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I Cinefanatici – Così ridevano: quando la discriminazione ci riguarda da vicino

La scoperta della Venezia "cinematografica" attraverso il capolavoro di Gianni Amelio, vincitore del Leone d'Oro 1998

Il viaggio di VelvetMAG alla scoperta dei film che hanno vinto la Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia segue il fil rouge della discriminazione per come è stata rappresentata dai film che hanno trionfato in Laguna. Il capolavoro di Guillermo Del Toro passa, dunque, il testimone a un altro vincitore del prestigioso Leone D’Oro, nella 55° edizione della kermesse (datata 1998), tutto nostrano: Così ridevano di Gianni Amelio. Il tema dell'”altro da sé” ci riporta nell’annosa questione, ancora una volta italiana – mai del tutto sopita – del discrimine tra Nord e Sud. E lo fa, attraverso un dramma familiare.

Gianni Amelio è dalla parte degli “ultimi”

Gianni Amelio sceglie una storia da raccontare nel film, ma traspare chiaramente che ritiene come tutti abbiano  una storia valida da raccontare. Una storia che ci identifica, che spiega ciò che siamo ora, ma non ciò che potremmo diventare. Questo concetto è applicabile al modo che ha Gianni Amelio di intendere il cinema: in lui non esiste una suddivisione in storie di ‘serie A’ e di ‘serie B’. Tutti, compresi coloro che vengono socialmente identificati come reietti hanno qualcosa da offrire. Come Paolo ne Le chiavi di casa, così Giovanni e Pietro in Così ridevano.

Così ridevano: un dramma familiare che riguarda l’Italia

Ambientato tra il 1958 e il 1964, Così ridevano segue la storia di due fratelli. In sei anni, viene raccontata difatti la vicenda di Giovanni (Ernico Lo Verso, che torna a rivestire i panni del protagonista dopo i precedenti Lamerica, 1994, e Ladro di bambini, 1992) e Pietro (Francesco Giuffrida), entrambi emigrati siciliani. I due si trasferiscono a Torino, in cerca di riscatto sociale. L’ambiente è però ostile, intriso di pregiudizi nei confronti dei meridionali. Giovanni preme affinché il fratello minore riesca a ottenere il diploma di maestro. La storia si snoda nel corso di diversi anni, durante i quali i due fratelli sono profondamente cambiati e, in apparenza, vicini alle reciproche aspirazioni. Da una parte, infatti, Pietro ha conseguito il titolo, mentre Giovanni, che si è sposato, è intenzionato a sistemarsi. Un evento improvviso, tuttavia, irrompe nella vita dei fratelli: durante una colluttazione, un uomo rimarrà ucciso per mano del maggiore dei due. Pietro si farà carico di quanto accaduto e sarà condotto nel carcere minorile. Tempo dopo, un assistente sociale lo condurrà a una festa di Giovanni, ormai definitivamente affermatosi nella “nuova” società: tra i due, un tempo vicini, il dialogo è ormai interrotto per sempre.

L’accettazione dell’altro è il tema eviscerato nell’intera opera, diretta da Gianni Amelio. Ritrovarsi, difatti, in un contesto diverso da quello di appartenenza, infatti, può spingere a due diverse conclusioni. Le stesse, parallele, che infine imboccano i due protagonisti. Da una parte, l’aderenza e dall’altra, il rifiuto. Una volta intrapresi i due diversi percorsi, non esiste soluzione di continuità. In una visione annichilente che il regista offre con Così ridevano, la mancata risoluzione del conflitto tra i due fratelli rispecchia, in pochi termini, la persistenza delle differenze tra Nord e Sud – Italia. La dimensione privata del dramma familiare, dunque, diviene metafora di un dramma italiano condiviso.

Così (non) ridevano più

La via che Gianni Amelio ha scelto per raccontare la storia dei due fratelli è quella del disincanto. Al contempo, ha lasciato grande spazio alla partecipazione – e dunque all’immaginazione – del pubblico, che ha dovuto rimettere insieme da sé i pezzi di una vicenda, raccontata attraverso una narrazione ellittica. Molto spesso, infatti, ciò che più conta è rimasto fuori campo, spingendo perciò gli spettatori a rimettere insieme i pezzi da sé. Il risultato è un progressivo allontanamento tra Giovanni e Pietro: se prima erano “uniti da un sogno“, adesso sono divisi da due destini opposti. Due destini che corrispondono, ancora una volta, alla mancata risoluzione del conflitto tra Nord e Sud. Lontano dai giudizi storici e da qualsiasi altra forma di didascalismo, Gianni Amelio ci ricorda, dunque, l’universalità della tematica e ci spinge, dunque, ad andare oltre.

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Lorenzo Cosimi

Cinema e tv

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva con incursioni sui social.

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