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Il successo di Valentina Fradegrada: “Nella moda è fondamentale avere carisma”

Tutto è iniziato quando ha aperto il suo blog di moda, il primo in Italia, dopodiché ha raggiunto il successo lanciando l’idea del Bikini Upside Down, da cui è nato il suo brand

Grinta, determinazione e passione hanno portato Valentina Fradegrada ad ottenere un successo dopo l’altro. Il suo è un nome che ha dettato tendenza nel non molto lontano 2017, quando è esploso l’amore per i Bikini Upside Down, comunemente conosciuti sui social come “i costumi indossati al contrario”. Prima blogger italiana di moda (ha anticipato anche Chiara Ferragni), ha fondato il proprio brand nel 2018 e, spinta da una passione coltivata sin da bambina, si è avvicinata al mondo della musica pubblicando il suo primo singolo Sicaria. Abbiamo avuto modo di chiacchierare con Valentina del suo brand, dei suoi sogni da bambina, della musica e dei programmi per il futuro. Ecco cosa è saltato fuori.

Intervista esclusiva a Valentina Fradegrada

Com’è nata l’idea del bikini indossato al contrario?

In realtà non è al contrario, le persone hanno iniziato a chiamarlo così. Essendo diventato virale, ho deciso di tenere il nome perché l’ho trovato molto interessante. L’idea è nata dal fatto che ogni anno vado in vacanza con mia nonna, che ha un seno naturale molto abbondante. E mi ha sempre infastidito il fatto che nessun costume le calzasse bene. Volevo poter dare un fitting super tonico a qualsiasi tipologia di seno. Sciogliendolo dal collo e allacciandolo davanti, il seno si compattava talmente tanto che diventava super sodo. Ai tempi stavo studiando moda e stavo cercando una soluzione per dare un aspetto migliore possibile al seno. Inoltre aggiunge visivamente una buona taglia in più e toglie anche i segni del costume, che personalmente ho sempre odiato.

Quando hai lanciato quest’idea?

Nel 2015, poi nel 2017 è diventato virale.

Valentina Fradegrada

E il brand Upside Down Bikini com’è nato?

È stata una conseguenza. Studiando moda, volevo creare qualcosa di mio, quindi ho depositato il nome e ho iniziato a lavorarci.

Qual è il cavallo di battaglia?

Il modello è unico, abbiamo fatto in modo che non cascasse più. Il mio vecchio trend, di allacciarlo davanti, non funzionava con tutti i seni. Abbiamo quindi lavorato con un cartamodello, studiando per due anni interi, e abbiamo coinvolto sarte sia italiane che americane per trovare una soluzione. Il cavallo di battaglia è quel modello lì, cioè il triangolo che strizza. La prima collezione è stata realizzata a mano da una sartoria in Lombardia e i tessuti avevano dei filamenti d’oro. Io amo lo stile classico, barocco, per questo abbiamo usato tessuti un po’ “pesanti”. Vedremo di collezione in collezione.

Cleopatra, Madonna, Diana. Perché i tuoi costumi portano il nome di grandi donne?

Perché è un brand fatto da una donna per le donne. In tutti questi anni non ho ancora fatto nulla per l’uomo, lo faremo un giorno, ma non subito. È nato per far sentire il maggior comfort possibile alle donne in spiaggia, per cui ho scelto il nome di grandi donne per ogni singola texture. Ho scelto anche il nome di Kim Kardashian: alcune sono grandi donne, altre grandi icone.


Hai un role model?

Mia madre e mia nonna sono sempre state il mio esempio. Su ogni cosa: a livello forza-lavoro, concentrazione, famiglia, cultura, spessore, eleganza, stile. Mia madre ha uno stile incredibile. Sono state il mio esempio per tutta la vita e lo saranno per sempre.

Da dov’è nata la tua passione per la musica? E il tuo singolo Sicaria?

Sicaria era un progetto con il mio vecchio management con il quale ho interrotto il lavoro mentre stava uscendo il brano. Io per prima non ho spinto la canzone e non è assolutamente andata bene. Tuttavia ho sempre pensato che nella musica servano molti fallimenti per avere credibilità. Ci sto lavorando e continuerò a lavorarci. La mia passione per la musica? Mi viene un’ansia a camminare per strada senza la musica nelle orecchie, anche se esco per buttare la spazzatura ascolto la musica. Amo la musica, mi ha salvata dai momenti negativi. Mio nonno poi è musicista, ha cantato e suonato la batteria per una vita. È stato lui a trasmettermi questa passione. Quando ero bambina mi ha regalato il karaoke, mi spingeva a fare musica. Anche se lui è super rock, mentre io latino americano.

Qual era il tuo sogno da bambina?

