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Italia, Francia, Grecia e Australia: dilaga la protesta contro l’obbligo del Green Pass

Cortei e manifestazioni con migliaia di persone da Roma ad Atene fino a Sydney e Melbourne, scontri e disordini con la polizia

Un fine settimana rovente e non solo per il caldo torrido. In tutta Italia migliaia di persone hanno manifestato per per dire no al Green Pass anti Covid. Come è noto la certificazione verde sarà obbligatoria dal 6 agosto per alcune situazioni, come eventi, sport, ristoranti al chiuso, palestre, cinema e teatri.

Mobilitazione in molte città

In 3mila si sono radunati a Roma, ieri 24 luglio, dove si sono verificati tafferugli con la polizia. In Piazza del Popolo le forze dell’ordine sono intervenute anche con i mezzi blindati per disperdere i manifestanti che volevano partire in corteo verso Via del Corso. Alle proteste hanno preso parte anche esponenti di Casa Pound e Forza Nuova. “Non sono contro il vaccino – ha detto all’Ansa il proprietario di un locale che manifestava a Roma – ma il Green Pass è un danno per l’economia. In molti rischiamo di fallire“. Sono stati 5mila i manifestanti a Torino, 500 ad Aosta, mille ad Alessandria e Bologna, 2mila a Cagliari, 200 a Saluzzo. E poi altre migliaia a Milano, Genova, Lecce, Cremona, Messina e in altre località da un capo all’altro della Penisola. La mobilitazione era stata lanciata attraverso un tam-tam sui social contro quella che senza mezzi termini è stata definita “dittatura“. Con tanto di paragoni al nazismo e foto di Mario Draghi con i baffetti di Hitler.

I paragoni col nazismo

A Milano e a Torino lo slogan che ha raccolto i maggiori consensi è stato “Norimberga Norimberga” con evidente riferimento ai processi ai gerarchi nazisti dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Poi stelle di David con la scritta “non vaccinati = ebrei” e cartelli con le svastiche. I dimostranti di Cagliari hanno srotolato uno striscione che paragonava il Green Pass per entrare al chiuso in un ristorante all’Ahnenpass, il passaporto ariano introdotto nella Germania nazista del 1933.

Le reazioni politiche

Sentire pronunciare parole come ‘schiavitù’ e ‘truffa del Covid’ – ha commentato Licia Ronzulli, vicepresidente di Forza Italia al Senato – mi fa rabbrividire. Secondo questi irresponsabili, 130 mila morti forse li abbiamo solo sognati“. Francesco Boccia, deputato e responsabile Enti locali del Pd, esprime “amarezza” per “la mancanza di rispetto verso chi ha perso la vita, verso chi è stato in terapia intensiva, verso medici e infermieri che continuano a sacrificarsi per curare chi arriva in ospedale“.

Le proteste nel mondo

Raduni e cortei si sono inseriti nel solco di una mobilitazione internazionale, animata da collettivi chiamati World Wide Demonstration e World wide rally for freedom. Sabato 24 luglio sono scesi in piazza cittadini di diversi Paesi del mondo. In Francia, a Parigi, ci sono stati scontri tra dimostranti e polizia. A Strasburgo, Nantes, Lille e Bordeaux, sit-in pacifici contro i pass sanitari. Secondo il ministero dell’Interno i partecipanti in tutto il paese sono stati 161mila. Violenti scontri anche in Grecia, ad Atene. I poliziotti hanno usato i lacrimogeni e i cannoni ad acqua per disperdere le persone, almeno 4mila, che si erano radunate nel centro della capitale greca per opporsi alle vaccinazioni obbligatorie di alcuni lavoratori come il personale sanitario e infermieristico. Alcuni manifestanti hanno lanciato molotov, la polizia ha risposto con i lacrimogeni. Migliaia di persone hanno manifestato anche nelle due più grandi città australiane: a Sydney la polizia ha eseguito diversi arresti dopo violenti scontri. A Melbourne, invece, i manifestanti hanno affollato le strade dopo essersi radunati davanti al Parlamento statale.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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