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È morto Donald Rumsfeld, l’ex segretario alla Difesa di George W. Bush

Fu protagonista della risposta americana agli attacchi dell'11 settembre con l'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq

L’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld, è morto ieri sera 30 giugno. Aveva 88 anni. Ne ha dato notizia la famiglia che ha rilasciato un comunicato apparso sui social. “È con profonda tristezza che condividiamo la notizia della scomparsa di Donald Rumsfeld, statista americano e marito devoto, padre, nonno e bisnonno – è scritto nella nota pubblicata sull’account Twitter ufficiale @RumsfeldOffice – A 88 anni, era circondato dalla famiglia nella sua amata Taos, nel New Mexico“.

“Una vita dedicata agli Stati Uniti”

La storia – si legge ancora nella nota diffusa dai familiari – potrebbe ricordarlo per i suoi straordinari risultati in oltre sei decenni di servizio pubblico. Ma per coloro che lo hanno conosciuto meglio e le cui vite sono state cambiate per sempre di conseguenza, ricorderemo il suo amore incrollabile per sua moglie Joyce, la sua famiglia e i suoi amici, e l’integrità che ha portato a una vita dedicata al Paese“.

Da Ford a George W. Bush

Donald Rumsfeld è stato considerato fino all’ultimo una figura di spicco a Washington. Ha servito come segretario alla Difesa prima dal 1975 al 1977 sotto il presidente Gerald Ford e poi, dopo decenni nel settore privato, dal 2001 al 2006 sotto George W. Bush, giocando un ruolo importante nella risposta di Washington agli attentati dell’11 settembre 2001. La reazione americana, con la guerra in Afghanistan e poi quella in Iraq, maturò in un circolo ristretto di alti dirigenti del paese. C’erano il vice presidente Dick Cheney, il segretario di Stato Colin Powell e la consigliera per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice. E c’era lui: Donald Rumsfeld.

l’Iraq e “l’esportazione della democrazia”

La decisione di invadere l’Iraq, nel 2001, un mese dopo gli attentati alle Torri Gemelle, lacerò l’Europa. Risultò poi che il dittatore iracheno Saddam Hussein le famose armi di distruzione di massa non le aveva. Colin Powell era stato protagonista di una celebre seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel corso della quale aveva mostrato una fialetta di antrace quale inconfutabile prova delle sue affermazioni. Ma era tutto falso. Come se non bastasse, nel 2004 si scoprirono gli abusi dei carcerieri statunitensi sui prigionieri iracheni nelle carceri di Abu Ghraib. Donald Rumsfeld quella volta reagì rassegnando le sue dimissioni da segretario alla Difesa, ma il presidente Bush le respinse. Fino all’ultimo Rumsfeld è stato l’alfiere della politica estera statunitense che voleva ‘esportare’ la democrazia nel mondo, anche con le guerre se necessario, secondo un’espressione che divenne celebre. Una dottrina politica, strategica e militare che oggi appare definitivamente tramontata.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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