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I Cinefanatici – “America oggi” e “Tre colori – film blu”: le molte vie della soggettività

Un altro ex aequo incontra l'occhio di VelvetMAG nella penultima tappa alla scoperta della Venezia cintematografica

Introducendo il concetto di soggettività, Rashomon ci ricorda che sebbene la verità sia una sola, i rimaneggiamenti sulla stessa possano essere molteplici. Tutto sta alla facoltà dell’uomo che di raccontare un evento, in base alle proprie impressioni e – come spesso accade – in base al proprio tornaconto personale. E cosa succede se la soggettività acquisisce una posizione privilegiata? Un tentativo di risolvere il dilemma può essere offerto dal vincitore – anzi, dalle pellicole vincitrici – nell’edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia del 1993. Anche quell’anno, così come accadde nel 1959, a ottenere il Leone d’Oro furono due pellicole: America Oggi di Robert Altman e Tre colori – film blu di Krzysztof Kieślowski.

America oggi (Shorts Cut), ovvero lo spaccato senza filtri di una società confusionaria

Film corale a episodi, Robert Altman offre in circa tre ore di durata un intersecarsi continuo di nove storie, con il suo America oggi. Basandosi sui racconti dello scrittore Raymond Carver, il lungometraggio restituisce al proprio uditorio un ritratto tutt’altro che edificante di una giornata tipo a Los Angeles. La pellicola parte fin da subito trasportando lo spettatore in un’atmosfera minacciosa: una disinfestazione iniziale condotta da un gruppo di elicotteri, contro la mosca della frutta.

A tenere le fila del racconto sono una casalinga tradita dal marito; un padre di famiglia che si rifà vivo dopo trent’anni per assistere alla morte del nipotino; un uomo accecato dalla gelosia che distrugge l’abitazione della propria ex moglie; una cameriera il cui matrimonio è in crisi a causa dell’alcolismo del marito. In una sorta di potpourri, che è piuttosto un coacervo di eccessi, follie, di individui “sull’orlo di una crisi di nervi” – per parafrasare il capolavoro di Pedro Almodovar – il dato che emerge è la sola, unica – e desolante – perdita di punti fermi.

Ciascuna delle persone coinvolte agisce, difatti, mossa dalle rispettive intenzioni, spinta dalla propria – illusoria – costruzione di senso della realtà. Altman ha inoltre la grande capacità di costruire una notevole intensità drammatica, a partire proprio dal dettaglio apparentemente trascurabile. Un espediente che denuncerà, d’altronde, il proposito alla base del film: la perdita di un perno stabile, che riesca a gestire l’agire umano. Ciascuno dei protagonisti di America oggi si muove allo sbaraglio, aggrappandosi dunque anche al particolare, per non smuovere – quelle che ritiene – le sue certezze.

Tre colori- film blu: verso lo straniamento più totale

Una società confusa e allo sbaraglio, più incline allo scontro che al confronto, non può che portare a una sensazione di straniamento e alienazione. È il caso di Tre colori – film blu. Krzysztof Kieślowski ha diretto il primo film della trilogia, proseguita con Film Bianco e Film Rosso, in omaggio ai tre colori della bandiera francese e al motto Liberté, Égalité, Fraternité, nel 1993. Il lungometraggio, ambientato a Parigi, segue la storia di Julie (Juliette Binoche), sopravvissuta all’incidente nel quale il marito e la figlia hanno perso la vita.

Dopo un tentativo di suicidio, che non si rivela fatale, la donna arriva a una decisione: cancellare qualsiasi ricordo del passato, compiendo una sorta di suicidio mentale. Sul punto di distruggere l’ultima composizione del marito, la donna troverà il modo di confrontarsi con il passato, accettando infine l’amore di Oliver, collega del marito. La sua ritrovata linfa vitale la spingerà ad offrire la propria casa all’amante del defunto marito, di cui porta in grembo il figlio.

Quando si è privati dei propri punti fermi, qual è la reazione immediata? Probabilmente quella di Julie: il dolore per la perdita della famiglia ha spinto di istinto la donna ad annullarsi. Mossa dall’intento con la convinzione che sia preferibile non provare più nulla piuttosto che quel dolore costante e atroce, dato dalla fine della certezza. Julie sceglie dunque di cancellare il ricordo delle persone a lei care, vendendo qualunque cosa possa rimandare al pensiero del marito e della figlia. Non proprio tutto: terrà con sé delle perline blu, appartenenti alla bambina. Un piccolo dettaglio che, tuttavia, è significativo: in quel cimelio c’è il desiderio della donna di ricominciare. E, al contempo, quello della società di ritrovare finalmente il senso perduto, all’alba del nuovo millennio.

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Lorenzo Cosimi

Cinema e tv
Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva con incursioni sui social.
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