Moda, maglieria e “follerie” in doppio petto secondo Mirco Giovannini

Il direttore di VelvetMAG ha intervistato Mirco Giovannini per presentare ai lettori una sorpresa

Mirco Giovannini è uno stilista che guarda il mondo attraverso una maglia. L’ha scelta come atomo della sua creatività. Una maglia dopo l’altra, come le esperienze della vita, che con sapienza si tengono insieme e creano un capo, un racconto. Che con morbidezza poi si adattano a chi le indosserà. La maglia non è solo un tessuto, ma una filosofia e nel caso di Mirco è intrisa della sua proverbiale inventiva e di una sapienza artigianale costruita nel suo percorso. Per questo le sue creazioni sono uniche, sono l’intreccio, come si intrecciano le maglie, del desiderio di bellezza di chi sceglie quello che non è più semplicemente un capo, perché porta anche lo sguardo e il vissuto del suo creatore.

Per questo ho scelto, come direttore di VelvetMAG, di raccontare la sua storia. Che mi ha rapita, mi ha messa a sedere comodamente in poltronarigorosamente verde, portate pazienza sarà lui a spiegarvi perché tutti nella vita abbiamo bisogno di una poltrona verde – e mi ha raccontato la sua storia, il suo concetto di eleganza. E da queste chiacchiere nasce poi una sorpresa per voi lettori, che vi sveliamo alla fine dell’intervista.

Intervista a Mirco Giovannini

Raccontaci il tuo inizio nel mondo della moda?

Tutto inizia in un grande maglificio di Fano, Gabriella Frattini SPA, che oggi non c’è più. Era il 1990, per circa 2 anni e mezzo sono stato un assistente tutto fare, ricevevo/subivo un trattamento non facile da parte della titolare, non avevo l’esperienza di oggi, quindi facevo di tutto ed ero come si suol dire il ‘garzone‘ dell’ ufficio stile.

Un giorno tutto cambiò, ritornando dalle ferie di agosto mi trovai con una nuova Stilista di grande esperienza, arrivava da Milano e la titolare ci chiese di fare delle cartelle colore su macchina di maglieria industriale, lo chiese anche a me per la prima volta. Arrivarono le prime prove di teli e la titolare chiese di chi fosse una variante colore, lo chiese direttamente alla nuova arrivata e lei rispose che non era sua, dicendole che era mia, la proprietaria dell’azienda si voltò, mi guardò e mi chiese se fosse veramente la mia. Da quel giorno la svolta, diventai il suo braccio destro, la mia vita lavorativa cambiò completamente e capii ancora di più che gli studi fatti e la mia creatività iniziavano a dare i primi frutti.

Da cosa trai ispirazione per le tue creazioni?

Ogni giorno sono ispirato da tutto ciò che mi circonda, la quotidianità, gli amici, le cene, vedere per strada i giovani, come si muovono e vivono. I libri di moda comprati durante i miei viaggi in giro per il mondo, negli anni, mi hanno aiutato ad interpretare il mio pensiero di maglieria, ritengo di essere fortunato per la grande libreria che mi sono costruito. Ascolto molto le mie assistenti, come si vestono che tipo di musica ascoltano, chi frequentano. Sono molto curioso e folle, con tutto quello che mi circonda s’innesca tanta emozione e creatività.

Quanto della tua terra, la Romagna, entra nel tuo processo creativo? E’ un valore aggiunto in un settore quello della moda che è ‘chiccamente’ internazionale?

Sono molto grato al mio territorio, alla mia terra, nell’ultimo anno ho legato tantissimo con una grande famiglia di produttori di vini. La loro grande cantina – Enio Ottaviani – oggi lo sento come il mio ‘santuario’, perché sono avvenute grandi magie e grandi iniziative per il territorio circostante e anche per la mia persona e il mio lavoro. Per me questo posto è il luogo della mia rinascita.
Tutto è iniziato in una splendida serata primaverile sotto un albero di fico nel giardino della cantina dove i due fratelli Massimo e Davide mi hanno chiesto se potevo vestirli per partecipare alla premiazione di un importante evento – il Reader Awards 2020 – dove avrebbero ricevuto un premio per il loro vino Rebola.

Da questo incontro è nato un grande progetto wine & fashion: maglie in merinos e cotone con intarsio scritto sul davanti in lurex oro con il brand Rimini Rebola per lui e per lei capi Viceverse. E’ un grande valore aggiunto dare spazio al proprio territorio, alle origini, alle artigianalità del posto con la riscoperta dei piccoli imprenditori o di laboratori artigianali scomparsi nella grande corsa alla globalizzazione. Oggi si rivelano essenziali per costruire insieme grandi progetti.

Ripercorriamo la tua carriera: quando hai cominciato a pensare che potevi portare la tua maglieria nel mondo?

Nel 2006 dopo il concorso Who is on Next Vogue Italia. Ho deciso di partire con il mio brand MIRCO GIOVANNINI maglieria donna, couture ricercata e speciale, per poi farlo conoscere nel mondo.

Parliamo delle celebrities per cui hai creato un look esclusivo: di quale sei più fiero?

Si certo che ne parliamo, anche perché arrivare a vestire grandi celebrities hollywoodiane, senza avere un gruppo importante di supporto, non è da tutti. Ne vado fiero. La forza di credere in quello che si fa e la costanza premia i sogni che uno porta dentro. Ho vestito Beyoncé per il video 1+1; Lady Gaga, Zoe Kravitz, Jaimie Alexander e Bryanboy blogger internazionale, Kery Hilson e Jovanotti.

