensione al digitale. A fine marzo ci sarà il nuovo lancio dei portali di John Richmond e MarcoBologna. L’impegno non deve mancare mai.

Elena Parmegiani

Organizzatrice d’eventi e presentatrice. Consegue la Maturità Classica e la Laurea Magistrale in Comunicazione Istituzionale e d’Impresa presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Inizialmente organizza gli eventi per il Ferrari Club Italia, associazione di possessori di vetture Ferrari.Da più di dieci anni è il Direttore Eventi della Coffee House di Palazzo Colonna a Roma. Ha organizzato e condotto molte sfilate di moda per i più importanti stilisti italiani. È consulente di eventi aziendali e privati e scrive di moda, arte e spettacolo.
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