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Recovery, il ministro Cingolani: “In Italia mancano 30mila ricercatori, è ora di colmare questo vuoto”

Nel Pnrr ci sono le risorse per rendere l'Italia indipendente su molte tecnologie

Se non innoviamo la transizione sarà più lenta“: parola di Roberto Cingolani. Il ministro della Transizione ecologica è intervenuto a Rai News 24 oggi 16 giugno per ribadire l’importanza del Recovery plan. “Si tratta di un grande investimento – ha dichiarato -, e c’è una parte del Pnrr che riguarda proprio il potenziamento della ricerca e dello sviluppo. In Italia ci mancano 30mila ricercatori nel comparto pubblico rispetto a paesi europei che hanno la nostra stessa dimensione. Questo è il momento di colmare questo gap, per diventare più competitivi”.

“La tecnologia facciamola da soli”

Nel Pnrr ci sono interventi e programmi per la supply chain (la catena di distribuzione delle attività logistiche di un’azienda, ndr.)” ha detto il ministro. “L’obiettivo è di far crescere l’azienda almeno europea, ma meglio nazionale, perché non si finisca per comprare un sacco di roba da paesi stranieri e portarcela in casa. Questo sarebbe un peccato per la capacità tecnologica del paese. Questo è previsto nel piano, ed è un elemento essenziale”.

Capacità fino al 2030

Cingolani ha quindi fatto alcuni esempi per chiarire il concetto. “L’idrolizzatore per fare l’idrogeno, le batterie per le auto, gli accumulatori per stabilizzare la rete, le fuel cell a idrogeno per il trasporto medio pesante, i nuovi sistemi di generazione di energia. Su questa roba qui, noi abbiamo il dovere di innovare.” Il Pnrr, ha proseguito, lo si è fatto tenendo conto delle tecnologie esistenti. È il meglio che si può fare per arrivare al 2030 con le tecnologie che abbiamo oggi. Ma dobbiamo avere la mente pronta per capire se ci sono novità che ci consentono di accelerare il processo.”

Prepararsi alle novità

“L’errore più grande che possiamo fare è quello di cristallizzare il piano a come è stato concepito oggi – ha concluso Cingolani -. Vedrete che nei prossimi anni sulla chimica dei materiali per il ciclo del rifiuto, sulle sorgenti di energia, sugli accumulatori, su chissà quante altre cose, usciranno delle novità tecnologiche che noi avremo il dovere di incorporare nei nostri piani”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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