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Emanuele Trevi, “Due Vite”: perché ha vinto il Premio Strega 2021

Il racconto vero e romantico di Ricco Carbone e Pia Pera, due scrittori scomparsi prematuramente

Due viteedito da Neri Pozzaè il titolo del volume che si è aggiudicato il riconoscimento letterario più ambito in Italia: Emanuele Trevi ha vinto il Premio Strega raccontando le vite di uno scrittore e una scrittrice scomparsi prematuramente, Rocco Carbone e Pia Pera. L’autore ricostruisce – intelaiando meticolosamente pezzi di vita – il loro legame, un’amicizia profonda, facendo costantemente parallelismi tra le loro personalità, i diversi approcci alla vita e alla scrittura. A fare da sfondo c’è una Roma silenziosa, che se ne sta ferma alle spalle di Carbone e Pera, come se sapesse di dover accogliere ed essere parte in causa di due vite finite ancora prima di poter dire un’altra e forse l’ultima parola.

Rocco Carbone e i suoi “cupissimi libri

Si potrebbe sintetizzare la sinossi del romanzo di Trevi come un saggio che intende riprodurre i ritratti di due personalità della letteratura italiana. Ma c’è molto più. Mettendo da parte gli esercizi di stile e la capacità innata di entrare nel mondo di qualcuno che c’è stato per davvero, che ha popolato questa terra, restano le considerazioni che ognuno a proprio modo fa della vita, ma che solo in pochi osano affrontare.

Rocco Carbone la letteratura ce l’aveva dentro. E viene fuori da ogni parola di Trevi che lo erge a eroe letterario, a un uomo vero, fatto di carne, sangue e ossa, che ha combattuto con se stesso, stretto in una morsa tra pensieri e parole. Tra vita e altro. Carbone era un critico letterario e un accademico, ma poi, dopo aver fatto i conti con l’etica, il più grande dilemma di chi dialoga con la propria coscienza, arrivò a insegnare nel carcere femminile di Rebibbia. Esperienza che gli cambiò la vita, anzi, che avviò un cambiamento che a causa di un tragico incidente in motorino non portò mai a compimento. Quando Trevi lo descrive, fa riferimento ai sui “cupissimi libri”, alla sua natura combattiva, impulsiva e allo stesso tempo riflessiva: una lotta continua. Poi c’è di lui quell’incontro; l’inizio del legame unico con Pia Pera. Era il 1995 e si trovavano insieme davanti a L’origine del mondo, il quadro di Courbet all’epoca da poco acquisito dal Musée D’Orsay a Parigi.

Pia Pera “L’immagine che aveva di sé non era abbastanza definita da rappresentare un qualsiasi vincolo”

Pera si era connessa al mondo della parola traducendo le grandi opere letterarie russe, per poi riscoprirsi meravigliosamente adatta a scriverle, le opere. Di lei Trevi esplora un approccio alla vita ottimistico, nonostante tutto. Quel tipico sguardo sull’universo che permette di ricevere colpi e batoste e restare in piedi. Con un sorriso, vero o finto, stampato sul volto. Un processo di accettazione che in lei si sviluppa innato, ma che il tempo e la vita mettono sempre a dura prova. La diagnosi sclelosi laterale amiotrofica ne è un esempio. E c’è un dopo, ma quello riguarda il consumarsi lento e angoscioso delle cose, della vita quando ancora si hanno gli occhi per guardare ma si fatica a tenerli aperti.

“Viviamo due vite, entrambe destinate a finire. La prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene” scrive Trevi, ad un certo punto. Ed è per questa frase, per il suo intento, che con molte probabilità sia stato assegnato a lui il Premio Strega. Alla base del suo sforzo letterario ci sono le parole, la letteratura, il racconto, la saggistica, il senso delle cose. Un’analisi profonda del vivere che è stato e che è mediante due personalità che hanno fatto parte della nostra storia letteraria, legate da un sentimento fatto di momenti e confidenze; legate da un destino infausto. Trevi ha donato loro nuova vita e lo ha fatto ridisegnandoli attraverso il proprio sentire; non che questo li abbia snaturati o abbia posto limiti d’accesso all’intimità del volume al lettore. Chi sta dall’altra parte sfoglia le 144 pagine ed entra appieno nelle parole, in quelle due vite, anche se non gli appartengono.

Viviana Gaudino

Nata e cresciuta a Napoli, dopo aver conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne alla Federico II, si è trasferita a Roma dove ha studiato Editoria e Scrittura alla Sapienza e terminato il percorso con lode. La grande passione per i libri e la letteratura l'hanno spinta a portare avanti il progetto di entrare nel mondo dell’editoria e della comunicazione: ha infatti partecipato al master "Il lavoro editoriale", promosso dalla Scuola del libro di Roma, e a numerosi workshop improntati sulla stesura e la correzione di testi. Dopo svariate esperienze come Redattrice (Edipress - agenzia di stampa del Corriere dello Sport - TuttoSport - Italo - Auto.it - Classified - Il Tempo -, LaCooltura, Snap Italy, NapoliSport), Editor, supporto Ufficio Stampa e Social Media Manager, è approdata nella redazione interna Velvet Mag.
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