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Riforma della Giustizia, intesa nel Governo: regime speciale per i reati di mafia. Dal 1 agosto il testo alla Camera

Stralciati dall'improcedibilità i processi per i crimini più gravi. Il Consiglio dei Ministri dà il via libera anche alle assunzioni di oltre 100mila docenti nella scuola

La riforma della giustizia alla Camera dei Deputati da domenica 1 agosto per l’esame dell’Aula. Questo il timing fissato dopo una giornata campale di estenuanti trattative in Consiglio dei Ministri sul pacchetto di norme che porta il nome della Guardasigilli, Marta Cartabia. Ci sono volute almeno 8 ore di colloqui incrociati tra le forze politiche per arrivare alla fumata bianca, ieri 29 luglio. Fra i punti di mediazione che hanno portato all’intesa, il regime speciale per i processi relativi ai reati di mafia, fuori, cioè, dalle maglie dell’improcedibilità.

Le novità

Il Movimento Cinque Stelle, in particolare, aveva puntato i piedi. Le nuove normative sul processo penale – era il timore dei pentastellati – avrebbero spazzato via i maxi processi contro la criminalità organizzata. Adesso invece M5S incassa il regime speciale. Per i procedimenti circa reati aggravati da mafia scatteranno 6 anni di Appello, con un regime transitorio da qui al 2024. Dal 2025 l’appello scenderà a 5 anni. L’accordo è stato raggiunto all’unanimità, dunque anche col voto del M5S. Il braccio di ferro si era registrato soprattutto riguardo al 461 bis1, ovvero per i reati commessi “per agevolare le associazioni mafiose“. Si prevedono eccezioni, inoltre, per reati come lo scambio politico mafioso, l’associazione finalizzata allo spaccio, la violenza sessuale e i reati di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. In questi casi i giudici di Appello e di Cassazione potranno con ordinanza, motivata e ricorribile in Cassazione, disporre l’ulteriore proroga del periodo processuale.

Soddisfazione della ministra Cartabia

È una giornata importante, lunghe riflessioni e lavoro per venire a un accordo – ha dichiarato la ministra della Giustizia, Marta CartabiaC’è stata un’approvazione all’unanimità, con convinzione di tutte le forze politiche e l’impegno a ritirare tutti gli emendamenti che erano stati presentati dalle forze di maggioranza. Ora l’obiettivo è di accelerare il più possibile il lavoro in Parlamento. E concludere prima della pausa estiva questa importantissima riforma“.

Le reazioni di Conte e Letta

Ai microfoni dei cronisti non risparmia un attacco al partito di Matteo Salvini l’ex premier, Giuseppe Conte. “Devo dire che sono molto rammaricato – ha spiegato il leader in pectore dei Cinque Stelle – perché dalla Lega c’è stata una durissima opposizione” all’allungamento dei tempi di prescrizione “per i processi per mafia“. Questa è una “riforma della giustizia che ci avvicina all’Europa e fa compiere grandi avanzamenti in termini di modernità ed efficacia – è stato il tweet del segretario Pd, Enrico LettaCartabia ha trovato il giusto equilibrio per superare la riforma precedente senza scadere nell’impunità. Ci siamo spesi per l’accordo. Ne siamo contenti“.

La Lega: “Bene così”

Sul fronte Lega esprimono soddisfazione per il varo della riforma in Cdm sia Matteo Salvini che Giulia Bongiorno. “Come chiesto dalla Lega, non rischieranno di andare in fumo i processi per mafia, traffico di droga e violenza sessuale – sostengono – E ora avanti tutta con i referendum che completeranno il profondo cambiamento chiesto dai cittadini“.

Tribunali e scuola

E se nell’ambito delle nuove norme sulla macchina giudiziaria l’accordo di governo prevede l’assunzione di circa 20mila unità di personale, il Cdm di ieri ha varato anche disposizioni sulla scuola. Su proposta del ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e del ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco, il ministero dell’Istruzione potrà effettuare assunzioni. In particolare, a tempo indeterminato, di 112.473 docenti, sui posti vacanti e disponibili per l’anno scolastico 2021/2022.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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