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Romy Schneider, la (triste) Principessa Sissi dal destino maledetto

Amori combattuti, la morte mai superata del figlio e la tragica scomparsa a 43 anni: il triste destino di un'icona immortale

Non è vero quello che si dice comunemente di me che le fate si siano affacciate sulla mia culla.” Già era chiaro dalle sue stesse parole quanto la vita, per Romy Schneider, non sia mai stata semplice. Nata il 23 settembre 1938 a Vienna, era piccolissima quando le truppe naziste avevano fatto il loro ingresso nella città austriaca. Anima segnata da ferite continue, prima fra tutte il divorzio dei genitori, crescerà dapprima con i nonni paterni per poi finire in collegio. Uscita nel 1953, all’età di quindici anni, capisce di voler seguire le orme di mamma Magda Schneider e papà Wolf Albach-Retty. Ha inizio per lei una parabola ascendente che culmina già due anni dopo, nei panni della giovane Elisabetta di Baviera, futura imperatrice d’Austria e nota come Principessa Sissi. Ma, a discapito della sua fiorente carriera, l’anima di Romy Schneider comincia ad essere graffiata sempre da quei primi tumulti.

Romy Schneider, la principessa “triste” oltre l’immagine di Sissi

Nata Rosemarie Magdalena Albach-Retty, come la Principessa Sissi era rinomata per la sua bellezza. E, come l’imperatrice d’Austria, è andata incontro a un destino tutt’altro che piacevole. Appena diciassettenne, Romy Schneider è stata travolta da un successo improvviso, grazie al film incentrato su Elisabetta di Baviera (una versione certamente più romanzata della storia). La pellicola ha avuto grande risonanza a livello internazionale tant’è che, nei due anni successivi, ha assistito a due sequel. La trilogia della Principessa Sissi ha reso l’interprete austriaca tra le più quotate del periodo, permettendole di lavorare con i registi più importanti del momento. Tuttavia, con lo scopo di non essere inquadrata esclusivamente in quel personaggio, Romy Schneider ha rifiutato di prendere parte a un quarto capitolo della saga. Anzi, intenta a dare una svolta alla sua carriera, da Vienna è planata verso Parigi.

Una nuova realtà di fronte ai suoi occhi, con un stuolo di fan euforici di vederla e, soprattutto, la passione che di lì a breve l’avrebbe legata ad Alain Delon. La loro fu una storia tormentata: dietro i capelli neri e “gli occhi blu scuro dalle ciglia lunghe“, si cela una realtà ben più complessa. Ma Romy Schneider accettò di correre il rischio, legandosi all’interprete francese. Nel frattempo, l’insofferenza per i ruoli leggeri che spesso le venivano affidati non tardò a farsi sentire. Ormai l’interprete voleva essere presa sul serio e Luchino Visconti, in tal senso, la sfidò con il ruolo di Annabella nella versione teatrale di Peccato che sia una sgualdrina.

Per l’attrice fu una doppia sfida, in cui si era ripromessa di non voler sfigurare: ma qui avvenne anche il primo crollo, vissuto nel silenzio del proprio dolore. La sera della prima fu colta da un attacco di appendicite. Ciononostante, portò avanti la sua performance, davanti a una platea composta da Ingrid Bergman, Anna Magnani, Simon Signoret Edith Piaf, tra gli altri. Era il suo “battesimo”, la sua prova del nove, grazie alla quale arrivò anche in America. Nel 1962 recitò per Orson Welles ne Il processo e, l’anno successivo, ne I vincitori di Carl Foreman. Ma quella strada che sembrava aver imboccato improvvisamente si interruppe. Il tutto a partire dalla fine della storia d’amore con Alain Delon.

La fine della storia con Alain Delon e la morte del figlio: il declino di un’icona

Era il 1964: entrambi belli, famosi, star internazionali del cinema. Ma qualcosa deve aver fatto corto circuito tra Romy Schneider e Alain Delon, tanto da portare quello stesso anno alla fine della loro storia. In cerca di quell’amore che aveva sempre vagheggiato, per l’attrice comincia un lungo periodo di stress, aggravato dall’abuso di alcol e dalla depressione. Dopo la storia con il divo francese, l’interprete si sposò due volte ed entrambi i matrimoni, tuttavia, naufragarono.

Schneider ha avuto due figli da ciascuno dei coniugi ma il destino, ancora una volta, si accanì in maniera violenta con lei. David, il primo dei due, nato il 3 dicembre 1966 dall’unione con Harry Meyen fu vittima di un tragico incidente. Dopo la morte del primo marito, datata 1979, quindi Romy Schneider si trovò a dover fronteggiare il dolore più grande in assoluto: la morte del figlio. David venne a mancare il 5 luglio 1981 e dalla sua scomparsa l’interprete non si riprese mai più. Dopo atroci sofferenze che hanno segnato al sua breve vita, Romy Schneider decise di spegnersi il 29 maggio 1982, all’età di 43 anni. La triste fine di un’icona.

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Lorenzo Cosimi

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva e alla gestione dei social del nostro magazine.
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