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Tiziano Todi e la Galleria Vittoria per la salvaguardia dell’ambiente: «il nostro intento vuole essere un omaggio alla vita» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Un progetto per la sensibilizzazione ambientale ideato da una galleria d'arte di Roma

Secondo quanto si legge dai rapporti del WWF, sono migliaia gli animali che ogni giorno rischiano l’estinzione. A denunciare la situazione è anche l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) che, ogni anno, diffonde la Lista Rossa delle specie più a rischio. Proteggere tutte le creature presenti sul Pianeta è un dovere di ciascuno; sottovalutare il problema significa non comprendere, fino in fondo, quanto i danni procurati all’ambiente, soprattutto dal cambiamento climatico, rappresentino un rischio per l’equilibrio dell’ecosistema e di tutte le specie, comprese l’uomo. Velvet ha raggiunto Tiziano M. Todi curatore di un progetto per la salvaguardia ambientale presso la Galleria Vittoria a Roma.

Tiziano, come e quando nasce il progetto ambientale che prevede le mostre dedicate alla salvaguardia?

Cercando di capire anche le limitazioni delle misure restrittive, a gennaio 2021 abbiamo provato a dare una forma più strutturata ai nostri progetti. Ed è allora che nasce l’idea di dedicarci all’ambiente. Questa mostra deriva dalla necessità di Galleria Vittoria di voler omaggiare la Giornata Internazionale della Terra e, alla luce di questo, abbiamo pensato ad un tema che fosse incline alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente. Nella fase preparatoria alla mostra, abbiamo studiato e siamo rimasti molto colpiti dalle tematiche ambientali dei nostri giorni. È chiaro che tutti sappiamo quanto la situazione ambientale sia ricca di minacce, ma nel concreto, andando a leggere i dati, si assume una consapevolezza diversa. E quindi decidiamo di intraprendere due “viaggi”: un Safari e un’Immersione.

Un occhio di riguardo verso gli animali, perché è importante creare progetti che “parlino” di loro?

Il cambiamento climatico è la causa di estinzione di molte specie animali che avviene per mano dell’uomo e della quale forse ci sentiamo meno colpevoli a differenza, per esempio, del bracconaggio; non ci rendiamo conto che, anche restando a casa, possiamo essere la causa di importanti problematiche ambientali. Tra le specie in via d’estinzione che ci hanno colpito moltissimo le tartarughe. Oltre ad essere messe a rischio dalla plastica nei mari, il cambiamento climatico sta portando sempre più alla nascita di esemplari femminili; quando vengono deposte le uova di tartaruga, infatti, il sesso viene determinato dalla temperatura e il caldo influisce sulla riduzione di esemplari maschili. Anche il pinguino, con lo scioglimento dei ghiacciai, è sempre più esposto a pericoli e minacce; pericoli perché, scomparendo i suoi habitat naturali, questi animali si buttano da burroni per cercare di trovare un rifugio, minacce perché sono più visibili dai predatori.

Quanto della mano dell’uomo influisce sul cambiamento climatico e, di conseguenza, sul rischio estinzione?

Nei testi presenti nel catalogo della mostra, uno in particolare, redatto dall’attivista ambientalista Lina Cantalino, sottolinea la responsabilità dell’uomo nel cambiamento climatico e nel fenomeno dell’estinzione; prendendo come esempio la favola di Riccioli d’Oro e i Tre orsi, la Cantalino ironizza sul fatto che Riccioli d’Oro si appropria degli spazi di questi animali per poi essere perdonata. Noi stiamo facendo come Riccioli d’Oro, solo che dopo la natura non ci perdonerà, perché si tratta di tutto un equilibrio che andiamo a scompensare. Se in un ingranaggio togli una rondella, prima o poi si rovina tutto.

Come si struttura la mostra Safari?

Safari è dedicata sia al surriscaldamento globale che porta al cambiamento climatico e sia agli animali in via d’estinzione. Nella mostra sono raffigurate otto specie animali: un nucleo di quattro sculture e sette tele a formato tondo, che vogliono ricordare, appunto, la Terra. Abbiamo pensato di selezionare 8 artisti molto colorati perché il nostro intento vuole essere un omaggio alla vita; sono stati gli artisti a scegliere il “loro animale”. Il Koala, per esempio, ci ha colpito tantissimo quando abbiamo letto i dati; negli incendi dello scorso anno in Australia, il numero di esemplari salvati è equivalso all’1% della specie presente in quelle foreste incendiate anche a causa del cambiamento climatico.

