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Ddl Zan calendarizzato in Senato: si sblocca il disegno di legge contro l’omotransfobia

Alla Camera è già stato approvato dallo scorso novembre

Si sblocca il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia al Senato. Adesso se ne discuterà. È stato infatti incardinato nella commissione Giustizia. Dopo settimane di polemiche, rimpalli pressing e resistenze. La calendarizzazione è passata con 13 sì e 11 no. A chiedere da tempo l’avvio della discussione sono Pd, M5s, Leu e Italia viva. Contrario il Centrodestra. Il provvedimento era stato approvato in prima lettura alla Camera da mesi: lo scorso 4 novembre 2020.

Esultano i promotori

“La legge contro l’omotransfobia, misoginia e abilismo è stata calendarizzata in Commissione Giustizia al Senato. Finalmente ora può iniziare la discussione anche in questo ramo del Parlamento, per l’approvazione definitiva”, afferma su Twitter Alessandro Zan, deputato Pd. “Il Ddl Zan Finalmente è stato calendarizzato. Abbiamo votato a favore in 13. 11 i contrari”, scrive sempre su Twitter il senatore Sandro Ruotolo.

Cosa prevede il ddl Zan

La legge prevede la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”. Ma anche il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere – o commette – violenza per gli stessi motivi. E poi la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi.

La Cei: “Troppi dubbi”

La conferenza episcopale italiana ha rilasciato un commento. “In questi mesi sono affiorati diversi dubbi sul testo del ddl Zan – comunica la Cei -, condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali. È necessario che un testo così importante cresca con il dialogo e non sia uno strumento che fornisca ambiguità interpretative”. “Auspichiamo che si possa sviluppare nelle sedi proprie un dialogo aperto e non pregiudiziale”, si aggiunge. “Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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