"
Primo pianoStorie e Personaggi

Zaki, processo al via in Egitto: rischia 5 anni e non potrà fare appello

Il giovane ricercatore egiziano dell'Università di Bologna, attivista per i diritti umani, è in carcere da un anno e 7 mesi al Cairo. Dovrà difendersi per un articolo a favore della minoranza cristiana copta cui appartiene

AGGIORNAMENTO Ore 15:15 – La prima udienza del processo a Patrick Zaki si è conclusa, riporta online l’Ansa. È durata poco più di cinque minuti. Zaki ha potuto prendere la parola e ha protestato per essere stato detenuto oltre il periodo legalmente ammesso per i reati minori di cui è accusato adesso. Anche la sua legale, Hoda Nasrallah, ha sostenuto la stessa tesi chiedendone il rilascio o almeno l’accesso al dossier che lo riguarda.

Studente in Italia

Una sentenza senza possibilità di appello; un processo che comincia dopo un anno e 7 mesi di carcere preventivo; il rischio di una condanna a 5 anni di galera per un articolo. Comincia con queste premesse, oggi 14 settembre in Egitto, il processo a Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna divenuto il simbolo della violazione dei diritti umani di un innocente da parte del regime del dittatore Al Sisi. Lo stesso paese, l’Egitto, e lo stesso dittatore, Al Sisi, al centro del caso di Giulio Regeni: il ricercatore friulano scomparso, torturato e ucciso a opera di uomini dei servizi segreti del Cairo nel 2016.

Zaki al tribunale per la sicurezza

La prima udienza del procedimento penale contro Zaki è in corso a Mansura, nella seconda sezione del tribunale d’emergenza per la sicurezza dello Stato. La sentenza tuttavia “non prevede diritto d’appello“, spiega ad Aki-Adnkronos International Lubna Darwish, dirigente dell’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr). Si tratta di una ong egiziana con cui Patrick Zaki collaborava attivamente. Lo studente dell’Università Alma Mater di Bologna si vedrà contestare uno scritto del 2019 in difesa della minoranza di egiziani copti, di cui fa parte. Per Lubna Darwish Patrick Zaki “rischia fino a 5 anni di carcere“.

Di cosa è imputato

L’imputazione formale in tribunale è di “diffusione di notizie false dentro e fuori l’Egitto. Si tratta certamente di capi meno gravi rispetto all’incitamento al “rovesciamento del regime” e al “crimine terroristico” che comporterebbero fino a 25 anni di carcere. Accuse, queste, che si basavano su presunti post Facebook di Patrick Zaki da sempre definiti falsi da lui e dai suoi legali. Tuttavia non c’è alcuna certezza: non si può escludere che lo studente possa subire in un secondo momento un nuovo processo con più gravi accuse delle attuali.

La sua ong: “Atti d’accusa falsificati

Noi speravamo che sarebbe stato rilasciato poiché le accuse sono false – afferma ad Adnkronos la signora Darwish – e il verbale d’arresto è stato falsificato. Ma ora affrontiamo il suo processo sulla base di un articolo che ha scritto!“. Secondo l’ong Eipr, Zaki è stato incriminato sulla base degli articoli 80 e 102 (bis) del codice penale per un articolo in cui raccontava la sua vita da cristiano copto in Egitto.

La politica si mobilita

Il mondo politico italiano torna a chiedere l’intervento urgente del Governo Draghi sul caso. “Dopo 19 mesi di terribile custodia cautelare, Patrick #Zaki verrà processato in una sezione che non prevede diritto di appello. Un dramma umano che non può lasciarci indifferenti. Il Parlamento ha impegnato il governo: non possiamo abbandonarlo“, scrive su Twitter Simona Malpezzi, presidente dei senatori del Pd. “Qualsiasi aspetto di questa vicenda fa rabbrividire – ha dichiarato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoiannie l’assordante silenzio del Governo Draghi non fa che peggiorare la situazione. Soprattutto perché continuiamo a vendere armamenti al regime di Al-Sisi“.

