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Vaccino Covid, il piano per la dose unica: si parte con 2 milioni di italiani

Ne beneficeranno subito coloro che ora sono guariti dalla malattia

In Italia sono state somministrate finora oltre 4 milioni di dosi di vaccino contro il Covid. Al mattino del 27 febbraio sono 4.074.575 gli italiani vaccinati con la prima dose, mentre sono 1.377.987 quelli che hanno avuto la doppia dose. Ma non basta. Adesso il presidente del Consiglio, Mario Draghi, chiede un cambio di passo e un’accelerazione della campagna vaccinale.

Draghi: “Intensificare le vaccinazioni”

Al suo debutto in Consiglio europeo, il 25 febbraio, ha ribadito che per rallentare la corsa delle mutazioni del virus occorre “aumentare le vaccinazioni” con una azione coordinata a livello Ue. Un’azione “rapida e trasparente”, che apra alla possibilità di dare priorità alle prime dosi, anche alla luce della recente letteratura scientifica.

Le scorte da smaltire subito

Ma cosa vuol dire? In questo momento in Italia ci sono scorte accumulate di vaccini che ammontano al 30% della disponibilità totale. Corrispondono circa a due milioni di dosi. Servirebbero per il richiamo, la seconda dose da far assumere a chi ha già ricevuto la prima. Tuttavia, a fronte del dilagare della variante inglese che manifesta un indice di trasmissibilità del virus molto superiore a prima, si fa strada un’altra idea. Ovvero usare le scorte per vaccinare con una prima dose il maggior numero possibile di cittadini – al fine di frenare i contagi -, rinviando più in là nel tempo il richiamo con la seconda dose. Sempre che in futuro non diventino sufficientemente affidabili vaccini che richiedono una sola dose.

Prima ai guariti dal Covid

Dunque la somministrazione unica dovrebbe arrivare presto in Italia. Ma attenzione: non a tutti subito. Intanto a chi il Covid lo ha già avuto ed è guarito, scrive il Corriere della Sera. Gli anticorpi ci sono e quindi una sola dose viene considerata sufficiente. L’Agenzia del farmaco ha già dato il suo parere favorevole, a stretto giro dovrebbe arrivare il via libera del ministero della Salute. Al momento le persone guarite dal Covid sono oltre due milioni. Evitare il richiamo per tutti loro significherebbe “guadagnare” oltre un milione di dosi da iniettare a persone che altrimenti avrebbero dovuto aspettare di più.

Lombardia pronta alla dose unica

È la strategia seguita dal Regno Unito e da Israele. In quest’ultimo Paese, dove è già vaccinata più della metà della popolazione, il numero dei nuovi casi di Coronavirus è crollato. Segnali di approvazione arrivano da Guido Bertolaso, coordinatore della campagna vaccinale lombarda. “Non è sufficiente procedere con le misure restrittive, bisogna usare le ‘armi’ che ci sono. Per questo la Lombardia intende puntare sul vaccino, somministrando la prima dose al maggior numero di persone anziché preferire il completamento del ciclo.” Bertolaso ricorda lo “studio che dice che con la prima dose c’è copertura immunitaria. L’obiettivo con la prima dose è ridurre l’ospedalizzazione. È ciò che dicono altri Paesi come Israele”.

Garattini: “Servono fabbriche di vaccini”

Silvio Garattini, presidente dell’Istituto farmacologico Mario Negri, in una intervista a Repubblica, sottolinea la necessità di garantire le dosi necessarie anche in futuro. “Servono fabbriche per i vaccini”, dice. Anche Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, si dice pacatamente favorevole alla somministrazione solo della prima dose. Resta fermo il fatto che la platea dei destinatari del vaccino va ampliata il più possibile e l’Europa, per Draghi, è chiamata a mettere in campo una linea più dura nei confronti delle Big Pharma che non rispettano gli impegni contrattuali.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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