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Recovery e cybersicurezza: come funzionerà la nuova Agenzia nazionale

Dovrà difendere l'Italia da attacchi informatici e dar vita ad aziende di settore

Grazie ai riassetti istituzionali e amministrativi, spinti dalla necessità di implementare il Recovery plan, nasce in Italia un’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). Si tratta di un organismo pubblico con autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa. Lo prevede una bozza di 19 articoli alla quale il Consiglio dei ministri ha dato il via libera tramite decreto.

Il perché del decreto cyber sicurezza

L’esigenza di una moderna normativa nel campo cyber si pone per adempiere agli obblighi europei – ha dichiarato Enrico Borghi, deputato del Pd e membro della segreteria Dem, interpellato dall’Ansa -. Ma si pone anche e soprattutto per mettere in sicurezza le infrastrutture connesse agli investimenti garantiti dal Recovery Plan.”

Chi guiderà l’Acn

L’Agenzia opererà sotto la responsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. E in stretto raccordo con il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Avrà l’incarico di esercitare le funzioni di Autorità nazionale in materia di cybersecurity, a tutela degli interessi nazionali. Ma anche a tutela della resilienza dei servizi e delle funzioni essenziali dello Stato da minacce cibernetiche. L’Acn dovrà sviluppare capacità nazionali di prevenzione, monitoraggio, rilevamento e mitigazione. L’obiettivo è quello di far fronte agli incidenti di sicurezza informatica e agli attacchi informatici, anche attraverso il Computer Security Incident Response Team (CSIRT) italiano e l’avvio operativo del Centro di valutazione e certificazione nazionale.

Si parte con 300 dipendenti

La dotazione iniziale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sarà di 300 dipendenti. Entro il 2027, tuttavia, potrebbero toccare quota 800. Nella concezione della nuova architettura cibernetica, inoltre, c’è un profilo strategico mirato: il rilancio e lo sviluppo delle imprese italiane. Non soltanto nella protezione dagli attacchi. Ma anche nella capacità di sviluppare start up e aziende di un settore in crescita continua. Oggi diversi software necessari per la sicurezza cibernetica sono importati dall’estero, con tutte le implicazioni immaginabili. Il decollo di quelli italiani è il corollario imprescindibile della nuova politica cyber di Palazzo Chigi.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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