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Vita sempre connessa tra smartphone e pc, le 5 regole per “disintossicarsi”

Dall'autodisciplina offline alle relazioni umane da incrementare

Nell’anno del Coronavirus, il 2020, è esploso il ricorso di molte aziende e lavoratori alla modalità smart working per far fronte alle restrizioni della pandemia. Così sono aumentati gli italiani sempre connessi, come abitualmente diciamo riferendoci al fatto che siamo costantemente con gli occhi sul computer e, forse più ancora, sullo smartphone. Un oggetto, quest’ultimo, col quale facciamo di tutto salvo forse, telefonare alla vecchia maniera. La difficile situazione sanitaria ha influito sulla routine quotidiana in tutti i sensi, dunque. Anche per quanto riguarda la quantità di tempo che trascorriamo collegati ai dispositivi tech.

Collegati per lavoro e nel tempo libero

Lo conferma il 75% degli intervistati in una ricerca di MioDottore, secondo quanto riporta l’Ansa. In particolare, oltre la metà degli italiani (53%) è online almeno 8 ore al giorno per lavoro – e tra questi il 39%, una volta terminata la funzione lavorativa, rimane collegato anche nel proprio tempo libero. Se poi vogliamo dirla tutta allora mettiamoci pure che l’attenzione allo smartphone non la distogliamo neppure a tavola.

A pranzo con gli occhi sul cellulare

Secondo la ricerca il 57% degli intervistati non toglie lo sguardo dal proprio cellulare neppure quando pranza a casa (24%) oppure quando mangia fuori casa (15%). E dove lo teniamo sempre lo smartphone? Accanto a noi sul comodino e questo vale per tutti (92%). Ecco che passare dalla modalità online a quella offline è un’impresa.

Darsi un orario di “stacco”, avere più relazioni umane

Ecco dunque alcune regole basiche che possono aiutarci.

1. Staccarsi dagli strumenti tecnologici a partire dalle ore 20:00 e non collegarsi mai prima che siano trascorse almeno tre ore dal risveglio, così da preservare il ritmo circadiano, quello sonno-veglia, e la qualità del riposo.

2. Costruire un programma giornaliero per gestire la quantità di tempo offline. Stilare l’agenda sulla base di questa priorità e discutere dei risultati con una persona cara.

3. Riscoprire la sensorialità: olfatto, vista, gusto, mangiare lentamente. In questo modo si rompe il meccanismo da gratificazione artificiale e ci si sposta su quello più ancestrale.

4. Seguire un corso di mindfulness (MBSR) basato sulla riduzione dello stress. Una rivoluzione di consapevolezza attraverso pratiche di meditazione rivolte al presente e alla percezione del corpo anche in assenza di stimoli. L’obiettivo è spezzare le modalità tipiche ansiose, combattendo la tendenza al giudizio, all’anticipazione e alla ricerca della stimolazione.

5. Aumentare la qualità e la quantità di relazioni con gli altri. Questo è un requisito fondamentale per sviluppare una difesa efficace verso l’iperconnessione e l’impulsività.

Ma oltre ai motivi di lavoro e studio, cosa tiene però connessi gli italiani a smartphone, pc e tablet? Quasi uno su due impiega questi strumenti per mantenere i contatti con le persone care, altri per leggere e tenersi informati, fare shopping da casa, guardare film e serie Tv. Altri ancora per curiosare tra app e giochi online e praticare sport all’interno delle proprie mura domestiche.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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