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Alfredino, 40 anni fa la tragedia che sconvolse l’Italia: presto su Sky una miniserie

Diretta da Marco Pontecorvo sarà trasmessa a fine giugno

Quarant’anni come un lampo. Sembra ieri quel 10 giugno del 1981, rimasto impresso nella memoria collettiva degli italiani. A Vermicino (Roma) il piccolo Alfredo Rampi, 6 anni, detto Alfredino, precipita in un pozzo artesiano mentre gioca e sparisce per sempre. Non basteranno giorni e notti di ricerche profuse senza sosta, a volte affannose e scoordinate, per restituire alla luce quel bambino. La passione e morte di Alfredino diventa in pochissimo tempo un dramma nazionale perché comincia una diretta tv dal luogo della tragedia che decine di milioni di italiani seguiranno costantemente.

Anche Pertini arriva sul posto

Sul luogo arriverà personalmente il presidente della Repubblica più amato di sempre: Sandro Pertini. Ogni tentativo di salvare il bambino resterà vano ma la vicenda di Alfredino darà impulso allo sviluppo in Italia di una vera e propria Protezione civile: quella che conosciamo oggi. Grazie alla volontà del Presidente Pertini e alla determinazione di Franca Rampi, la mamma del bambino, che ha fondato anche il Centro Alfredo Rampi.

Anna Foglietta interprete della miniserie

Adesso la miniserie Alfredino: Una storia italiana ripercorrerà i fatti di Vermicino. Il tutto in 4 episodi divisi in due appuntamenti: il 21 e il 28 giugno su Sky Cinema e in streaming su Now. A dirigere la serie, scritta da Barbara Petronio e Francesco Balletta, è Marco Pontecorvo. Franca Rampi è interpretata da Anna Foglietta (nella foto).

Cosa accadde in quei giorni

Il 10 giugno del 1981 il papà del piccolo chiamò allarmato la polizia perché il figlio non era tornato a casa. Per salvarlo venne tentato di tutto. La Rai seguì il caso con una diretta lunga 18 ore. Il Paese si fermò, gli occhi appiccicati allo schermo, sperando in un lieto fine mai arrivato. La famiglia Rampi stava trascorrendo una vacanza nella seconda casa, a pochi passi da Roma. Papà Ferdinando, mamma Franca, due amici e il figlio Alfredo. Erano andati a fare una passeggiata e il bambino aveva chiesto al papà di poter continuare la strada da solo. A casa non arrivò e subito fu dato l’allarme.

Il pozzo profondo 60 metri

Lo cercarono tutta la notte, la famiglia, i vicini di casa, le forze dell’ordine. Il brigadiere Giorgio Serranti individuò il pozzo, chiuso da una lamiera e lo fece lo stesso ispezionare. Alfredino era lì. In un secondo momento si scoprì che il proprietario del pozzo e del terreno lo aveva chiuso, non immaginando che qualcuno potesse esservi caduto dentro. Il pozzo artesiano era profondo circa 60 metri, con un’apertura larga non più di 40 centimetri: i soccorsi furono fin da subito complicatissimi.

I tentativi di salvarlo

Si cercò di calare una tavoletta di legno che però si incastrò a 24 metri. Poi si pensò di scavare due tunnel a fianco, verticale e orizzontale, per raggiungere il punto esatto della trappola infernale. Alfredino comunicava con la madre, il vigile del fuoco Nando Broglio, scomparso qualche anno fa, gli parlò con un megafono per 24 ore. Sul posto era arrivato anche l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Si fece dare il microfono e provò a incoraggiare il bambino. La perforazione del terreno riuscì ad arrivare al punto in cui si sarebbe dovuto trovare il bimbo: ma il piccolo era scivolato a oltre 60 metri di profondità probabilmente per le vibrazioni del terreno durante gli scavi.

Licheri e Caruso nel pozzo

L’unica soluzione fu dunque quella di calarsi nel pozzo. Ci provò Angelo Licheri, ribattezzato l’ “Uomo Ragno”. Era riuscito a resistere 45 minuti in quelle viscere appeso a una corda e a testa in giù. Parlò ad Alfredino raccontandogli favole, mentre nel frattempo gli toglieva il fango dagli occhi e dalle labbra. ‘”Lo afferravo e scivolava via, non potevo fare nulla’”, raccontò Licheri. Poi ci provò lo speleologo Donato Caruso che lo raggiunse senza riuscire a prenderlo.

Franca Rampi, la mamma di Alfredino

Tra le immagini più strazianti di quei giorni, ci sono quelle della madre di Alfredino, Franca Rampi, il volto della speranza e della disperazione. “Di quella diretta”, ricorda Daniele Biondo, psicoanalista del Centro Alfredo Rampi Onlus, “resta la forza di Franca. Davanti a quelle telecamere non accettò di esibire il proprio dolore e proprio per questo fu trattata male da una certa stampa conformista dell’epoca. Reagì al dolore con grande forza. Fece subito un appello per mobilitarsi come cittadini e istituzioni, fondò dopo poco l’associazione a nome del figlio perché nessuna mamma dovesse vivere il dramma che aveva vissuto lei. Fu l’unica diretta di tre giorni che raccontò davvero la realtà. Si vide la confusione, la disorganizzazione, la pressione psicologica sui soccorritori e il paese ne rimase traumatizzato. Fu davvero un racconto della realtà, mentre i reality oggi sono solo finzione”.

Il Centro Alfredo Rampi

Dalla tragedia della famiglia nacque in Centro Alfredo Rampi. In questi 40 anni ha promosso la cultura della sicurezza, dell’educazione alla protezione da rischi ambientali, del soccorso tecnico ed emotivo nelle emergenze. Sono stati quasi 60mila bambini e ragazzi che hanno partecipato a campi scuola, corsi di formazione, seminari in classe, corsi naturalistici organizzati dal Centro. Obiettivo: insegnare ai minori come imparare a proteggersi. “Fino a diventare – puntualizza Biondo – un punto di riferimento nazionale per la formazione dei soccorritori”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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