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“Troppe costruzioni”, l’Unesco si pente: il porto di Liverpool non è più Patrimonio dell’Umanità

Prima l'avvertimento poi la votazione definitiva. Così la città dei Beatles viene degradata sul campo dalle Nazioni Unite

Un Patrimonio dell’Umanità Unesco non è per sempre e guai a sedersi sugli allori dell’ambitissimo riconoscimento delle Nazioni Unite. Diciassette anni dopo averlo ricevuto, infatti, Liverpool, la città dei Beatles, lo perde all’improvviso. Questa volta però ‘i quattro di Liverpool’ non c’entrano nulla, piuttosto c’entra lo sviluppo urbanistico attorno alla zona portuale della metropoli inglese. Il porto era finora fra i siti del patrimonio mondiale ma l’Unesco ha stabilito di rimuoverlo dalla lista. Il motivo? Un eccessivo sviluppo delle strutture, compresi i piani per un nuovo stadio di calcio, che gli avrebbe fatto perdere la sua autenticità.

Le caratteristiche del porto inglese

Attorniato da edifici carichi di fascino e storia, il grande bacino della costa occidentale britannica risale al 1715. La banchina era nel passato una darsena commerciale chiusa al pubblico, finché ulteriori banchine vennero aggiunte col passare del tempo, tutte recintate. L’area del porto misura 7,5 miglia di lunghezza (12,1 chilometri) lungo la riva del fiume Mersey. Nel 2004 il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità Unesco in forza dell’impatto storico e architettonico dell’area portuale durante l’impero britannico.

“Senza più identità”

Adesso il dietrofront. Durante la seduta del comitato presieduto dalla Cina, i voti a favore della bocciatura sono stati 13, quelli contrari 5: solo uno in più rispetto alla maggioranza di due terzi richiesta. Dunque la decisione è presa. Via il porto di Liverpool dall’elenco globale. Del resto, l’Organizzazione dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) aveva precedentemente avvisato la città. Gli sviluppi urbanistici previsti, che includono anche il nuovo stadio del club calcistico dell’Everton, avrebbero “fatto perdere l’identità” alla storica area portuale. A nulla è valso un appello pubblicato sul quotidiano The Times, firmato da una trentina di personaggi della politica, del calcio e del mondo accademico per scongiurare l’Unesco di non prendere tale decisione.

Terza città a perdere il titolo

Liverpool diventa così il terzo sito a perdere il suo status di Patrimonio dell’Umanità da quando è stata avviata la lista nel 1978. Gli altri due sono il Santuario dell’Orice d’Arabia (nell’Oman) e la Valle dell’Elba a Dresda, in Germania. Immediata la reazione del Governo britannico. La Gran Bretagna si dice “estremamente delusa” dalla decisione dell’Unesco, ha dichiarato una portavoce di Downing Street. “Crediamo che Liverpool meriti ancora il suo status di patrimonio mondiale dato il ruolo significativo che i moli storici e la città in generale hanno svolto nel corso della storia” ha aggiunto.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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