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Senza Colin Firth non avremmo mai avuto ‘Mark Darcy’ in “Bridget Jones”

Carismatico, affascinante e talentuoso: solo Colin Firth avrebbe potuto ricoprire il ruolo di Mark Darcy

Nato a un giorno esatto di distanza dal ‘rivale’ Hugh Grant, Colin Firth è tra gli interpreti più apprezzati del cinema britannico. Proprio con il protagonista di Notting Hill, oltre a contendersi l’amore di Bridget Jones, si è “battuto” per il primato di “icona british“. Una battaglia che ha diviso, soprattutto in seguito all’uscita de Il diario di Bridget Jones, gli spettatori in due schieramenti: team Grant e team Firth.

Ma, alla fine, si può dire di essere arrivati a un compromesso: se Hugh Grant è infatti l’eterno cattivo ragazzo, Colin Firth può essere definitivo la sua nemesi. Ed è, in fin dei conti, l’immagine stessa che l’interprete Premio Oscar ha iniziato a trasmettere. Di contro al mito dell’eterno Peter Pan, lui è l’immagine della stabilità, del fascino sofisticato, dell’uomo con i “piedi per terra” ma che, in fondo, mantiene in sé quella componente istintuale sempre sveglia. E quale miglior occasione per celebrarlo se non il suo 61esimo compleanno?

Colin Firth, il “bravo ragazzo” del cinema britannico

Nato a a Grayshott, nello Hampshire, il 10 settembre 1960, Colin Firth trascorre parte della sua infanzia in Nigeria, trasferendosi poi all’età di 11 anni, a St, Louis, in Missouri. Nel 1984 debutta sia su piccolo che grande schermo, rispettivamente con la serie tv Crown Court e Another Country – La scelta, quest’ultimo tratto dall’omonima pièce teatrale, interpretata sempre da Firth e Rupert Everett. Fin dagli esordi, l’interprete britannico si è alternato con disinvoltura tra cinema e televisione, prendendo parte a produzioni più o meno di successo. La consacrazione internazionale, tuttavia, arriva nel 1995, nell’adattamento televisivo di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Nei panni di Mr. Darcy, archetipo dell’eroe romantico ma introverso, Colin Firth lascia un’impronta indelebile, che lo rende il perfetto “principe azzurro”. Elegante, raffinato, affascinante: l’interprete dimostra di possedere tutte queste caratteristiche.

L’anno successivo, Colin Firth entra a far parte de Il paziente inglese, che stravince nell’edizione dei Premi Oscar 1997, portando a casa ben nove statuette. Il suo rinomato savoir-faire lascia spazio, sempre nel 1997, a un inedito docente di lettere mosso dalla sua irrefrenabile passione per l’Arsenal in Febbre a 90° per la regia di David Evans e basato sull’omonimo romanzo di Nick Hornby. Solo due anni più tardi, entra a far parte del cast di un’altra pellicola pluripremiata agli Academy Awards: Shakespeare in Love, diretta da John Madden, che conquista ben sette Oscar. Ma, come si è soliti dire, il meglio deve ancora arrivare. Nel 2001, infatti, l’interprete britannico ricopre forse uno dei suoi ruoli più celebri di sempre: quello dell’avvocato Mark Darcy nella saga cinematografica di Bridget Jones.

Colin Firth è l’unico Mark Darcy possibile: ecco perché

Basato sul romanzo omonimo di Helen Fielding, nel 2001 uscì nelle sale cinematografiche Il diario di Bridget Jones. Rilettura in chiave moderna di Orgoglio e Pregiudizio – e, in effetti, il nome di Mark Darcy non è casuale – il film è uscito in sala appena due anni più tardi di Notting Hill, decretando il successo indiscusso del genere della commedia romantica. E, soprattutto, di Colin Firth. La vicenda è ben nota a tutti: la storia ha come protagonista una trentenne londinese (Bridget Jones, interpretata dalla due volte Premio Oscar Renée Zellweger), incline al fumo e all’alcol, intenta a cambiare in meglio la propria vita. Per questo deciderà di tenere un diario al quale affiderà tutte le sue riflessioni, fino a quando la sua vita assisterà ad una piega inaspettata: la protagonista si ritroverà infatti contesa tra due uomini, Daniel Cleaver e Mark Darcy.

Successo di pubblico e di critica, Bridget Jones portò la commedia romantica su un ulteriore livello. Tuttavia, stando a quanto dichiarato dalla stessa Helen Fielding, ad avere un ruolo decisivo, sin dalla prima scrittura del romanzo, è stata proprio la figura di Colin Firth. L’autrice ha difatti ammesso che, sin dalla prima stesura, per il personaggio di Mark Darcy avesse proprio in mente l’interprete britannico. Tuttavia, quando l’attore ha ricevuto il copione pare che suo fratello – fan delle opere della Fielding – abbia esclamato: “Mark? Ma non è descritto come un tipo sexy?” Ma l’autrice non aveva dubbi: Mark Darcy aveva in tutto e per tutto le sembianze di Colin Firth. E possiamo dire che ci abbia visto lungo.

L’Oscar per Il discorso del re

Dopo Bridget Jones, tuttavia, Firth ha dato prova di sé dimostrando notevoli qualità drammatiche. In A Single Man, per la regia di Tom Ford, nel raccontare l’ultimo giorno di vita di un professore omosessuale, a conquistato la Coppa Volpi in occasione della 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ricevendo inoltre la nomination al Premio Oscar. Ma è l’anno successivo, nell’edizione del 2011, che l’Academy lo premia con l’ambita statuetta. Nel ruolo del re Giorgio VI, noto per i suoi problemi di balbuzie, ottiene il prestigioso riconoscimento per Il discorso del re. Insomma, nel corso della sua carriera, Colin Firth ha dimostrato versatilità, tra commedie romantiche, drammi esistenziali e musical – Mamma mia! – per cui non potevamo non rendere omaggio all’eterno “bravo ragazzo” del cinema britannico.

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Lorenzo Cosimi

Cinema e tv

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva con incursioni sui social.

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