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Covid, nuove regioni verso la zona rossa. Vaccino AstraZeneca: Draghi blocca l’export in Australia

Peggiorano in tutta Italia i contagi spinti dalla diffusione delle varianti

Non si arresta la crescita dei contagi di Coronavirus in Italia. Siamo quasi a quota tre milioni da inizio pandemia. In questi giorni il Sars-CoV-2 avanza al ritmo di oltre 20mila nuovi casi ogni 24 ore. E adesso sono altre 4 le Regioni che rischiano di finire in zona rossa dalla prossima settimana, 5 quelle verso la zona arancione. Il premier Mario Draghi inasprisce la lotta: di concerto con l’Unione europea blocca l’export  di vaccini AstraZeneca verso l’Australia: “Le dosi restino qui, i patti vanno rispettati”.

Regioni a rischio

Lombardia, Campania, Emilia-Romagna e Abruzzo: sono queste le regioni che potrebbero diventare interamente “rosse” per l’aggravarsi dell’emergenza Covid. Altre cinque, invece, viaggiano verso la fascia arancione. Sono Friuli Venezia Giulia, Veneto, Calabria, Puglia e Lazio. Inversione di tendenza sul fronte vaccini. A fine marzo sono attese 15,6 milioni di dosi e altre 52,4 da aprile a giugno, quando dovrebbe partire la campagna per la vaccinazione di massa.

Il nuovo Dpcm dal 6 marzo

Il primo Dpcm di Mario Draghi, che sarà in vigore da domani 6 marzo fino al 6 aprile – Pasqua compresa – è considerato a Palazzo Chigi adeguato ad affrontare la risalita dei contagi. Offre agli amministratori gli strumenti per intervenire in maniera mirata e rapida laddove necessario, con la chiusura delle scuole e con altre zone “scure” locali. Oggi 5 marzo, intanto, il ministero della Salute inasprirà le misure su diverse territori, tra cui la Lombardia, che ha proclamato da mezzanotte l’arancione scuro e ha registrato oltre 5mila tamponi positivi in 24 ore.

Draghi “punisce” AstraZeneca

Ma l’Italia di Mario Draghi ora si muove con celerità e aggressività. È il primo dei 27 Stati membri dell’Unione europea a bloccare – di concerto con la Commissione di Ursula von der Leyen – l’export di vaccini prodotti dal gruppo anglo-svedese AstraZeneca. Nel caso specifico: oltre 250mila dosi confezionate nello stabilimento italiano di Anagni (Frosinone) e destinate all’Australia.

Mancato rispetto dei patti

La mossa del premier italiano arriva sulla scia delle mancate consegne, ridotte al 25% nel primo trimestre rispetto agli impegni siglati da AstraZeneca. E più in generale a causa della penuria di immunizzanti nell’Unione. Una decisione in piena coerenza con la linea esposta dallo stesso Draghi al summit dei capi di Stato e di governo della settimana scorsa e sostenuta da vari leader, tra cui il francese Emmanuel Macron e l’olandese Mark Rutte: nel momento in cui c’è carenza di vaccini bisogna fare tutto quel che serve per aumentarne la disponibilità, agendo su tutte le leve, export incluso.

La replica dell’Australia

Non si è fatta attendere la replica del premier australiano Scott Morrison, dai toni sgradevoli. “In Italia, le persone muoiono al ritmo di 300 al giorno – ha dichiarato -. E quindi posso certamente capire l’alto livello di ansia in Italia e in molti Paesi in tutta Europa. Sono in una situazione di crisi senza freni. Questa non è la situazione in Australia”. “Questa particolare spedizione non era quella su cui avevamo fatto affidamento per il lancio della campagna vaccinale, e quindi continueremo senza sosta”, ha aggiunto.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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