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Ernest Hemingway: corrispondente di guerra e ‘Papa’ per la generazione perduta

Dal Premio Pulitzer al Nobel per la letteratura, passando per quattro matrimoni

Il novelliere che sembrava aver rapito a Cechov e ad Hamsun l’arte di esprimere anche l’inesprimibile con le parole più semplici — in realtà con l’orchestrazione più raffinata, delizia e insieme croce e flagello di innumerevoli imitatori — l’amico di Pound, di Eliot e di Joyce, l’esteta e il letterato che per pudore si copriva del mantello dell’uomo di azione“. Per definire Ernest Miller Hemingway si possono scegliere innumerevoli citazioni, ma per ritrarre un Nobel per la letteratura (1954) è giusto sceglierne un altro Eugenio Montale.
61 anni vissuti pericolosamente e finiti con un gesto tragico, che ben si addiceva all’etichetta di “poeta della violenza” che la critica gli aveva già ‘appiccicato’ in vita. Ma sia lo scrittore, sia il giornalista vincitore del Premio Pulitzer (1953), è stato molto di più. Assoluto riferimento per l’intera “generazione perduta“, come lui stesso l’aveva definita e che l’aveva preso a modello, tanto da essere soprannominato Papa.
A differenza di molti scrittori, il successo letterario, consacrato dai massimi riconoscimenti citati, non era arrivato postumo. Ma paradossalmente non ha impedito ad Hemingway di togliersi la vita. Forse era semplicemente “troppo tardi“.  Così si narra abbia risposto all’ambasciatore americano John Cabot che aveva ritirato il più ambito premio letterario a Stoccolma al posto suo, bloccato dalle conseguenze di due violenti incidenti aerei.

Dall’esordio come cronista a Fiesta

Hemingway è nato giustappunto prima che finisca l’Ottocento – più precisamente il 21 luglio del 1899 – nel profondo Illinois. E’ cresciuto nella fattoria paterna appassionandosi di caccia e pesca, e praticando diversi sport, in particolare la boxe. Appena diciottenne ha vestito i panni del cronista con i primi articoli per “Kansas City Star”. Riformato per un difetto all’occhio sinistro, quando gli Stati Uniti entrano nel primo conflitto mondiale, si è reinventato  autista di autoambulanze. La Croce Rossa gli consentiva di raggiungere il cuore dello scenario bellico: il Piave. Ferito gravemente dal fuoco di un mortaio nel 1918 per salvare un soldato moribondo, è stato anche decorato al valore militare.

Hemingway da giovane

Al rientro per le tensioni con la famiglia è costretto a cambiare città scegliendo Chicago dove collaborava per il Toronto Star e Star Weekly. Tornato nel Vecchio Continente, ha scelto Parigi questa volta. Il clima della capitale francese si dimostrava subito prolifico per la nascita del primo libro, Tre racconti e dieci poesie (1923). Sul secondo Nel nostro tempo arrivava già l’elogio del grande Ezra Pound e la notorietà tra i letterati. Ma è stato nel 1926 che escono i primi due titoli importanti per la sua notorietà tra i lettori: Torrenti di primavera e Fiesta.

Dal rifugio di Key West alla Guerra civil española

Il successo dei primi libri e il buen ritiro Key West al ritorno in Florida lo hanno poi aiutato a terminare Addio alle armi, che riscuote successo sia dalla critica che in libreria. Due anni dopo nel 1932 arrivava Morte nel pomeriggio. Ma l’animo del giornalista prevaleva ancora sullo scrittore: il ritorno in Spagna è dovuto all’incarico per  un reportage sulla Guerra civile. Un’esperienza che lo ha coinvolto totalmente e che lo ha portato a manifestare una netta ostilità verso il dittatore Francisco Franco. La ritroviamo sia nella produzione cinematografica La terra di Spagna (con John Dos Passos, Lillian Hellman); sia in quella letteraria con La quinta colonna prima e poi nel 1940 con il celeberrimo Per chi suona la campana

La seconda Guerra Mondiale e il Premio Pulitzer

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale era in Estremo Oriente come corrispondente per la guerra cino-giapponese, ma voleva tornare al centro del conflitto; per questo Hemingway ha accettato di descrivere le operazioni della RAF, l’aeronautica militare inglese. E’ stato testimone oculare del D-day, lo sbarco alleato in Normandia il 6 giugno 1944.
Nel 1952 pubblicava Il vecchio e il mare, un romanzo breve, ma il successo per la vicenda del povero pescatore cubano è stata dirompente: dall’uscita in anteprima su Life ha venduto cinque milioni di copie in 48 ore. Per questo libro ha vinto infatti l’anno successivo il premio Pulitzer.

