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I Cinefanatici: Joker, l’anti-cinecomic che ha conquistato Venezia e riscritto le regole

In occasione dell'ultima giornata di Venezia78, l'occhio di VelvetMAG si posa sul villain della DC Comics, declinato in una nuova versione

Il viaggio alla scoperta della Mostra del Cinema di Venezia giunge alla conclusione insieme alle ultime battute del Festival. Il cinema in Laguna spesso ha rappresentato le trasformazioni epocali in corso nella società, come accaduto in America oggi e Tre Film – colore blu. Nella giungla del quotidiano, la frenesia ha perciò condotto a un’altra via per rimanere sani: essere folli. E a ricordarcelo è l’alienato per eccellenza, nato dall’Universo DC Comics, che dà il titolo al Leone d’Oro della 76a edizione: Joker.

Joker è il cine-comic che riscrive le regole del genere

Al centro delle vicende Arthur Fleck – interpretato dal Premio Oscar Joaquin Phoenix – in una Gotham City datata 1981. Alla ricerca delle origini dell’emblematico sorriso clownesco che ha già assistito, in passato, alle performance di Jack Nicholson, Heath Ledger e Jared Leto, il Joker di Todd Phillips ci offre un ritratto inedito. Privato di quella caratteristica ironia di fondo, l’anti-cinecomic pone al centro della storia un individuo alienato, il cui sogno è quello di diventare uno stand-up comedian. Intrappolato in una squallida routine, oltre a soffrire di depressione, Fleck è affetto da un raro disturbo – sindrome pseudobulbare – che gli comporta attacchi di risate in momenti di tensione. Una risata strana, inquietante, che lo estrania dal tessuto sociale. “La risata non rispecchia necessariamente il mio stato d’animo.” – così scriverà su un tesserino che reca sempre con sé.

La mancanza di talento, connessa al suo disturbo, spingerà Fleck a “ripiegare” sulla carriera clownesca. Da qui la nascita del Joker che tutti conosciamo e che Joaquin Phoenix ha reso unico. Da sempre siamo infatti stati abituati a ritenere il clown il villain per antonomasia, tuttavia Todd Phillips riesce a ribaltare la situazione. Il contesto degradato, l’infanzia traumatica, la progressiva alienazione che Fleck subisce ci spingono infatti a porci una domanda: e se Joker fosse la vittima? Se fosse l’effetto collaterale di una società che lo ha sempre più depersonalizzato e tutti noi avessimo contribuito alla sua condizione? Quella risata disperata che – come lo stesso personaggio precisa – “non rispecchia lo stato d’animo” è dunque il suo grido d’aiuto. Un appello che il cinema ha accolto e Venezia ha omaggiato con la massima onorificenza.

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Lorenzo Cosimi

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva e alla gestione dei social del nostro magazine.
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