Questo è anche il tuo successo lavorativo più grande?

Si e no, e non lo dico per essere modesto. Le grandi esperienze come stilista ‘freelance’ mi hanno aperto collaborazioni di successo per collezioni importanti.

Dal 2014 hai creato un nuovo brand “Mirco Giovanni Atelier”: cosa vuole raccontare di diverso rispetto agli inizi?

Ho creato un altro brand Flo Sophie by Mirco Giovannini dedicato alla maglieria mass market, ma con dettagli super glam per lei. Mentre MG Atelier etichetta Mirco Giovannini, nasce lo scorso febbraio come sintesi della nuova rinascita e ripartenza.
Gianluca Marchetti, un imprenditore visionario che ho conosciuto nella cantina Enio Ottaviani, ha deciso di scommettere sul progetto Atelier FOLLERIA (come la mia vita!). Insieme abbiamo deciso di produrre capi basati sulla ricerca sia di punti texture, sia di  filati speciali. Per costruire  un capo ci vuole anche un mese di tempo, in cui lavorano tecnici specializzati e modelliste di grande esperienza. Tutto questo per capire come si evolve il mio disegno originale fino al prototipo. Poi c’è la parte dedicata al filato e alle texture, la smacchinatura: sta qui la magia haute couture della maglia.

I miei  abiti sono senza tempo, senza stagionalità, la loro vendita necessità di uno spazio nel nostro atelier che respiri l’atmosfera della grande bellezza sartoriale couturiera. Perché l’abito sia perfetto lo stilista deve incontrare l’anima della donna che lo indosserà per carpirne la bellezza e renderla con la sapienza artigianale un capo unico.

Chi è Mirco Giovannini oggi, nel privato?

Tanta roba, come si dice…. Credo che un ruolo definitivo lo abbia svolto la mia fede ritrovata da alcuni anni. Mi ha aiutato a calmierare i tratti impulsivi del mio carattere per lasciare molto più spazio all’altro e al rispetto per l’altro, che ritengo sia una condizione umana permanente.
Con il mio coming out di qualche anno fa, sono diventato molto più sereno e a volte mi sento felice. Tutto questo sembra banale, ma trovare uno spazio nell’anima è tutto nella vita. Ho una vita piena di grandi amici che mi stanno vicino, e non li ho sentiti lontani neppure durante le restrizioni del Covid.
Ho anche una grande mamma che mi aspetta spesso a pranzo o cena. Ci piace chiacchierare e raccontarci la nostra folleria: lei è uguale a me.

Ho visto un tuo bellissimo video, in cui ti racconti e la chiosa finale con te seduto su una poltrona verde l’ho trovata adorabile: “Mirco Giovannini è questa poltrona verde, un po’ terribile e creativo”. Sta tutta qui la tua “folleria”. La spieghi in esclusiva ai lettori di VelvetMAG?

In primis io vivo con la mia folleria che è quotidiana, intima, sincera. E ci sto anche comodo ormai come in poltronaverde – nella mia folleria. Mi piace il mio essere vero, fuori dagli schemi, goloso e giocoso. Lascio molto di più che tutto quello che mi passa per la testa incontri i miei meccanismi creativi e si sostanzi. Questo nasce dall’imitare qualcuno – mi diverto a farlo con un personaggio straordinariamente glamour come Amanda Lear – dal conoscere le persone in ogni luogo e in ogni ambiente. Il mio amico Massimo Lorenzi mi dice: “Con te si parte, ma non si sa come si ritorna e, se si ritorna”. Credo sia la sintesi del mio processo creativo. Che però si evolve, e quindi credo valga la pena di seguirla questa evoluzione.

La decima e ultima domanda di questa bella chiacchierata non è propriamente una domanda, ma una gustosa anticipazione. Nasce dal fatto che come direttore di VelvetMAG ho chiesto a Mirco di regalarci il suo sguardo sul mondo della moda e del glamour. Lui ha accettato e a breve partirà una nuova rubrica esclusiva sul nostro magazine dal titolo “Interviste in doppio petto”. Spieghiamo ai lettori cosa devono aspettarsi e perché è doveroso portare il doppio petto.

Questa rubrica non sarà solo uno sguardo sul fashion system: il mio, autenticamente soggettivo, ma da ‘sgamato addetto ai lavori’. Sarà un modo per raccontarvi delle storie che stanno dietro il mondo della moda, aneddoti, curiosità, racconti di quotidianità e pazzescamente inusuali che mi accadono. Nella mia prossima “rubrichina” scoprirete molto della mia vita e della moda.

Racconterò come il velluto chiffon e il filato si sono incontrati creando un nuovo percorso, come la moda diventa materia, ma anche quel gossip divertente che caratterizza il nostro mondo, che si esprime a volte con una tendenza colore, con qualche critica aspra. Il tutto visto attraverso la lente della mia “folleria”.
Saranno delle interviste in doppio petto, nel senso che farò comprendere all’intervistato – lui o lei, è indifferente – perché indossare quello giusto ti cambia l’armadio e la vita. Ogni intervista sarà accompagnata da una giacca disegnata da me in maglia, anche solo da appoggiarsi sulle spalle, o da indossare per donarsi eleganza. Ecco per me il doppio petto è il sinonimo iconico dell’eleganza.

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