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Fasma: «Ho un conto in sospeso con il palco di Sanremo» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Fasma si è raccontato a VelvetMag in un'intervista a ridosso del Festival di Sanremo 2021, dove gareggerà tra i big

Tiberio Fazioli è un artista romano classe 1996, un ventiquattrenne sognatore che non si accontenta mai di quello che la realtà e il presente gli propongono. Probabilmente il suo nome non vi dirà un granché, poiché alla sua descrizione manca un dettaglio fondamentale: questo ragazzo è conosciuto nel mondo della musica con lo pseudonimo Fasma.

Ebbene sì, parliamo del giovanotto che un po’ tutti quanti abbiamo imparato a conoscere lo scorso anno mentre ascoltavamo le canzoni in gara della categoria “Nuove Proposte” del 70° Festival di Sanremo. La sua Per Sentirmi Vivo è stata una boccata d’aria fresca nel contesto sanremese. Non è riuscito a vincere, classificandosi terzo a pari merito, con la vittoria di Leo Gassmann ed il secondo posto di Tecla. Ma poco importa: il suo pezzo ci ha regalato comunque delle bellissime emozioni ed il suo nome non è passato certo inosservato.

Quest’anno Fasma ha deciso di fare le cose in grande poiché, come già detto, è un vero sognatore. Ha presentato un nuovo pezzo alla direzione artistica ed ha provato ad entrare tra i “big” di Sanremo. Come avrete notato dalla lista dei big in gara, ci è riuscito. La sua canzone Parlami gareggerà al fianco dei pezzi presentati da nomi del calibro di Francesco Renga, Orietta Berti, Malika Ayane ed Arisa. Si tratta di una rock ballad che mescola cantautorato rap, archi e chitarre elettriche, prodotta dal suo immancabile compagno di avventure GG. In poche parole, Fasma vuole diventare grande. Nella serata delle cover Tiberio realizzerà un suo grandissimo sogno: cantare al fianco di uno degli artisti che lo ha accompagnato durante il periodo adolescenziale con i suoi dischi, Nesli. I due canteranno La Fine, iconico pezzo del 2009 scritto proprio dal rapper marchigiano classe 1980. Poco prima della sua nuova esperienza a Sanremo, abbiamo parlato con Fasma: un ragazzo lungimirante, fiero del proprio lavoro ma soprattutto modesto e sincero.

Intervista a Fasma: verso Sanremo 2021

Come mai hai deciso di tornare sul palco di Sanremo dopo l’esperienza del 2020?

Quella dello scorso anno è stata davvero un’esperienza pazzesca, ed inoltre avevamo un conto in sospeso con quel palco, devo essere sincero. È successo qualcosa di fantastico, nonostante il terzo posto nella categoria giovani. Quest’anno siamo qui con una canzone che crediamo meriti lo stesso ponte che abbiamo utilizzato l’anno scorso con Per Sentirmi Vivo. L’esibizione sarà la vera chiave di volta. Io non sono un cantante, mettiamolo in chiaro: i cantanti sono altri. La mia non sarà perciò una performance canora. Non posso mettermi a confronto con una persona che fa realmente questo mestiere. Nella mia esibizione avrà un ruolo centrale la visceralità che ho rispetto alla musica, la mia musica. Il senso di appartenenza, il fatto che questa canzone rappresenti me e tutti quelli che ci hanno lavorato e sudato sopra. L’esibizione, soprattutto la prima, giocherà un ruolo fondamentale: devo presentare il pezzo nella maniera più giusta. Il primo ascolto molto spesso fa la differenza ed io voglio farmi assolutamente ascoltare, non vedo l’ora!

Fondamentalmente sei un rapper, solo che poi…?

Se mi metti a paragone con il rap con cui sono cresciuto non ci siamo proprio. È totalmente un altro mondo, lo rispetto così tanto che non ho la minima intenzione di mettermici a paragone: peccherei di arroganza.

Allora mettiamola così: sei definito rapper, ma…?

Fasma ha questa capacità. Sono stato definito in tutti i modi possibili e immaginabili: dal rapper al trapper, passando per emotrapper, cantante rock ecc. Se vuoi è proprio questo il bello: con la mia squadra non ho un vero e proprio genere di riferimento: so quello che faccio oggi ma non so ciò che farò domani. Grazie a questa consapevolezza non amo perciò etichettarmi. Dico questo anche per rispetto di chi è fan dei generi che ho appena nominato: se mi definissi trapper ad esempio, chi segue la trap avrebbe giustamente qualcosa da ridire.

In altri tuoi pezzi però il rap l’hai “sfoggiato” eccome…

Si, certo, è chiaro. Io sono nato con il rap. L’impronta è quella, ma la figura del rapper che abbiamo tutti in mente è tutta un’altra storia, non mi rispecchia. La connotazione del rapper o del trapper popolare al giorno d’oggi è lontana da me, almeno in riferimento al mio percorso fino ad oggi.

In riferimento a Per Sentirmi Vivo, ma in qualche maniera anche agli spoiler che ci sono arrivati del nuovo pezzo Parlami: hai deciso in maniera cosciente di portare qualcosa di più melodico sul palco dell’Ariston durante queste due esperienze?

