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G7 sull’Afghanistan, Draghi: “Coinvolgere tutti i grandi del mondo sul futuro del paese”

La proposta del Premier che ha voluto il vertice internazionale di oggi. Non bastano sanzioni ai talebani, serve un'azione concreta che guardi al prossimo G20

Nei giorni scorsi ha convinto il premier inglese Boris Johnson e il presidente americano Joe Biden a svolgere con urgenza un G7 in via straordinaria. E adesso Mario Draghi avrà un ruolo da protagonista alla riunione dei grandi del mondo sull’Afghanistan. Il vertice internazionale si svolgerà oggi 24 agosto, in modalità virtuale, nel contesto della pandemia di Covid, e il Presidente del Consiglio italiano lancerà la sua proposta. Ovvero quella di coinvolgere Cina, Russia, Turchia, India e Arabia Saudita nella gestione del futuro del paese asiatico riconquistato dai talebani.

Diritti e protezione umanitaria

Sarà infatti questo uno dei punti forti su cui il premier punterà le fiches dell’Italia al tavolo del G7. Al meeting si discuteranno gli sviluppi della crisi a Kabul, col ritiro delle truppe Nato in corso in base agli accordi di Doha. Una realtà che però, di fronte al caos scoppiato nella capitale afghana, potrebbe subire ripensamenti. L’Italia, presidente di turno del G20, ha lavorato per giorni alla prossima convocazione, alla metà di settembre, di un vertice ad hoc dei 20 Grandi su tutta la vicenda. Il premier ribadirà ai partner del G7 che la priorità resta la difesa dei diritti fondamentali. A cominciare dalla difesa dei diritti delle donne, e dalla protezione di tutti coloro che si sono esposti in questi anni per costruire un Afghanistan democratico.

Draghi a colloquio con i grandi

Questo obiettivo deve essere perseguito in tutti i contesti possibili, secondo Draghi. Ma il contesto geopolitico e strategico dell’Afghanistan non può prescindere dal coinvolgimento di Pechino, di Mosca, di Delhi e di Ankara. Cina, Russia, Arabia Saudita, Turchia, India, sono esponenti del G20 ed è dunque il G20 la sede naturale dove poter avviare questa operazione di collaborazione. Nei giorni scorsi il premier italiano ha avuto una serie di colloqui telefonici con i principali leader mondiali. Da Angela Merkel a Vladimir Putin a Emmanuel Macron allo stesso Joe Biden. Draghi ha anticipato quella che sarà la sua posizione anche a Boris Johnson, presidente di turno del G7. Dal canto suo il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha detto che è pronto a sostenere la posizione britannica sull’imposizione di sanzioni ai talebani.

G7, la questione delle sanzioni

Il tema sarà sul tavolo e l’Italia potrebbe aderire alla proposta. Scopo essenziale del vertice di oggi sarà quello di dare una risposta comune che serva a fermare le ritorsioni del nuovo regime di Kabul nei confronti dei cittadini afghani che hanno appoggiato il precedente governo, garantendo a questi ultimi una via d’uscita sicura dal paese. Ma al di là delle drammatiche contingenze – è la considerazione che Draghi porterà all’attenzione dei partner – bisogna ragionare sul futuro. E in questo caso lo scenario che non può limitarsi al tavolo dell’Occidente industrializzato e democratico. Sarà indispensabile coinvolgere attivamente gli attori principali della scena mondiale, a cominciare da Mosca e da Pechino. La sede naturale per farlo? il G20 di settembre.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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