Mozione per la cittadinanza

In Senato, come anche alla Camera, è stata approvata una mozione che impegna il Governo ad assegnare la cittadinanza italiana al giovane ricercatore. “Il Governo italiano dia seguito alla volontà di Senato e Camera – afferma il senatore Francesco Verducci, vice presidente della commissione Cultura e primo firmatario – e si attivi per il conferimento a Zaki della cittadinanza italiana. Mai come in questo momento, nelle ore dell’avvio di un processo che è uno sfregio ai diritti umani, tutta la comunità italiana deve stringersi intorno a Zaki e far crescere la pressione per il suo rilascio“.

Chi è Patrick Zaki

Patrick George Zaki, nato a Mansura il 16 giugno 1991, era stato nel 2018 fra gli organizzatori della campagna elettorale per le presidenziali di Khaled Ali, avvocato e attivista politico impegnato nella difesa dei diritti umani in Egitto. Ali si era poi ritirato dalla corsa contro Al Sisi, denunciando un pesante clima di intimidazione e numerosi arresti dei suoi collaboratori. Zaki, che dall’autunno 2019 frequentava un master dell’Università di Bologna, era stato arrestato il 7 febbraio 2020 all’aeroporto del Cairo. A prelevarlo agenti dei servizi segreti egiziani che per circa 24 ore non fecero trapelare notizie sulla sua sorte.

Torturato e incarcerato

Secondo i suoi legali Zaki era stato bendato, minacciato di stupro e torturato per 17 ore consecutive con colpi allo stomaco, alla schiena e con scariche elettriche. Aveva inoltre subito un interrogatorio riguardo alla sua permanenza in Italia e a supposti legami con la famiglia di Giulio Regeni. Tutte accuse negate dalla magistratura egiziana. Da quel momento il calvario del ricercatore di Mansura non è più terminato. Incarcerato al Cairo, nella prigione di Tora, Patrick Zacki ha subito continue udienze con reiterazione costante dei periodi di carcerazione preventiva, quando di 15 e quando di 45 giorni. Fino a oggi. Amnesty Interntional ha sostenuto fin dall’inizio, e continua a sostenere, la causa della sua liberazione.

Combatterò e tornerò a Bologna

Alla fine dello scorso mese di luglio Patrick Zaki ha consegnato ai suoi familiari una lettera in arabo, che riproduciamo sotto, indirizzata alla sua fidanzata e resa nota su Facebook alla pagina Patrick Libero. “La mia indagine è ripresa – scriveva -, il che potrebbe significare che un giorno andrò in tribunale e avrò un processo e questo è molto peggio di quanto mi aspettassi. Dopo un anno e mezzo, non potevo fare a meno di pensare che avrò presto la mia libertà, ma ora è chiaro che non accadrà presto.” La lettera si conclude con parole in italiano: “Combatterò finché non tornerò a studiare a Bologna“.

La risoluzione del Parlamento europeo

Il 18 dicembre del 2020 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione a favore di Zaki. Ecco alcuni termini del testo, così come riportati online sull’enciclopedia libera Wikipedia. l’Europarlamento “deplora […] con la massima fermezza la continua e crescente repressione, per mano delle autorità statali e delle forze di sicurezza egiziane, ai danni dei diritti fondamentali e di difensori dei diritti umani […] e chiede la liberazione immediata e incondizionata di Patrick George Zaki e il ritiro di tutte le accuse a suo carico”. Si definisce inoltre “arbitrario” il suo arresto, considerando la sua detenzione una “minaccia” ai valori fondamentali dell’Unione europea. In attesa del conferimento della cittadinanza italiana allo studente egiziano, sono una ventina i capoluoghi di provincia che gli hanno assegnato la cittadinanza onoraria. Fra questi Bologna, Milano, Napoli, Firenze, Pisa, Avellino, Salerno, Bari, Lecce e Crotone.

Patrick Zaki Lettera Luglio 2021
Lettera di Zaki alla fidanzata resa nota il 28 luglio 2021 sulla pagina Fb Patrick Libero

 

LEGGI ANCHE: Patrick Zaki, approvata all’unanimità la mozione per la cittadinanza italiana

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
Back to top button
Privacy