Io ho fatto 12 anni di danza classica, quindi volevo essere una ballerina di danza classica. Ho partecipato al concorso per l’Accademia russa e tra tutte le italiane che c’erano siamo passate in tre. Però ho deciso di non andare, perché ho iniziato a pensare che non si poteva ridurre a quello la mia vita. Di contro ho iniziato arti marziali. Ho fatto due anni, ho partecipato agli italiani e vinto cinque ori su cinque. Poi ho chiuso anche con quello.

Valentina Fradegrada

Ricordi quel periodo della tua vita in modo positivo?

Sì, assolutamente. Anche se – e questa è stata una mia lotta nei primi anni di social network – quando ho iniziato ad avere un po’ più di curve, ricordo che le insegnanti di danza mi dicevano: ‘Anche l’acqua naturale ingrassa’. Io non ho mai avuto problemi alimentari e, per un periodo, per me la danza ha rappresentato un modello estetico sbagliato. È stato anche questo uno dei motivi per cui ho lasciato. Le mie compagne di corso prendevano alla lettera quello che le insegnanti dicevano. È stata una delle battaglie più grosse che ho sostenuto durante i primi anni sui social. Alla fine di ogni giornata mostravo cosa mangiavo e dicevo: “Mangia e vai in palestra”. Questo era il mio obiettivo. Ai tempi, non esistevano ancora gli esempi fitness. Erano ancora fermi alla modella magra e slanciata – parliamo di quasi 20 anni fa – ed era quello il principale modello di figura femminile. Mi sento fortunata a non avere avuto problemi alimentari, non tutti hanno questa fortuna. Ho avuto amiche vicine che sono entrate e uscite dalle cliniche. È una cosa seria e devastante.

Considerando il tuo alto numero di follower, com’è il tuo rapporto con i social?

Ti confesso che il peso più grosso da gestire negli ultimi anni sono state le altre ragazze che lavorano su Instagram. C’è tanta cattiveria in giro. Mi sarebbe piaciuto avere una community più concreta con altre ragazze. In America, dove ho vissuto un anno, è tutto molto diverso. Sono stata aiutata da tante ragazze, ho più amiche lì che in Italia.

Valentina Fradegrada

Ti manca vivere in America?

Mi manca il fatto di svegliarmi la mattina e di sentirmi in una sorta di videogioco. Non è casa tua, tutto il giorno pensi che sei lì per lavorare. Però la qualità della vita che abbiamo in Italia, la cultura, il cibo: scelgo Italia senza ombra di dubbio. Tornerò in America sicuramente, ma non mi manca vivere lì. Mi mancano più le persone che avevo lì.

Quando hai aperto il tuo blog?

L’ho aperto l’ultimo anno di liceo, perché volevo dimostrare a mia mamma che potevo studiare quell’argomento. Mi diceva che non potevo fare questo nella vita. Allora ho pensato: se arrivano terze persone a dire a mia madre: “Hai visto il blog di moda di Valentina?”, alla fine lei si convince. Io vengo da Bergamo, è un paese piccolo, quello che dicono gli altri conta purtroppo, per questo ho ragionato così. Fatalità: il primo mese in cui l’ho aperto ho iniziato subito a lavorare. Non è esploso da lì, perché è successo con Upside Down Bikini, ma è iniziato tutto da lì. Mia madre alla fine si è convinta. Voleva vedere che riuscivo a trascinare le persone nel mio mondo: avere quel tipo di carisma è fondamentale nella moda.

Valentina Fradegrada

L’esperienza più bella che hai vissuto finora?

Una delle più belle è stata prendere i miei due cani, è stato un vero cambiamento di vita. Dal punto di vista lavorativo, non sono mai contenta perché ogni volta che raggiungo un obiettivo ne ho altri 5. Anche se raggiungo il massimo che posso fare, per me non è mai abbastanza. Sono piuttosto ambiziosa!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Parlando di musica, riprenderò a fine settembre. Quest’inverno avrei dovuto fare una capsule con Pin-Up Stars, ma abbiamo rimandato, si spera quindi per l’anno prossimo. Poi, ormai da un anno, sto cercando in tutti i modi di creare la mia associazione di beneficenza. Purtroppo con il Covid di mezzo è stato tutto più difficile. Abbiamo già creato il sito internet e ho un buon giro di abiti che mi è rimasto dal blog, li stiamo catalogando per poterli vendere e il ricavato di diecimila euro andrà ai più bisognosi. Vorremmo aiutare le famiglie coinvolgendo i social. Non è un progetto facile da costruire, però ci stiamo lavorando. Abbiamo tanto potere nei social ed è giusto utilizzarlo anche per gli altri.

Cristina Migliaccio

Nata ad Ischia, ha studiato a Salerno dove ora vive Editoria e pubblicistica. Ha vissuto quattro anni a Roma diventando giornalista pubblicista. Appassionata di libri e di tutte le dinamiche dell’intrattenimento televisivo, soprattutto riguardo le serie TV. Si occupa di Moda, analizzando nel dettaglio i red carpet e le tendenze. Sul blog www.velvetgossip.it di VelvetMAG è curatrice di curiosità ignote ai più.
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