Robin Williams, un ‘alieno’ che ha toccato lo spirito umano

Da "Patch Adams" all'"Attimo Fuggente", ci ha regalato sorrisi, emozioni e ricordi indelebili

È stato un aviatore, un dottore, un genio, una tata. Un presidente, un professore, Peter Pan e tutto il resto. Ma era unico nel suo genere. È arrivato nelle nostre vite come un alieno, ma ha finito per toccare ogni elemento dello spirito umano.” – così Barack Obama ha scelto di ricordare sette anni fa Robin Williams, in occasione della sua morte. Racchiudendone in poche parole lo spirito e individuandone l’essenza più profonda. Il naso rosso da clown in Patch Adams, la tata anziana in Mrs. Doubtfire, il ‘Peter Pan’ cresciuto non sono stati solo travestimenti, ma diversi modi in cui Williams ci ha ricordato di andare “al di là dei sogni“. Ci ha trasportato in questo terreno indefinito attraverso la sua comicità e il suo talento poliedrico, fino all’ultimo. Oggi 21 luglio avrebbe compiuto 70 anni e abbiamo scelto di ricordarlo.

L’alieno Mork e il “na-no na-no” che ha cambiato il piccolo schermo

Sul finire degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta, sul piccolo schermo approdò un nuovo show, nato come spin-off della fortunata Happy Days. Il telefilm aveva come protagonista un alieno sotto mentite spoglie umane, giunto sulla Terra dal pianeta Ork attraverso la sua astronave a forma di uovo. Si chiamava Mork, un personaggio che apparve per la prima volta in un piccolo cameo nella fastosa Happy Days. Visto il clamore suscitato, Garry Marshall, produttore della serie, decise di produrre un’intera trasmissione incentrata su quel personaggio: nacque così, nel 1978, Mork e Mindy, con protagonista un allora sconosciuto Robin Williams. Così come l’astronave di Mork planò sulla Terra, Williams irruppe per sempre nelle nostre vite. All’improvviso, senza che potessimo neanche accorgercene, quell’alieno dall’aspetto buffo e dal caratteristico “na-no na-no” ci accarezzò il cuore, entrando a pieno titolo tra i volti più amati.

Robin Williams, il “sognatore” di Hollywood

Comico, attore, performer dall’incredibile versatilità ha attraversato i generi, nel corso della sua carriera. Ha interpretato con successo ruoli drammatici, indossando diverse maschere e rimanendo comunque se stesso. Il suo talento gli permise di interpretare il ruolo di Adrian Cronauer in Good Morning, Vietnam (1987). Dj mandato a Saigon, con il compito di rallegrare le truppe statunitensi, divenne un eroe del grande schermo grazie all’interpretazione magistrale di Robin Williams. Perché oltre alla sua travolgente personalità, oltre ai giochi di voce per i quali era rinomato e l’incredibile propensione ad improvvisare su qualsiasi tema, il comico spese una grande quantità di tempo a documentarsi. Quell’urlo che ha risvegliato l’America dal torpore, in una delle prime commedie americane ambientate in Vietnam, ha fatto meritare a Robin Williams un Golden Globe e una nomination all’Oscar. Ma, soprattutto, ha mostrato realmente di che pasta fosse fatto. A tal proposito, infatti, il produttore del film Mark Johnson ammise in un’intervista all’Hollywood Reporter: “Non so dove trovasse il tempo di informarsi così a fondo al punto da entrare nel cuore di qualsiasi dibattito. Potevi proporgli qualsiasi tema; Robin partiva con i suoi monologhi, improvvisando, ed era incredibile“.

Due anni dopo, Robin Williams sfiorò nuovamente l’ambita statuetta, grazie a uno dei suoi capolavori più apprezzati dalla critica. Era il 1989 e sul grande schermo approdò, infatti, L’attimo fuggente. Per la regia di Peter Weir, Robin Williams si reinventa, questa volta nelle vesti del  professor Keating. Grazie al suo invito a ‘cogliere l’attimo’, il film porta in luce temi quali la capacità nel sapersi guardare da altre angolazioni, nel sapersi riscoprire e, soprattutto, nel riuscire ad andare oltre gli schemi prestabiliti. La pellicola è un invito appassionato a non rimanere fossilizzati sui preconcetti: un invito che passa attraverso l’entusiasmo e la personalità travolgente di Robin Williams. Sebbene anche in questa occasione non abbia ottenuto la statuetta, l’Academy lo premierà alcuni anni più avanti, grazie al suo ruolo di Attore Non Protagonista in Will Hunting – Genio ribelle.

Le maschere per nascondere il dolore: Robin Williams oltre i film

Con Patch Adams ci ha insegnato il valore inestimabile della felicità. Con Hook – Capitan Uncino a non abbandonare mai il nostro spirito fanciullesco e con Mrs. Doubtfire che il legame tra genitori e figli resiste a tutto: Robin Williams è stato l’emblema dei valori di amore, speranza e unione. Eppure, nonostante la positività che permeava la sua figura, l’interprete era combattuto da alcuni demoni interiori. Demoni che, per l’amore dei fan, ha sempre tenuto taciuti e nascosti. Tuttavia, nel 2014 il dolore deve essere diventato insopportabile tanto da spingere l’attore all’estremo gesto. Solo allora, la moglie Susan Schneider ha affermato che Robin Williams avesse scoperto di essere affetto dalla malattia di Parkinson. Al contempo, si scoprì che l’attore soffrisse di una malattia neurodegenerativa, che nell’ultimo periodo lo aveva portato a soffrire di allucinazioni. La sua perdita è arrivata come un fulmine al ciel sereno. Ed è con le parole della figlia Zelda che lo ricorderemo per sempre: “Il mondo sarà per sempre un po’ più triste, meno colorato e meno pieno di risate”.

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