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Storie e Personaggi

Da Brian May dei Queen ai disaster movie: il fascino da brivido della Giornata degli Asteroidi

I "piccoli pianeti" non sono così estranei alla nostra vita come sembra, ecco perché li celebriamo

Qualcuno potrebbe trovarla una ricorrenza bizzarra: roba strana, per addetti ai lavori. Invece la Giornata Internazionale degli Asteroidi esiste ed è già alla sua settima edizione. L’Unesco (l’agenzia dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) ha istituito la ricorrenza nel 2014. Il suggerimento arrivò da Brian May, celebre chitarrista dei Queen che però è anche un astrofisico studioso degli asteroidi, e da Rusty Schweickart, astronauta dell’Apollo 9 che oggi ha 85 anni. A essi si unirono Danica Remy, presidente della Fondazione B612, ente no profit della California che si dedica alla protezione della Terra dagli impatti di asteroidi, e il tedesco Grig Richters, regista cinematografico e attivista noto per la sua marcia in difesa dei diritti dei rifugiati.

I “pianetini” e i loro effetti

La Giornata degli Asteroidi vuole attirare l’attenzione sull’importanza dei cosiddetti “pianetini”, in inglese minor planet. Ma non soltanto per la scienza. Anche per l’intera umanità. La data del 30 giugno è stata scelta in ricordo di ciò che accadde a Tunguska, remota regione della Siberia, il 30 giugno 1908. Un “pianetino” di 30-40 metri esplose nella stratosfera distruggendo e incendiando un’area sterminata di ben 2150 chilometri quadrati, disabitata. Del resto ancora nel 2013 un oggetto di 15 metri con una massa di 10 mila tonnellate precipitato su Celjabinsk, in Russia, danneggiò un migliaio di abitazioni a est degli Urali.

Pellicole per esorcizzare la paura

L’incubo di un corpo celeste che precipita dal cielo con effetto devastante è presente, fin quasi dai suoi albori, nella storia del cinema. Che, quasi a esorcizzare la paura, ha sfornato numerose pellicole a tema. Veri e propri distaser movie nei quali gli umani tentano disperatamente di sfuggire a pericolosissimi asteroidi. È innegabile, d’altra parte, che terrore e paura, tanto più se provengono dall’ignoto, irretiscono sempre la nostra immaginazione.

Esplosioni in cielo e utopie sociali

Fra meteoriti, comete e asteroidi sono tanti i film che hanno fatto epoca. A cominciare da La fine del mondo, del 1931, di Abel Gance. Una cometa sta per schiantarsi sulla Terra: la catastrofe è imminente. Gli uomini si dividono fra apocalittici e fautori della necessità di una rinascita. Lo scienziato Martial Novalic immagina una via d’uscita: un’utopia sociale, la repubblica universale degli Stati Uniti del Mondo. È invece di quasi trent’anni più tardi (1958) il film di Paolo Heusch, che realizza la prima pellicola di fantascienza prodotta in Italia, venduta poi negli Stati Uniti con il titolo The Day the Sky Exploded

Da Sean Connery a Bruce Willis

Della fine degli anni Settanta è Meteor, di Ronald Neame, con Sean Connery nel ruolo di protagonista. Connery è il professor Paul Bradley alle prese con una decisione drammatica: fare qualcosa per evitare che un meteorite, che si muove nello Spazio ad alta velocità, distrugga la Terra. Un asteroide grande quanto il Texas è invece quello che sta precipitando sul nostro pianeta in Armageddon-Giudizio finale. Soltanto una squadra di trivellatori un po’ pazzi, capitanati da Bruce Willis, può evitare la tragedia. In questo caso, diversamente da molti altri disaster movie, demolito dalla critica, il film, giocato sul filo dell’ironia un po’ spaccona, sbanca il botteghino e dimostra che di fronte alla paura “che viene dal cielo” a volte è meglio riderci su.

Armageddon Bruce Willis

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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