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Usa, il “Recovery” di Biden: 6mila miliardi, tasse ai ricchi e aumento dei salari

I posti di lavoro cresciuti a maggio di quasi 600mila unità

“Questo è un progresso storico. Niente di tutto questo è successo per caso. Non è fortuna”. È così che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha commentato gli ultimi dati sul mercato del lavoro nell’America in lotta contro la pandemia di Covid. Il tasso di disoccupazione è calato al 5,8% a maggio e sono stati aggiunti 559 mila posti di lavoro nei settori non agricoli. Secondo il presidente la crescita costante dei posti di lavoro e il calo della disoccupazione sono la prova che il suo piano economico sta funzionando.

Un sforzo senza precedenti

Biden ha presentato formalmente il suo primo budget a fine maggio. Si tratta di una manovra gigantesca, senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Un Recovery plan americano, di quelli imponenti. Se il Next Generation Eu prevede il finanziamento degli Stati membri della Ue con una massa complessiva di 750 miliardi di euro, il Recovery americano ammonta a 6mila miliardi di dollari. Di questi, 2300 miliardi per le infrastrutture, 1800 miliardi diretti alle famiglie, altri 1500 miliardi per finanziarie le varie agenzie federali e altre risorse anche per la Difesa. Obiettivo: rilanciare in grande stile l’economia americana rendendola più competitiva. Di certo, però, gli usa ora rischiano di far crescere deficit e il debito pubblico a livelli record.

L’1% dei super ricchi

Le linee guida del piano di rilancio di Biden prevedono, contrariamente al suo predecessore Donald Trump, di accrescere in modo considerevole gli investimenti per le infrastrutture. Ma anche il welfare e la lotta al cambiamento climatico. Finanziando tutto ciò tramite un aumento della tassazione per le grandi società e gli americani più ricchi, decisione che trova molti dissensi anche tra i democratici. “Ci riprenderemo un po’ di soldi di quell’1% dei super ricchi che ha tratto beneficio dai tagli delle tasse di Trump” ha detto Joe Biden.

La classe media in ginocchio

Al centro della manovra di rilancio c’è la classe media americana, devastata dalle conseguenze economiche e sociali della pandemia. Secondo le previsioni della Casa Bianca, la disoccupazione scenderà al 4,7% entro la fine di quest’anno, al 4,1% nel 2022 e al 3,8% nel 2023. La presidenza Biden intende inoltre fare ogni sforzo per alzare il livello dei salari dei lavoratori. Insomma, le prospettive sono molto ambiziose. Ma altrettanto lo è il possente impegno che l’America sta portando avanti.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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