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Addio a Tarcisio Burgnich, “la roccia”. Inter-Conte: divorzio sempre più vicino

È morto a 82 anni uno dei più grandi difensori della storia del calcio italiano

Il calcio italiano piange un gigante della Nazionale: è morto all’età di 82 anni Tarcisio Burgnich, uno dei migliori difensori di sempre. Fu campione d’Europa con l’Italia nel 1968 e vice campione del mondo nel 1970. “Alla vigilia dell’Europeo – dichiara il presidente della FIGC Gabriele Gravina – ci lascia un grande campione d’Europa. La sua morte è l’ennesima ferita inferta al cuore dei tifosi azzurri e di tutti gli appassionati di calcio. Con la sua forza e la sua determinazione ha scritto bellissime pagine di storia del calcio italiano”.

Una carriera strepitosa

In sua memoria verrà osservato un minuto di raccoglimento in occasione dell’amichevole tra Italia e San Marino in programma venerdì prossimo 28 maggio alla Sardegna Arena di Cagliari e delle altre gare di tutti i campionati in programma questa settimana in Italia. Soprannominato “la roccia” per la sua prestanza fisica e per l’abilità nel marcare l’avversario, Burgnich ha vestito in carriera le maglie di Udinese, Juventus, Palermo, Inter e Napoli, vincendo due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, cinque Scudetti e una Coppa Italia.

Da allenatore fece esordire Mancini

In Nazionale ha collezionato 66 presenze e realizzato 2 reti, laureandosi Campione d’Europa nel 1968 e vice campione del Mondo nel 1970. Indimenticabile il gol del momentaneo 2-2 segnato in occasione della semifinale con la Germania, match vinto poi 4-3 dagli Azzurri e rimasto nell’immaginario collettivo come “la partita del secolo”. Alla fine degli Anni 70’ ha intrapreso la carriera di allenatore, facendo esordire a Bologna nella stagione 1981/82 l’attuale Ct della Nazionale Roberto Mancini. Oltre al Bologna ha guidato Livorno, Catanzaro, Como, Genoa, Vicenza, Cremonese, Salernitana, Foggia, Lucchese e Ternana, fino all’ultima esperienza nel 2001 sulla panchina del Pescara.

Le scelte dell’Inter per il dopo Conte

Dall’Inter di Burgnich a quella di Steven Zhang. E soprattutto di Antonio Conte che però sembra allontanarsi sempre di più dal club che ha guidato alla vittoria dello scudetto. L’addio anticipato di Conte non è mai stato tanto probabile e vicino. Del resto le indicazioni della proprietà sono chiare: riduzione del monte ingaggi e saldo mercato in attivo. Su questo la posizione di Suning è chiara. E l’allenatore non vede un progetto di crescita che lo soddisfi. Da Massimiliano Allegri a Simone Inzaghi passando per Sinisa Mihajlovic e, addirittura, Maurizio Sarri: tante le ipotesi per il dopo. In attesa di un divorzio che è nell’aria ma che, per ora, non è avvenuto.

 

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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