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Addio A68, si è sciolto l’iceberg più grande del mondo diventato una star del web

La gigantesca massa di ghiaccio viaggiava nell'oceano da 4 anni

Un iceberg di per sé non fa notizia. Se non, magari, per la sua bellezza e maestosità senza pari nella natura. Ma questa volta parliamo di A68: la massa glaciale più imponente della Terra. Con una superficie di 6mila chilometri quadrati, simile a quella di 60 grandi città italiane messe insieme, il re di tutti gli iceberg si è sciolto. Per meglio dire: non è  più un immenso blocco compatto. Si è frammentato in tanti piccoli pezzi che gli scienziati hanno deciso di non monitorare più con la stessa attenzione di prima.

Perché era pericoloso

Sì, perché A68 era alla deriva al Polo Sud dal 2017. Ed era pericoloso: posizionato in rotta di collisine con un’isola della Georgia del Sud, non lontano dall’Antartide. Per questo era diventato una star de web e dei social, fra appassionati e semplici curiosi che si scambiavano informazioni e, soprattutto, preoccupazioni sul suo viaggio.

Onde, venti e temperature

Secondo il National Ice Center degli Stati Uniti, A68 si è ormai frantumato in migliaia di piccoli pezzi che non valgono più la pena di essere monitorati. L’iceberg era diventato famoso quando, dopo un anno in cui non si era praticamente mosso, ha iniziato a spostarsi verso nord con una velocità crescente. Ha cavalcato forti correnti e venti. La paura era che il mega blocco si andasse a schiantare contro i territori britannici della South Georgia. Invece, le onde, l’acqua calda e le temperature più elevate nell’Atlantico alla fine hanno fatto sciogliere A68.

Per 4 anni alla deriva: un record

È incredibile che A68 sia durato così a lungo“, ha detto all’emittente britannica Bbc News Adrian Luckman, della Swansea University. “Se si pensa al rapporto di spessore, è come quattro fogli di carta A4 impilati uno sopra l’altro. Quindi questa cosa era incredibilmente flessibile e fragile mentre si muoveva nell’oceano. È durata per anni. Ma alla fine si è rotta in quattro o cinque pezzi e poi anche quelli si sono sciolti”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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