Il percorso artistico è diviso in due momenti, se vogliamo; un primo momento “di giorno” (dove le opere sono visibili con le luci accese) e un secondo momento “di notte” (dove le opere sono visibili in visione notturna), perché il cambiamento climatico non dorme mai. A luci spente, per esempio, è possibile osservare nell’opera sull’elefante africano, minacciato dalla scarsità d’acqua (loro bevono dai 150 ai 300 litri di acqua al giorno), un messaggio importante “no place like home” (nessun posto è come casa), questo in riferimento al fatto che molti esemplari vengono trasferiti in riserve artificiali per preservarne la sopravvivenza.

mostra Safari Galleria Vittoria

Per quanto riguarda la mostra Immersione, che conclude il progetto ambientale di Galleria Vittoria, quali sono le sue peculiarità?

La prossima mostra, Immersione, curata insieme con Ludovica Bartoli, è dedicata all’inquinamento di plastica nei mari. Si tratta di una serie di opere alle pareti dedicate ai mari, correlati ciascuno da dati sull’inquinamento. La mostra prevede inoltre due installazioni, una creata da Ricardo Aleodor Venturi, artista che raccoglie la plastica dalle spiagge con la quale realizza poi opere d’arte. L’intento è quello di rendere la galleria una sorta di vasca d’acqua in cui galleggia questa plastica.

Esprimere attraverso l’arte un fenomeno sociale è sicuramente un punto di vista originale per attuare processi di sensibilizzazione. Come descriverebbe la relazione tra cultura e sociale?

L’arte, da sempre e non solo oggi, è specchio della società e quindi noi, che prima d’ora non avevamo mai trattato la tematica ambientale, ci siamo sentiti parte responsabile di questa situazione e nel nostro piccolo abbiamo voluto fare qualcosa. Come nel caso della mostra Mascherine della Vittoria, che nasce proprio nel periodo in cui ci si domandava dell’importanza di questo dispositivo “va messa, non va messa…”; e lì abbiamo voluto fare una mostra in cui raccontavamo l’importanza della mascherina introducendo anche il testo di un medico che spiegava tutte le tipologie di mascherine e la loro utilità.

Safari e Immersione sono due mostre particolari che in qualche modo escono dal coro, rispetto a quello che noi facciamo solitamente, perché vogliamo sensibilizzare lo spettatore, ma non semplicemente riportando i temi ma sensibilizzando con le opere. Si prevede che entro 70 anni l’ambiente non sarà più l’habitat vivibile nemmeno per le persone, per questo è importante attuare un cambiamento anche nei piccoli gesti quotidiani: è questo il messaggio sociale che cerchiamo di trasmettere attraverso le nostre opere.

Le restrizioni anti-Covid hanno permesso di raggiungere, comunque, un numero corposo di visitatori?

Abbiamo avuto un buon flusso di visitatori e questo ha fatto sì che la mostra venisse prolungata; il fatto di prenotare le visite ci ha permesso di organizzare meglio il lavoro e garantire la sicurezza nostra e degli spettatori. La gente ha bisogno di cultura e spensieratezza e questo ha permesso alla nostra mostra di godere di un bel pellegrinaggio di persone. Ed inoltre anche le visite online, accessibili dal sito di Galleria Vittoria, hanno contribuito a rendere corposo il flusso delle visite.

Alla luce del lavoro svolto, quali sono le principali difficoltà riscontrate nell’attuazione?

Lo scorso anno, durante la pandemia, siamo rimasti totalmente spiazzati; la pandemia è iniziata nel momento in cui le attività di galleria esplodevano e questo ha fatto saltare diversi progetti. È stato in quel momento che abbiamo cercato di capire come approcciarci a questa nuova realtà; la Galleria Vittoria è attiva sui social ma era comunque una realtà molto più fisica che digitale. Abbiamo, dunque, iniziato lo scorso anno a lanciare i progetti sotto nuove forme; abbiamo iniziato da Mascherine della Vittoria, un progetto ripreso e poi portato all’ospedale Spallanzani e con quel progetto abbiamo approcciato alla realtà del mondo digitale. Cercando di sfruttare una situazione che inizialmente non deponeva a nostro vantaggio.

Penso che ogni progetto culturale contenga in sé anche il desiderio di lanciare un messaggio che esuli dalla singola opera d’arte. Quindi le chiedo: esiste un messaggio che il progetto artistico-ambientale vuole lanciare?

Quando abbiamo iniziato il progetto abbiamo pensato che se almeno uno dei visitatori venuti alla mostra avrà capito l’importanza del cambiamento, piano piano potremo cambiare tutti. Poi ci siamo resi conto che quel singolo visitatore già siamo noi; noi stessi, realizzando questo progetto, siamo stati i primi ad essere sensibilizzati. Il messaggio più chiaro che forse vogliamo lasciare è quello lanciato da Ghandi; il testo, ripreso nell’opera dei fenicotteri di Maria Teresa Protettì recita: “Sii il cambiamento che vuoi avere nel mondo”. Sei parte di qualcosa e devi far in modo che quel “qualcosa” sia utile anche grazie a te.

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