Sinceramente il mio, o meglio il nostro stile, è totalmente ibrido. Abbiamo iniziato a fare musica con ignoranza e nel momento in cui abbiamo scelto di “raffinarci” la scelta è stata personale e totalmente consapevole. Prendi GG, il mio producer: ha iniziato come autodidatta a suonare il pianoforte, poi ad un certo punto, dopo aver preso delle lezioni teoriche, ha integrato le nuove conoscenze con le sue idee “ignoranti”. Ciò. proprio con l’intento di migliorare i risultati. Io anche, come dicevo, sono un artista nato ignorante. Domani scoprirò involontariamente qualcosa di innovativo e per me valido? Proverò a metterlo in atto nella mia musica.

Pensa ad un pittore che dipinge sempre con il colore bianco e che, casualmente scopre il verde: questo esempio mi rispecchia alla perfezione. Dopo aver scoperto il verde ed il rosso ho voglia di aggiungere delle linee differenti da quelle precedenti. È questo il bello: essere autodidatta ti offre la possibilità di integrare proprio quando nasce dentro di te una curiosità. Ricerchi in solitaria ed è ancora più bello così, senza imposizioni e senza alcuno standard o stereotipo da seguire.

Il successo dopo il pezzo dell’anno scorso come è stato?

A livello personale è stato bellissimo, sono stato e sono tutt’ora grato a tutti per aver raggiunto un risultato del genere. Per quanto riguarda la mia attitudine però devo dire che non è cambiato praticamente nulla. Chi cambia per un qualsivoglia motivo, che sia il successo o il denaro, non fa una cosa giusta. Per me il successo ad esempio è una responsabilità. Il successo è come un bell’abito che va indossato senza pubblicizzarlo: se è effettivamente un bell’abito si riconosce a vista d’occhio. Non mi sento arrivato da nessuna parte: per me è la seconda esperienza sanremese e di questo sono felice, ma non è questo che mi farà sentire realizzato o che mi permetterà di rilassarmi.

Ho la fortuna di avere la mia famiglia accanto: chi mi produce è il mio migliore amico, e lo stesso discorso vale per i miei due manager. Abbiamo fondato una casa discografica e indovina un po’? Produciamo i nostri migliori amici. La mia casa è dove sono loro: mi sento a casa ovunque vada. Montarsi la testa è totalmente fine a sé stesso, non ti rende una persona rispettabile. Penso che il rispetto si acquisisca con il tempo, non vada preteso. Automaticamente il successo non mi cambierà mai: vivo la mia vita con i valori e non con il successo. Il successo non è assolutamente un valore.

Il pezzo nuovo quali emozioni vuole suscitare?

In una parola: è una hit! Una vera bomba, in cui l’esibizione giocherà un ruolo fondamentale. Fare musica è un gioco importantissimo ed una grandissima responsabilità. Noi crediamo fermamente in questo pezzo, altrimenti non avremmo minimamente pensato di proporlo su un palco come quello di Sanremo. Crediamo in questa canzone nello specifico e più in generale nella nostra musica. Il feedback degli ascoltatori è stato fondamentale lo scorso anno e spero vivamente di non deluderli nemmeno in questo caso.

Ma è un pezzo forte, strong, gagliardo e rock?

Quando sento una schitarrata elettrica mi si drizza la pelle! Perciò posso dirti che, anche in questo caso il rock, la chitarra nello specifico, sarà lì. Difficilmente un pezzo rock non ha un suo apice, un momento in cui scoppia: ho sempre invidiato un po’ questa cosa a chi suona questo genere. A nostro modo perciò abbiamo voluto portare il rock nella strumentale e soprattutto nell’esibizione dal vivo. L’anno scorso al mio fianco avevo solo GG, questa volta ci sarà anche il mio chitarrista Red. Spaccherà la chitarra (ops, è uno spoiler, non avrei dovuto…)

Leggendo alcune tue biografie sul web abbiamo letto che il tuo idolo musicale a livello internazionale è Eminem. Ce lo confermi? Rispetto alla scena italiana invece chi segui con estremo interesse?

Devo essere sincero, chiaro e schietto. Con educazione e con tutto il rispetto del mondo, non ho assolutamente nessun idolo, nemmeno a livello internazionale. Penso semplicemente che, grazie alla possibilità che sto avendo, possa sempre migliorare quella che è la mia realtà. Nella mia, o meglio nostra musica, cerco di inserire tutto ciò che non ho mai sentito in giro o che comunque mi è piaciuto ascoltando qualcos’altro: voglio e devo essere il primo fan della mia musica, il primo che ci crede. Per adesso è così, perciò paragonarmi a qualcuno lo troverei poco sensato.

In passato mi ero avvicinato al mood che XXX Tentacion portava avanti, soprattutto rispetto all’empatia che dimostrava di avere con il suo pubblico: mi ci riconoscevo davvero tanto in questo sentimento. Oggi ho capito però che io devo essere Fasma, ed ho questa responsabilità importante. Credo fermamente nel nostro progetto: in GG, nel WFK e in tutto ciò che stiamo combinando in questi anni con i miei migliori amici. Ecco chi è il mio idolo: il Fasma del 2057!

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