IntervistePrimo piano

Luca Rubinacci: «Il mio capo preferito? Il prossimo che avrò!» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

L'erede della celebre sartoria napoletana si racconta a Velvet Mag

Nelle sue vene scorre l’abilità degli abbinamenti, anche quelli più estrosi, che riesce a sperimentare con istrionici colori e fantasie. Con il suo stile e con i suoi seguitissimi video su Instagram Luca Rubinacci, terza generazione della celebre azienda di sartoria napoletana, quotidianamente elargisce consigli di stile ai suoi numerosi followers. Gli atelier Rubinacci si trovano a Napoli, Londra e Milano. Proprio qui è di base Luca, in via del Gesu’, dove c’è il “ready to wear” ed un esclusivo Club per soli uomini dedicato ai clienti del “su misura”.

Luca Rubinacci attualmente è il Direttore Creativo della terza generazione della Famiglia Rubinacci. Ambasciatore di eleganza, arbitro del buon gusto, ha il merito di aver fatto avvicinare i giovani al mondo elitario della sartoria. La Rubinacci fu fondata nel 1932 da Gennaro Rubinacci, nonno di Luca, che veniva costantemente interpellato per consigli di stile sul taglio delle stoffe da scegliere. Fu così che Gennaro aprì la London House, un laboratorio di tessuti. Ereditò poi l’azienda Mariano, il papà di Luca, che portò l’eleganza napoletana oltre confine, verso Tokyo, New York, Singapore fino ad aprire il monomarca inglese a Londra nell’elegante quartiere di Mayfair. Oggi Luca Rubinacci si reinventa continuamente, diffondendo in giro per il mondo un originale concetto di sartoria moderna.

PHOTOGRAPHER: ABRAHAM ENGELMARK

Intervista esclusiva Velvet Mag a Luca Rubinacci

 

Lei è considerato un’icona dell’italian style. Che effetto le fa?

Innanzitutto ritengo che il buon senso sia la chiave del vero successo. Sono nato fortunato, la nostra sartoria napoletana nasce grazie a mio nonno nel 1932, io arrivo in terza battuta, non parto quindi da zero. Ho comunque fatto la mia gavetta a Londra, nelle sartorie inglesi per un paio d’anni, poi sono andato a Milano. Sergio Loro Piana è stato il mio mentore per i tessuti. Mio padre Mariano è stato un punto cardine nella mia formazione. Il suo più grande aiuto è stato quello di non darmi consigli.

In che senso?

Lui durante i nostri dialoghi ha cercato sempre di non influenzarmi, ma di fare semmai dei raffronti, degli scambi d’opinione. Io sono un velista, ho militato diversi anni nella squadra nazionale italiana. La competizione sana è nel mio DNA. Ho sempre voluto essere diverso dagli altri, qualcuno a cui le persone potevano ispirarsi. Negli anni Ottanta dietro i grandi marchi della moda c’erano le persone, oggi elargisco dei consigli al mondo social ed in questo modo faccio pubblicità al mio brand.

Luca Rubinacci come nasce la storia della vostra realtà?

Nel 1932 grazie a mio nonno Gennaro, un abile gallerista d’arte con la passione del bel vestire. All’epoca tutti vestivano in un certo modo, in giacca e cravatta. La cerchia elitaria dei Borboni, marchesi, conti napoletani un giorno chiesero a mio nonno come si potevano produrre dei begli abiti maschili e lui introdusse loro i suoi sarti. Il Re ambiva però ad ottenere il know how di mio nonno. Lui aprì quindi la London House, dove mise a lavorare i migliori artigiani locali. Non la chiamò Rubinacci, perché voleva essere identificato come gallerista d’arte, la sua prima occupazione, e non come sarto. Gennaro, infatti, non essendo un sarto, destrutturava le giacche senza sapere che in quel momento stava inventando la famosa “giacca napoletana”. Fu il primo negli anni Trenta ad idearla.

Le vostre etichette hanno una storia unica e particolarissima. Ce la descriva.

Nel 1942 i Reali di Savoia aggiunsero all’etichetta LH (London House) la corona reale. Mio padre poi mise al posto di LH, Rubinacci e la corona rimase vicino alla scritta. Lui infatti spesso mi dice: “La nostra corona è vera!” La nostra linea ready to wear ha solo la scritta Rubinacci, gli abiti su misura hanno la corona e la scritta LH. Questi capi hanno persino il nome all’interno della giacca. E’ sempre il cliente che deve dire dove si veste mai la giacca.

Luca Rubinacci qual è l’abito che predilige?

Dipende dalla giornata. Mi vesto all’occorrenza, non amo perdere tempo. La mia cabina armadio è importante. Il mio capo preferito è il prossimo che avrò! Sono una “prima donna” nel mio guardaroba, mi piace sperimentare nuovi tessuti, poter cambiare e trasformarmi. Non sono il classico uomo che segue un clichè, amo molto sperimentare e trovare nuovi abbinamenti.

Non segue quindi delle regole di stile?