Le conseguenze gravissime di due incidenti aerei nel 1953 lo hanno costretto, lui uomo d’azione capace di rincorrere i teatri di guerra, a non essere presente nel 1954 alla cerimonia di consegna del Premio Nobel per la letteratura. Il crollo fisico non gli permetteva più di lavorare come in passato: gli anni finali sono trascorsi tra una clinica del Minnesota, la Cuba di Fidel Castro e una villa nell’Idaho. L’ultima fatica è stato uno studio sempre pubblicato da Life sulla corrida (1960). Temeva per la sua sicurezza, per questo comprò quel fucile con cui si è tolto la vita la mattina del 2 luglio del 1961. Come aveva fatto anni prima suo padre, fiaccato da un male incurabile.

Hemingway privato: i primi matrimoni e i figli

Consapevole del proprio personaggio, Hemingway si rifiutava ai salotti, mentre, rispettoso del proprio mito, non si rifiutava alle donne. Le amava belle in modo aristocratico. E giovani”. Con queste parole il giornalista Alfonso ha descritto la vita amorosa dello scrittore americano.
Hemingway si è sposato quattro volte. La prima nel 1920 con Elizabeth Hadley Richardson, da cui ha avuto il primo figlio John Hadley Nicanor Hemingway. Dopo il lungo soggiorno parigino la coppia ha divorziato sette anni più tardi per un tradimento, in coincidenza con la pubblicazione di Uomini senza donne.
L’anno dopo nel 1928 è andato all’altare con Pauline Pfeiffer, fotografa e redattrice di moda di Vogue, con cui ha avuto una relazione extraconiugale negli ultimi mesi del matrimonio precedente. Con lei ha condiviso fino al 1940 il ritiro in Florida in cui nacque il secondo figlio Patrick insieme a molti romanzi.

Mogli corrispondenti di guerra

La Seconda Guerra Mondiale accelerava di fatto anche la dimensione personale. Libero dalla seconda unione, sposava Martha Gellhorn, ancora una giornalista, ma assai diversa dalla precedente: dalla moda ad una delle più importanti corrispondenti di guerra del secolo. Si erano conosciuti a Madrid ed Hemingway per trovare la moglie n.3 ripete il copione del tradimento con un’amica della consorte. La coppia ha scelto Finca Vigia, una villa a Cuba, ma hanno condiviso ogni scenario di guerra fino al 1945 quando dopo una lunga crisi è arrivato il terzo ed ultimo divorzio. Il loro rapporto è poi diventato un film Hemingway & Gellhorn diretto da Philip Kaufman con Nicole Kidman e Clive Owen.
L’anno dopo sposa Mary Welsh, quarta e ultima moglie. E’ Fernanda Pivano a spiegare che l’ultima fu “la moglie perfetta per Hemingway…, dura come un uomo, partecipò con lui alle partite di pesca d’alto mare sulla leggendaria «Pilar» — la prima volta che si imbarcò con lui, il marito le disse di stare in guardia, perché si accingeva a un’avventura pesante, e lei gli rispose: «Non c’è niente che tu faccia che non possa fare anch’io»”.

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Ettore Mastai

Redazione interna – Esteri, Economia, Arte, Sport Giornalista professionista specializzato in politica estera ed economia. Si è laureato con lode nel 2007 con una tesi sulla rivoluzione Khomeinista. Negli anni dell’università ha coltivato la sua passione per la scrittura sportiva e per i temi del gambling. Per l’agenzia di stampa nazionale AGV News-Il Velino ha curato la sezione di Giochi e Scommesse e di Ippica e dintorni. Spesso si è occupato anche di politica nazionale in relazione ai suoi campi di azione giornalistica.
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