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Musica

Un’estate italiana: colonna sonora delle nostri notti magiche dal 1990

Moroder, Nannini e Bennato: quando l'Italia gioca (e vince) siamo tutti uguali

12 luglio 2021: siamo davvero campioni d’Europa, dopo 53 anni. Così ci siamo svegliati stamattina, dopo aver dormito quasi niente. E così ci sentiremo ancora per un bel po’: il calcio non dimentica, lo sa perfino chi lo segue poco, come me. Ci sentiamo sul podio del continente. Sensazione esplosa a maggio con la vittoria dell’Italia all’Eurovision (arrivata questa dopo 31 anni) e che ora continua a dilagare, crescere e commuoverci in un’idea di autoaffermazione che non vivevamo da troppo.

Il web parla coi suoi meme, vero tormentone della nostra epoca: Elisabetta Seconda e Matterella Primo; Damiano dei Måneskin e quell’incredibile somiglianza con la coppa degli europei; la foto di William, Kate e Baby George paragonata a quella di Fantozzi, Pina e Mariangela. Sui social arrivano presto anche i brand, che omaggiano gli Azzurri tramite i loro account ufficiali. Tutto troppo bello. La regina risponde al telefono: “Chi parla?” e all’altro capo c’è il Papa: “Po-po-po-po-po-poo-pooo”.

Po-po-po-po-po-poo-pooo

La notte italiana tra l’11 e il 12 luglio è invasa ancora una volta dalla Seven Nation Army dei The White Stripes. È il PoPoPo che segna il ritmo della vittoria. Quello che viene dalla terra di questo festeggiamento, con l’esultanza che sale dall’asfalto e accompagna l’urlo del tifoso-guerriero, sudato e disperato di felicità, mentre si fa largo tra i lacrimogeni tricolore. È uno spettacolo, ma non è l’unico inno di questa notte (magica).

Al festeggiamento accaldato, gridato, allucinato e ignorante si alternano momenti d’estasi. Pause cariche di commozione. È il passaggio dall’insulto goliardico agli inglesi, all’emozione d’essere italiani. D’esserci noi sul podio d’Europa e non solo. È la faccia più romantica di ogni vittoria, e Spotify Italia la racchiude in un unico post: la sciarpa tricolore che sventola nel cielo, sullo sfondo lo stadio pieno e una scritta che per noi vale tutto. Notti Magiche. E vale più di qualsiasi Po-po-po-po-po-poo-pooo.

Sotto il cielo di un’estate italiana

Uno spirito italiano che 31 anni fa quel genio di Giorgio Moroder aveva centrato in pieno (difficile il contrario, per uno che ha vinto 3 Oscar per canzoni immortali come quelle di Fuga di mezzanotte, Flashdance e Top Gun, più un Grammy per Carry On insieme a Donna Summer).

In occasione dei mondiali di calcio del ’90, i mondiali italiani, Moroder mise in piede il Giorgio Moroder Project, chiamò Gianna Nannini e Edoardo Bennato, e insieme firmarono quello che sarebbe diventato l’inno più romantico per ogni estate calcistica del nostro Paese. Intitolato in realtà Un’estate italiana, infatti, diventò presto uno di quei casi in cui, nell’immaginario collettivo, l’incipit del ritornello si sostituirà per sempre al titolo originale.

Quando un coro da stadio non basta, servono le parole. E dentro Un’estate Italiana (Notti Magiche) c’è tutto: gli impegni incastrati per settimane attorno alle partite (“Sei matto? Stasera gioca l’Italia”), le birre che arrivano gelate, ma diventano brodaglia sotto l’afa della sera, la pizza che si fredda mentre gli occhi restano incollati al maxischermo e ti dimentichi pure di mangiare. Le urla, i “nooo” in coro, le imprecazioni, le volgarità che non risparmiano nessuno, le trombette, le tavolate allestite sui marciapiedi dei locali, la tensione chiusa nel silenzio di una preghiera, Totti, il rigore di Baggio nel ’94, i pantaloni zuppi di sudore sulle sedie, a resistere fino ai supplementari in quel baretto che il televisore per seguire la partita ce l’ha dentro, mica all’esterno, al fresco. Ma non importa, lo sport è sacrificio pure per chi tifa.

Nella sua versione originale, To Be Number One, tutto questo non c’è. Non c’è il ragazzetto che impreca troppo per un goal mancato e la signora accanto, la benpensante, che per stavolta chiude un occhio. Perché se gioca l’Italia siamo tutti uguali. La canzone ufficiale per Fifa World Cup Italy 90 parla meravigliosamente di calcio ma non del nostro calcio, dei colori, del vento che accarezza le bandiere, del sogno di un bambino che poi raggiunge quegli spogliatoi. “Inseguendo un goal, sotto il cielo di un’estate italiana”.

 

 

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