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Israele, calca al raduno religioso sul Monte Meron: 44 morti e 150 feriti

Tragedia in Galilea mentre si moltiplicano gli appelli a donare sangue

Nel corso di un affollato evento a carattere religioso in Israele si è verificata una tragedia. Si contano almeno 44 persone morte e 150 feriti. Tutto è accaduto sul Monte Meron, in Galilea, poco dopo la mezzanotte del 29 aprile. Alcune persone, secondo le prime informazioni, sarebbero scivolate dalle gradinate trascinando con loro altri partecipanti e innescando una fuga di massa in cui a decine sono rimasti schiacciati. Primissime informazioni, ma non confermate, parlavano invece del cedimento strutturale di una tribuna. Si celebrava la festività ebraica di Lag Ba’omer, presso la tomba del rabbino Shimon bar Yochai. Come ogni anno, in occasione della festività che ricorda la ribellione ebraica del 132 d.C contro le legioni romane, oltre 100 mila ebrei osservanti si sono recati sul monte Meron per pregare.

L’evento più affollato in Israele

Da anni questo evento è il più affollato in Israele. Richiama a volte fino a mezzo milione di persone. L’anno scorso, a causa del coronavirus, era stato annullato. Quest’anno, con il miglioramento della situazione sanitaria, era stato autorizzato, sebbene con numerose limitazioni. Le radio israeliane stanno trasmettendo appelli di cittadini in cui si chiedono informazioni sui propri cari dispersi. Nella calca sono andati smarriti molti cellulari di chi si trovava sul posto. Sul terreno sono stati lasciati cappelli, occhiali, scarpe e anche carrozzine. Il pronto soccorso ha lanciato un appello agli israeliani affinché donino sangue.

Un disastro annunciato?

L’imminenza di una tragedia durante le celebrazioni di massa sul monte Meron era stata avvertita con almeno due ore di anticipo dai servizi di soccorso presenti sul posto. Lo riferisce il sito web ortodosso Haredim10 che già la sera – prima che decine di persone fossero schiacciate a morte nella calca – pubblicava testimonianze di fedeli allarmati dalla calca. “C’è la sensazione di un pericolo incombente – scriveva con buon anticipo quel sito – quando si accenderà un falò nell’area della corte rabbinica di Toldot Aharon. Si è creata là una ressa terribile, ci sono spintoni e confusione. Peggio ancora: sul posto c’è solo una uscita molto stretta”.

L’allarme dei testimoni

Un testimone, citato dal sito, avvertiva: “Pazzesco. La polizia consente a migliaia di persone di affluire in un posto già gremito”. Anche il vice-direttore della rivista ortodossa Mishpahà, Arye Ehrlich, aveva scritto su Twitter: “L’uscita dal luogo del falò di Toldot Aharon crea un imbottigliamento al punto che c’è da temere che persone restino schiacciate. C’è un’unica uscita”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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