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Afghanistan, a Kabul gli inviati di Cina e Russia. E i talebani chiedono di parlare all’Onu

Se le Nazioni Unite accettassero l'intervento di un rappresentante diplomatico talebano ciò comporterebbe di fatto un riconoscimento dell'Emirato islamico

Mentre l’Occidente cerca di capire come coordinarsi per un’azione umanitaria in Afghanistan, gli inviati speciali di Cina, Russia e Pakistan sono a Kabul. Lo fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian. Il diplomatico sottolinea come gli inviati abbiano incontrato “funzionari governativi ad interim afghani“.

“Discussioni costruttive”

Con gli esponenti talebani si sono avute “discussioni approfondite e costruttive sugli sviluppi in Afghanistan” spiega Zhao Lijian. In particolare su “inclusività, diritti umani, questioni economiche e umanitarie”. Ma anche su “relazioni amichevoli tra l’Afghanistan e i Paesi stranieri, in particolare i Paesi vicini“. Da parte sua il ministero degli Esteri russo, citato dalla Tass, rende noto che gli inviati speciali di Russia, Cina e Pakistan intendono mantenere contatti costruttivi con i talebani. Durante la loro visita hanno visto l’ex presidente afghano Hamid Karzai e il capo del Consiglio nazionale per la riconciliazione Abdullah Abdullah. Con loro hanno parlato “della promozione della pace e della stabilità in Afghanistan“.

L’Onu e l’Afghanistan

I talebani hanno intanto chiesto formalmente di parlare all’Assemblea generale dell’Onu in corso a New York in questi giorni. In una lettera al segretario generale, Antonio Guterres, il ministro degli Esteri dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, Amir Khan Muttaqi, ha domandato di poter prendere la parola nel consesso internazionale. I talebani hanno anche nominato il loro portavoce di stanza in Qatar, Suhail Shaheen, quale nuovo rappresentante dell’Afghanistan presso le Nazioni Unite. Così facendo hanno aperto un contenzioso con l’ambasciatore Ghulam Isaczai, nominato dal deposto governo nazionale.

Afghanistan e riconoscimento

L’eventuale accettazione da parte delle Nazioni Unite dell’ambasciatore dei talebani si tramuterebbe in un grosso passo avanti nel tentativo di riconoscimento internazionale da parte del gruppo islamico. Il Segretario dell’Onu, Antonio Guterres, dal canto suo, ha detto che il desiderio dei talebani di un riconoscimento internazionale è l’unica leva che gli altri paesi hanno per premere per un governo inclusivo e nel rispetto dei diritti. In particolare, delle donne.

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Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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