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Giornata contro le fake news: 5 regole per evitare le bufale

Dai titoli alle url alcune semplici mosse per non cadere in trappola

Sono passati 5 anni da quando, nel 2016, il dizionario inglese di Oxford elesse quale parola dell’anno il termine post-truth. Fu quello il momento in cui tutto il mondo cominciò ad accorgersi delle fake news: le notizie e le informazioni false, le bufale. Ossia di cosa significava la “post-verità”: un’epoca – la nostra – in cui spesso al vero subentra il verosimile. Alle informazioni veritiere perché riscontrate molti prediligono le notizie non vere o che vere potrebbero esserlo ma non lo sono. E i fatti, nella loro oggettività, vengono sostituiti da opinioni su quegli eventi. Pensieri e giudizi spesso dominati dall’emotività, a prescindere da ogni analisi razionale della realtà.

La verifica dei fatti

Le fake news esplosero mediaticamente prima con la campagna referendaria inglese sulla Brexit poi con quella americana che portò all’elezione del presidente Donald Trump. Oggi 2 aprile, come ogni anno, si celebra la Giornata internazionale del fact-checking contro le fake news. Dove fact-checking sta per verifica dei fatti. Giornali, emittenti, radio e tv, come Mediaset, ad esempio, aderiscono a questa Giornata internazionale del 2 aprile con spot, quiz in radio e sui social media.

L’evoluzione dei social

Già, proprio i social media sono spesso nel mirino delle critiche in quanto “contenitore” di bufale. Ma anche i colossi del web, da Google a Facebook e non solo, hanno preso le distanze dalle fake news, rendendosi conto di non potersi limitare a essere semplici piattaforme di contenuti. Quanto piuttosto, sempre più, aziende che hanno una responsabilità oggettiva su ciò che milioni di utenti postano costantemente in tempo reale.

Le falsità sulla pandemia

Mai come adesso, dunque, è importante distinguere le notizie vere da tutto quello che circola in rete e che alimenta false credenze. Tanto più in tempi di pandemia di Covid. Da un anno, ad esempio, impazzano annunci di presunti miracolosi farmaci in grado di farci guarire dal Coronavirus. O teorie di complotti mondiali per il controllo della popolazione del pianeta. Tutte informazioni che occorre imparare a gestire, per sapere come comportarsi quando le incontriamo.

Titoli, Url, immagini, fonti e date

Esistono alcune semplici regole da seguire che possono aiutarci a individuare le fake news: le riassumiamo in 5 punti, seguendo i suggerimenti di Altroconsumo.it. I titoli, innanzitutto: diffidare sempre da quelli esagerati, magari scritti in maiuscolo e con un uso eccessivo di punti esclamativi. Le Url: spesso vengono storpiate da quelle di siti di informazione, così da renderle credibili a un occhio poco attento. Le immagini: dobbiamo saper riconoscere foto o video ritoccati.  Come consiglia Facebook, è possibile fare una ricerca tramite immagine per verificarne l’origine. Uno strumento molto utile in questo senso è il sito TinEye. Le fonti: dobbiamo sempre assicurarci che la notizia provenga da una fonte autorevole e attendibile. Le date: è bene controllare sempre la data di pubblicazione della notizia. Potrebbe essere vecchia e riproposta con il solo intento di acchiappare qualche like sui social.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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