No, ma paradossalmente per non seguirle bisogna conoscerle tutte. Per vestirsi in maniera differente bisogna essere a conoscenza di ciò che si vuole, sapere anticipatamente cosa si può fare o meno in termini di vestiario. Ad esempio, la regola dice che se un gentleman indossa lo smoking dovrà abbinarlo ad un orologio piatto elegante, non sportivo. Se però questa persona è uno sportivo e vuole indossare un orologio sportivo con lo smoking, deve essere consapevole che ha infranto una regola di stile, poiché non è l’orologio giusto che dovrebbe indossare con quella mise. Una persona deve sapere a ciò a cui sta andando incontro e avere una pronta risposta nel caso in cui qualcuno gli domandi il perché della sua scelta. Personalmente preferisco avere il mio stile, piuttosto che essere cool.

Luca Rubinacci il consiglio di suo padre e di suo nonno che conserva nel suo cuore e che l’accompagna ancora oggi?

Sicuramente il buon senso. A partire dal modo in cui ti vesti, come ti comporti con la tua famiglia, al lavoro. Se tutto ciò che fai parte dalla base di questo semplice concetto è più facile che tendi a realizzarti.

Da cosa trae ispirazione per le sue collezioni?

Da qualsiasi cosa, quando cammino osservo la natura o ammiro le vetrine dei negozi. L’ispirazione non va presa guardando in maniera totalizzante le icone di stile del passato. Ad esempio, ammirando Gianni Agnelli posso rimanere affascinato dal suo modo di indossare il doppiopetto. Da James Dean posso lasciarmi suggestionare da come interpretava la maglia bianca. Una volta osservato tutto ciò, faccio miei questi stili. A volte i nostri clienti mi chiedono di voler essere come me. E’ sbagliato ciò. Puoi prendere un aspetto che ti piace di quella persona, ma poi dopo devi farlo tuo. E’ come quando leggi un libro e rimani colpito da alcune piccole sfumature del racconto. Andare in sartoria è come costruire un piccolo brand.

Luca Rubinacci dove vive attualmente?

A Milano. Qui in atelier mi occupo dei nostri clienti, ma spesso giro il mondo per lavoro: America, How Kong, Singapore. Mi occupo prettamente del ready to wear.

Lei ha una seguitissima pagina Instagram di 260 mila followers. Come riesce a coinvolgere quotidianamente tutti i suoi seguaci?

Tramite i video in cui coniugo argomenti di sartoria classica ad attimi di simpatia e vivacità. Bisogna essere sinceri e presenti con il proprio pubblico, non annoiare chi ci segue. Io coinvolgo non solo chi già è appassionato di abbigliamento maschile, ma anche i neofiti, chi cerca di avvicinarsi al sartoriale per la prima volta. I contenuti sui miei canali sono sempre variegati e molteplici.

Cosa caratterizza un gentleman moderno?

Il gentleman non si veste sempre e solo in giacca e cravatta, ma riesce ad adattarsi al contesto. Oggi è più difficile esserlo rispetto a prima. La prima cosa che si guarda in una persona è indubbio che sia il fattore estetico ed il modo in cui si veste.

Il motto che la contraddistingue?

Non saprei. Forse: “Hello everyone!” Quando mi rivolgo ai mie seguaci inizio così il mio dialogo, è un modo di dire che nasce per dare continuità a ciò che faccio e propongo. Ho con i miei followers un rapporto solare, dico loro scherzando di non farmi arrabbiare per ciò che fanno.

PHOTOGRAPHER: ABRAHAM ENGELMARK

Un progetto di Luca Rubinacci?

Il vintage archive, la digitalizzazione dei nostri tessuti vintage. Con la pandemia i nostri clienti compravano Rubinacci online. La nostra straordinaria collezione di tessuti vintage ne racchiude ben 60.000 mt. L’attenzione al dettaglio e la quasi ossessiva ricerca nello sviluppo della collezione ready to wear, evolve di stagione in stagione. Quest’anno abbiamo deciso di offrire collezioni limited edition, pochi pezzi numerati, con tessuti presenti nel nostro archivio vintage. Ultimi tagli di tessuto, impossibili da scovare altrove, trasformati in straordinari pezzi unici come Sahariane, cappotti Ulster, abiti su misura. Prima del lockdown non avevamo mai venduto i nostri tessuti, poi abbiamo pensato di metterli a disposizione dei nostri clienti, per i capi ready to wear.

Come si ordinano?

Basta cliccare sul tessuto e scegliere il capo Rubinacci su misura. Digitalizzare un intero archivio degli anni Venta/Trenta non è cosa da tutti. Se non hai una storia importante alle spalle non lo puoi fare. Ogni mese carichiamo venti/trenta tessuti nuovi, oltre alla collezione permanente. I nostri clienti possono quindi scoprire sempre le novità. Questo progetto ci accompagnerà tutto quest’anno, è di fondamentale importanza la salvaguardia delle tradizioni e la valorizzazione di una storia interamente votata al Made in Italy come la nostra.

 

 

 

 

Elena Parmegiani

Organizzatrice d’eventi e presentatrice. Consegue la Maturità Classica e la Laurea Magistrale in Comunicazione Istituzionale e d’Impresa presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Inizialmente organizza gli eventi per il Ferrari Club Italia, associazione di possessori di vetture Ferrari.Da più di dieci anni è il Direttore Eventi della Coffee House di Palazzo Colonna a Roma. Ha organizzato e condotto molte sfilate di moda per i più importanti stilisti italiani. È consulente di eventi aziendali e privati e scrive di moda, arte e spettacolo.
Back to top button
Privacy