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Michela Giraud: «Il mio essere sfacciata irrita perché rompo alcune regole non scritte» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Dal successo di LOL - Chi ride è fuori alla riconferma a Comedy Central News, Michela Giraud si racconta a Velvet Mag

Sebbene la stand up comedy sia un genere di intrattenimento d’importazione, in Italia ha trovato terreno fertile. Michela Giraud ne è uno degli esempi più indicativi. Attrice, conduttrice, scrittrice: dopo Tea, storia (quasi) vera della prima messia, scritto a quattro mani per Harper Collins, e il corale Manifesto, edito Fandango – che ha raccolto il contributo di diversi autori – ha ottenuto grande seguito a partire dalle pillole web di Educazione Cinica. Nel frattempo, grazie alla sua personalità incisiva e al suo umorismo, connotato di una forte vena sarcastica e al contempo brillante, ottiene grande seguito esibendosi nei club di tutta Italia. Nel 2017, approda nel Late Show comico-satirico Comedy Central News (CCN), allora condotto da Saverio Raimondo, salendo poi al timone del programma a partire dal 2020. Anche in questa veste, Michela Giraud si è fatta apprezzare, ricevendo il Premio della Satira Forte dei Marmi, come Migliore Stand Up Comedian dell’anno.

Nel corso del 2021, è stata una delle protagoniste indiscusse. Oltre a veder rinnovato il suo impegno su Sky, sia per CCN che per Il Salotto con Michela Giraud, si è distinta grazie al primo comic-show italiano realizzato da Prime Video: LoL – Chi ride è fuori. L’esperienza l’ha portata, inoltre, ad incidere la sua prima hit, Mignottone pazzo, figlia per certi versi del lockdown. E proprio sulla piattaforma di streaming video, lo scorso 4 giugno, è tornata nei panni di Cristina per Maschile Singolare (per la regia di Matteo Pilati e Alessandro Guida), nel ruolo della migliore amica del protagonista.

Il 2021 segna per Michela Giraud anche il grande ritorno agli spettacoli live. A partire dal prossimo 30 giugno, infatti, l’artista sarà impegnata nel nuovo esilarante show La verità, nient’altro che la verità lo giuro. Grazie alla sua verve, ormai proverbiale, darà voce a manie e tic di una generazione, facendo a pezzi etichette e convenzioni, tra la scoperta di un nuovo amore e una denuncia contro la “setta delle curvy”. In una serie di spettacoli, che partiranno dalla città di Milano (data già sold out), la Giraud percorrerà diverse città italiane da Cotignola (2 luglio), Capannori (9 luglio), Roma (14 luglio) arrivando infine – per ora – a Bologna (21 settembre) e toccando molte altre località. Tra confessioni e rivelazioni su progetti futuri, Michela Giraud si è raccontata in esclusiva per VelvetMAG.

Intervista a Michela Giraud

Da LOL – chi ride è fuori è esploso il fenomeno “Michela Giraud”. Copertine, il ritorno a Comedy Central News e un nuovo film, Maschile singolare: come sta vivendo questo successo?

Come mi ha insegnato la mia famiglia: con ansia, pentimento e timore di Dio. Sono consapevole che è un bel momento, ma so anche che va coltivato perché nulla dura in eterno. Bisogna lavorare giorno per giorno per consolidare la propria posizione: il successo è effimero.

Il suo percorso professionale e artistico ha attraversato diverse fasi. Ha iniziato dalla danza classica, poi la laurea in Storia dell’Arte, passando per le pillole dissacranti di Educazione Cinica e il cinema: come è passata alla comicità?

In realtà questa della danza classica è un falso mito: è vero che ho fatto dieci anni di danza, ma ho praticato tutti gli stili, tra cui anche danza classica. La danza era lo sport che tutte le ragazzine borghesi dovevano praticare, e così io ho passato dieci anni in ultima fila.

Non ho mai contemplato una carriera artistica: ho studiato Storia dell’Arte perché mi piaceva tanto – ero indecisa tra arte e giurisprudenza – e dopo ho seguito la mia passione che era recitare. La recitazione, però, presto mi è stata stretta perché si trattava di interpretare i pensieri degli altri, io invece sentivo di avere delle cose da dire e avevo l’urgenza di farlo. Da lì ho iniziato a fare stand up comedy in un momento in cui, onestamente, nessuno mi avrebbe dato una lira. Fare stand up in un Paese in cui le persone non sono abituate a sentirsi dire le cose in faccia e senza filtri è stato complicato, ma a me piaceva e in modo incosciente sono andata avanti.

In che modo queste aree così diverse hanno influenzato la sua carriera?

Forse nella disciplina, che io non ho mai avuto, ma che per ballare un minimo la devi avere, mentre la storia dell’arte mi ha regalato la capacità di costruire delle immagini, che è stata fondamentale perché l’ho riportata nei miei pezzi, quando racconto le mie immagini al pubblico.

Di recente ha debuttato anche in Maschile Singolare (Matteo Pilati e Alessandro Guida), targato Prime Video, nel ruolo di Cristina, migliore amica di Antonio (Giancarlo Commare): quanto c’è di suo nel personaggio?

