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Da Kamala Harris a Maria Grazia Chiuri (Dior): le donne di successo che ispirano il mondo

Sono leader carismatiche capaci di provocare il cambiamento

Con l’8 marzo, festa e giornata internazionale delle donne, balzano all’attenzione le personalità femminili che vantano un successo mondiale. Non siamo qui a celebrarne sterilmente i fasti. Sarebbe un’ipocrisia al maschile. Vorremmo piuttosto cogliere un’occasione di riflessione su alcune donne il cui ruolo sociale ha un risvolto internazionale. Una “ricaduta” positiva che, almeno in parte, può esprimere il cambiamento in atto nelle società moderne. Un mutamento che, molto faticosamente, muove verso società più paritarie fra uomini e donne. A fronte, cioè, di violenza e uccisioni continue che per carnefici hanno uomini e per vittime le donne – atti atroci stigmatizzati anche oggi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – si registra una nuova direzione. Lenta ma incontrovertibile. Verso la parità uomo-donna sia nelle relazioni private che nella vita pubblica.

Kamala Harris

Basti pensare che sta facendo la storia la prima vicepresidente donna degli Stati Uniti, Kamala Harris, eletta lo scorso 3 novembre assieme al presidente Joe Biden. Una donna fonte d’ispirazione anche in modalità inattese. L’abbiamo vista sulla copertina di Vogue: ha dimostrato che la moda stessa può essere un importante veicolo di comunicazione, con il suo abbigliamento, dalle immancabili perle alle sneakers Converse ai piedi anche in apparizioni pubbliche.

Maria Grazia Chiuri

Attenzione, però. Perché l’Italia non è da meno. Ecco perché possiamo citare Maria Grazia Chiuri, la stilista che siede al comando della direzione creativa di Dior. Da quando c’è lei il brand è cresciuto in maniera esponenziale. La designer, sottolinea Alessandra Magliaro sull’Ansa, ha saputo rendere il marchio un vero e proprio emblema del women empowerment. Il suo pensiero è sempre rivolto alle donne e alla loro emancipazione. E empowerment non è soltanto “potenziamento”. È consapevolezza e controllo delle proprie decisioni e delle proprie scelte di donna.

Greta Thunberg

La giovane attivista svedese ha fatto qualcosa che forse un suo coetaneo maschio avrebbe esitato a compiere. A soli 17 anni ha cominciato a fare uno “sciopero per il clima” ogni venerdì. E ha attirato l’attenzione del mondo. Ma soprattutto, grazie al movimento internazionale Fridays for Future, è diventata portavoce di una nuova generazione di giovani pronti a lottare contro i cambiamenti climatici indotti dalle attività umane e per la Madre Terra. Facendo così uscire dal ghetto delle mode ambientaliste più trite un tema rivoluzionario: la salvaguardia del pianeta a tutti i costi e subito.

Monica Lennon

La parlamentare scozzese è stata prima firmataria di una legge sulla spinta dei movimenti femministi per contrastare la cosiddetta period poverty. Ossia lo stato di povertà che impedisce ad alcune ragazze di andare a scuola quando hanno le mestruazioni perché non possono permettersi gli assorbenti o altri prodotti indispensabili. La legge, approvata nel 2020 all’unanimità, ha costituito il primo provvedimento al mondo che prevede l’accesso gratuito agli assorbenti.

Lottie Cunningham Wren

L’avvocatessa e attivista dei diritti degli indigeni del Nicaragua, i Miskito, lotta per promuovere una gestione sostenibile del territorio, offrendo strumenti utili per promuovere l’empowerment femminile. Ha vinto con l’associazione Cejudhcan il Lush Spring Prize. Una istituzione che aiuta piccole attività imprenditoriali al femminile in grado di autosostentarsi e di contribuire attivamente al prosperare di piccole economie locali. Come la comunità indiana ReWrap, l’organizzazione Cejudhcan in Nicaragua appunto, o anche il collettivo āluān nell’arcipelago Indonesiano di Sumatra.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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