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Caro bollette, vertice a Palazzo Chigi sui rincari. Cingolani: “Riscrivere il metodo di calcolo”

Si rischiano aumenti fino al 40% in tre mesi a partire dal 1 ottobre. Il Governo stanzierà fondi per calmierare i prezzi ma a questo punto è urgente ripensare tutta la tariffazione e accelerare sulle rinnovabili. Nulla esclude che nei prossimi anni si vada verso il nucleare di quarta generazione

Mattinata di lavoro a Palazzo Chigi per affrontare di petto il problema dei rincari delle bollette dell’energia elettrica e della fornitura di gas ai cittadini. In bolletta, ha fatto sapere nei giorni scorsi il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, tutti noi rischiamo aumenti fino al 40% nell’arco dei prossimi tre mesi a partire da ottobre. “Bisogna ragionare su come è costruita una bolletta. Dobbiamo riscrivere il metodo di calcolo” delle bollette energetiche, ha dichiarato Cingolani a Radio anch’io. “Lo stiamo facendo in queste ore“. L’aumento delle tariffe nel prossimo trimestre “c’è in tutto il mondo, e all’80% dipende dall’aumento del prezzo del gas.”

Perché aumentano le bollette

Fra i motivi della stangata in arrivo, l’aumentata attività industriale (e quindi la crescita della domanda) in tutto il mondo dopo la paralisi del 2020 per gli effetti della pandemia di Coronavirus. Ma anche il rincaro delle materie prime, il gas in primo luogo, a livello globale; minori forniture di gas dalla Russia; l’aumento del ‘dazio’ da pagare per le aziende che, producendo, immettono anidride carbonica nell’aria.

Si torna al nucleare?

Per questo, oggi 16 settembre, lo stesso ministro Cingolani si è riunito con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e con il ministro dell’Economia, Daniele Franco, al fine di trovare una soluzione. Il Governo probabilmente stanzierà una somma al fine di calmierare i prezzi in bolletta ma potrebbe decidere anche una riforma della tariffazione che arriva all’utente. Il tema, tuttavia, è scottante anche sotto un altro profilo: quello di un eventuale ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare.

In trent’anni 4 centrali

Hanno infatti suscitato polemiche in questi giorni le affermazioni del ministro Cingolani, favorevole a riprendere in esame la possibilità di produrre energia nucleare. Una scelta che consentirebbe di abbassare i costi, ma che l’Italia ha bandito a seguito del referendum del 1987. Nel nostro Paese, fra i primi anni ’60 e il 1990, hanno funzionato 4 centrali nucleari: a Latina, Sessa Aurunca (Caserta), Trino (Vercelli) e Caorso (Piacenza). “Oggi noi non potremmo fare nulla di nucleare, perché abbiamo un referendum che dice no alle vecchie tecnologie” ha detto Cingolani a Radio anch’io. “Quelle nuove – ha aggiunto – al momento non ci sono ancora“.

Maggioranza divisa, Salvini favorevole

Il tema sta tornando a dividere la maggioranza politica di unità nazionale che sostiene il Governo Draghi. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha dichiarato che vedrebbe di buon occhio anche una centrale in Lombardia. E, sempre sul nucleare, il ministro Cingolani ha precisato: “Non ho cambiato idea. Io ho raccontato che oggi ci sono 4 paesi che stanno studiando sorgenti energia di alternative, i reattori di quarta generazione. Ho detto che queste fonti non sono mature, che probabilmente nel prossimo decennio capiremo se sono convenienti e sicure.”

Cingolani: “Più rinnovabili e gas addio

Per quanto riguarda invece le energie alternative, il ministro della Transizione Ecologica ha spiegato che “la cosa più importante è accelerare sull’installazione di rinnovabili“. Così la bollettazione si sgancerebbe “più rapidamente possibile dal costo del gas“. Roberto Cingolani ha infine lanciato una sorta di appello: “Il Decreto Semplificazioni porti i giorni necessari per autorizzare un impianto di energia rinnovabile da 1200 a circa un quinto (240 giorni, n.d.r.)”.

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Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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