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Nayib Bukele, ritratto del presidente “millennial” di El Salvador

Social e smartphone sempre al suo fianco, gode di una popolarità enorme

A 40 anni non ancora fatti (il suo compleanno è il 24 luglio) vanta già alcuni record che hanno costretto il mondo a parlare di lui. Sì, perché Nayib Bukele è il più giovane presidente dell’interno continente americano, da Nord al Centro e al Sud. Nel 2019 ha vinto le elezioni divenendo la guida del suo Paese: il tormentato El Salvador, perla sul Pacifico incastonata fra Guatemala, Honduras e Nicaragua. E adesso è anche il primo presidente al mondo a legalizzare il Bitcoin, la criptovaluta, che da ora in poi i salvadoregni potranno utilizzare come moneta reale accanto alla moneta nazionale.

Un politico molto “social”

Nayib Bukele lo ha subito annunciato su Twitter. “La Bitcoin Law – ha scritto – è stata approvata a maggioranza qualificata dall’Assemblea”. Superfluo, infatti, sottolineare che siamo di fronte a un giovane capo di Stato molto “social”. Secondo le malelingue non è soltanto un uomo capace di sostenere ritmi frenetici nella sua attività di governo ma lo fa spesso senza staccare gli occhi dallo smartphone: la chiave di lettura del mondo di oggi. Forse anche per questo lo hanno ribattezzato il “presidente millennial”. Adorato da molti giovani gode di una popolarità che ha raggiunto punte del 90% nei sondaggi.

Il plebiscito elettorale

Del resto le elezioni presidenziali di due anni fa le ha vinte a mani basse con 1,4 milioni di voti su  2,7 in totale, pari al 53% dei suffragi espressi dai cittadini. Bukele si era candidato presentando se stesso come l’antitesi del sistema politico: l’uomo nuovo, il candidato indipendente che rompe gli schemi del sistema dominante. Prima di giungere alla testa del Paese aveva rivestito la carica di sindaco della capitale, San Salvador, e della città di Nuevo Cuscatlan.

Post ideologico e controverso

Figlio di un immigrato palestinese, imprenditore e imam, Bukele ha lavorato nell’agenzia pubblicitaria del padre, che curava l’immagine dello storico partito di sinistra del paese. Il “presidente millennial”, è salito al governo con il partito post ideologico Nuevas Ideas. Gli oppositori lo contestano per i suoi metodi brutali e a volte anti democratici. Nel 2020 ha portato l’esercito in aula, in occasione del voto per l’approvazione di un prestito da 109 milioni per la sicurezza. Con la mossa sul bitcoin ha dato al piccolo paese centroamericano una ribalta senza precedenti. Il suo profilo Twitter è schizzato a 2,6 milioni di follower.

El Salvador: un Paese in cerca di riscatto

A Nayib Bukele, raccontano i fatti di questi ultimi anni, non piace girare per strada per essere osannato dalla folla. Non ama i nativi indigeni e nemmeno farsi fotografare mentre tiene in braccio bambini. Preferisce lo smartphone e tiene molto ai sondaggi. Per il resto continua ad affermare che lui vuole “fare”. Di fatto ha posto fine a trent’anni di bipartitismo. El Salvador è un Paese martoriato dalle conseguenze della guerra civile degli anni Ottanta e dalla povertà, in molti casi estrema. Ha 6,4 milioni di abitanti con poco più di 4.100 dollari di reddito pro capite. Ce la farà il 39enne capo del governo a migliorare la situazione?

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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