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Covid, Green Pass digitale dal 1 luglio. Recovery plan: perché quello italiano è diverso da tutti gli altri

L'Italia avrà un suo "certificato verde" per chi è già immune al Sars-CoV-2

Non soltanto quello europeo. Ora anche l’Italia è al lavoro sul proprio green pass digitale. Un certificato che dovrebbe aiutare negli spostamenti e nei viaggi tutti i cittadini che abbiano fatto anche il richiamo dei vaccini anti Covid o siano guariti dalla malattia. Il green pass dovrebbe entrare in funzione ed essere disponibile con l’avvio dell’estate, fra poche settimane.   

Ma non sarà un passaporto

“Non sarà un passaporto ma un ‘certificato’ – specifica il ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao -. Lo si potrà ottenere dopo aver fatto la seconda vaccinazione o dopo un tampone. Per un tempo limitato. Oppure potranno riceverlo i guariti dal Covid-19.” “Penso – aggiunge il ministro – che verso metà giugno saremo pronti e il primo luglio partirà. Forse non dovremo neppure scaricarlo ma arriverà nell’app Immuni, e chi ha l’app Io lo avrà lì dentro”, assicura.

La pandemia nel mondo

Hanno intanto raggiunto la cifra di quasi 3,5 milioni le persone morte nel mondo a causa del Coronavirus, dall’inizio della pandemia più di un anno fa. Lo rilevano i dati della Johns Hopkins University. I casi totali sono 167.117.164, mentre oltre 1 miliardo e 670 milioni le dosi di vaccino anti-Covid somministrate. Gli Stati Uniti restano in testa alla classifica dei Paesi con più casi (33 milioni) e più vittime (590.529 ). Seguono l’India (26,7 milioni di casi e 303mila vittime), il Brasile (16 milioni di casi e 449mila morti) e la Francia (5,6 milioni di casi e 108mila vittime).

Il Pnrr dell’Italia

Ed è conto alla rovescia, ormai, per il varo dei decreti che entro fine maggio dovranno predisporre l’attuazione del piano Piano nazionale di ripresa e resilienza in Italia. Il Pnrr italiano presenta un elemento unico che lo distingue da tutti gli altri Recovery Plan degli Sati europei. Prevede infatti l’uso di tutte le risorse derivanti dal Next Generation Eu. Ne riserva il 40% alla transizione verde e il 27% alla trasformazione digitale, rispetto al 37% e al 20% richiesti, per i medesimi settori, dalle linee guida della Commissione europea.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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