Di mio c’è quel filo di cinismo e disinteresse che ero io senza terapia. Quel mio lato un po’ meschino, che alla fine abbiamo tutti. Cristina è meschina perché non si rende conto che davanti a lei c’è una persona che le chiede aiuto, ma lei in quel momento sente di avercela fatta e vuole solo godersi il suo successo. Su questo lato del mio carattere io ci ho lavorato tanto e quando ho dovuto interpretare Cristina sono andata a ricercarlo, ma con autocritica.

Cosa ha significato tornare davanti la macchina da presa e interpretare un personaggio che non fosse scritto o pensato da lei?

In realtà per quanto riguarda Maschile Singolare è stata una cosa che hanno fatto molto su di me, quindi per me è stato semplice. Il difetto di chi fa stand up è esagerare l’espressività e sembrare finti, cosa che mi spaventa sempre. Con Maschile Singolare questo non è successo, perché si è creato un bel clima e io pensavo solo a fare quello che stavo facendo, non stavo recitando.

Immagina di poter proseguire nel mondo del cinema?

Sì. Sto girando un film proprio adesso.

Michela Giraud
Roberta Krasnig @StudioRepossi Assistente: Gina Lisa Paccagnella Trucco: Alice La Rocca Stylist: Beatrice Burgio TRENCH: MARINA RINALDI BODY: PERSONAL BRA LADIES SCARPE: DAMIANO MARINI GIOIELLI: GIOVANNI RASPINI

Su Prime Video l’abbiamo vista anche in un altro progetto che ha raggiunto un successo incredibile. Parliamo ovviamente di LOL – chi ride è fuori: qual è stata la difficoltà maggiore nel programma?

Quella di non sentire il calore del pubblico che ti dice “ti voglio bene”, perché essenzialmente questo è un mestiere per persone disperate che hanno bisogno di sentirselo dire. Questo ovviamente non c’era e in più dovevo inserirmi in un contesto con persone che facevano questo lavoro da molti anni, il tutto mantenendo la concentrazione e non solo non potendo ridere, ma nemmeno sorridere. Questa limitazione in particolare è stata una grande difficoltà per me perché io ho un modo di fare molto piacione, molto seduttivo, e il sorridere fa parte del mio atteggiamento.

Ricorda qual è stato il momento in cui ha pensato “non resisto più”?

Beh, chiaramente con il tiptap di Elio e le due facce di Lillo.

Quanto di preparato e quanto di improvvisato c’era in LOL?

Di preparato c’era solo il monologo, di improvvisato tutto il resto. In realtà avevo preparato una valanga di cose che però sul momento non ho sentito la sicurezza di usare.

Nonostante il successo, non è stata esente dalle critiche (anzi, offese), che in uno stand-up comedian donna si riversano sul lato fisico: come reagisce a questo genere di attacchi?

Le offese dal punto di vista fisico non mi toccano più. Ti direi che non me ne frega niente, ma non è vero, quello che mi colpisce però è il rancore. Mi sembra che quello che c’è è un po’ una sorta di “brucia la strega”. Dal punto di vista fisico a me fa sorridere, perché quando ricevo un’offesa mi verrebbe da dire “Vabbè, quindi?”. Mi ferisce di più un “Non fai ridere” che un “Sei grassa”, che mi lascia solo perplessa. Che offesa è? Quando è iniziata l’era di Facebook tutti quanti si lasciavano uscire delle cose e magari anche io senza saperlo ho offeso qualcuno; ma l’idea che uno si svegli la mattina e vada a offendere qualcun altro gratuitamente perché tanto non ci sono conseguenze, quel livello di rancore mi colpisce.

Non ti voglio dire che se lo permettono con me perché sono una donna – so bene che se lo permettono anche con gli uomini – però io ho una caratteristica che irrita molto: la sfacciataggine. Il mio essere sfacciata irrita, perché rompo alcune regole non scritte, come per esempio “Non si dicono parolacce” o “Una ragazza deve comportarsi per bene”. La mia stessa esistenza è irritante, loro pensano “Lei è sfacciata, è sicura di sé e quindi la posso colpire”. Io però non accetto la rabbia e l’offesa, non sono il serbatoio della loro ansia e rancore. Alla fine, però, mi dispiace per loro perché io continuerò a lavorare e a fare quello che amo, e loro saranno frustrati da questo.

La comicità ha dei tabù? Secondo lei ci sono argomenti che non dovrebbero essere toccati?

La regola è sempre parlare di quello che si conosce, se non lo si conosce allora dev’essere il contesto ad essere intelligente. Se uno ci mette intelligenza e lo fa in modo opportuno, si può dire tutto. Io credo che non sia necessariamente importante che la persona sia intelligente – perché, diciamocelo, il comico è uno scemo – ma bisogna essere abili nel toccare qualsiasi tema in modo intelligente, ed è difficile trovare cose intelligenti da dire su tematiche come la morte, per esempio. Bisogna affrontare gli argomenti con preparazione e coscienza, altrimenti stai solo facendo il bullo.

Progetti per il futuro?

Vivere. Dormire la notte. Tornare a fare attività fisica senza avere un infarto. Gestire i problemi di ansia.

 

Lorenzo Cosimi

Dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Grazie all’esperienza universitaria approda a Velvet Mag, scoprendo un’inaspettata vocazione per la scrittura.
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