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Storie e Personaggi

Le Corbusier, quel genio che non credeva ai miracoli ma all’Acropoli

Fra i maggiori architetti e urbanisti del Novecento, seppe coniugare la creatività con l'interpretazione dei bisogni sociali contemporanei. Nacque oggi, il 6 ottobre del 1887

Di fronte alla visione mozzafiato della Piazza del Duomo di Pisa, con l’allegoria della vita umana rappresentata dal Battistero, dalla Cattedrale con la Torre, e dal Camposanto monumentale, nel 1910 D’Annunzio coniò la definizione di ‘prato dei miracoli’; Le Corbusier la paragonò all’Acropoli di Atene. Com’è (forse) giusto che sia, oggi quella piazza è detta ‘dei miracoli’: ha vinto il Vate. Ma la definizione di Le Corbusier, splendida, studiata e frutto di un preciso immaginario architettonico, ci dice qualcosa di colui che la espresse, nel suo Voyage d’Orient del 1911.

Le Corbusier ‘il rivoluzionario’

A 134 anni dalla sua nascita, oggi 6 ottobre, nel 1887 (e a 56 anni dalla sua morte nel 1965) resta infatti immortale la rivoluzione di Le Corbusier. Che poi è lo pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret-Gris, architetto, urbanista, pittore e designer svizzero naturalizzato francese. La sua rivoluzione, però, è tutt’altro che sul piano politico e sociale – negli anni ’30 e ’40 fu di idee perfino razziste e fasciste – Si pone invece sul piano della teoria e della pratica dell’architettura. C’è un prima e un dopo Le Corbusier, emblema del genio moderno che rompe gli schemi e inventa un linguaggio nuovo che apre sperimentazioni destinate a fare scuola.

Le Corbusier Chaise Longue Villa Savoye
La chaise longue di Le Corbusier

Pioniere immerso nel suo tempo

Le sue creazioni – la chaise longue come le ville o le case ancora oggi avveniristiche eppure realizzate negli anni ’20 – rappresentano altrettanti paradigmi. Quasi fossero le tavole della legge di Mosé: non si possono ignorare, non se ne può fare a meno. Le Corbusier lo si celebra assieme a Ludwig Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright, Walter Gropius e Alvar Aalto come maestro del Movimento Moderno. Pioniere nell’uso del calcestruzzo armato per l’architettura, è stato anche uno dei padri dell’urbanistica contemporanea. Membro fondatore dei Congrès Internationaux d’Architecture moderne, aveva fuso l’architettura con i bisogni sociali dell’uomo medio. Per questo si è rivelato, anche come pensatore, un geniale interprete della realtà del suo tempo.

Le sue opere patrimonio Unesco

Fra il 2016 e il 2017 le sue opere sono state aggiunte alla lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Nella motivazione dell’agenzia delle Nazioni Unite si legge che gli edifici scelti sono “una testimonianza dell’invenzione di un nuovo linguaggio architettonico che segna una rottura con il passato“. Le Corbusier ha progettato residenze private profondamente innovative, come la Ville Savoye, in Francia. Ma ha anche inventato le Unitées d’Habitation, soluzioni all’avanguardia per offrire case a tutti. Ha elaborato l’architettura e l’urbanistica di città utopistiche, come Chandigarh, in India. E ha inventato mobili di arredamento entrati a far parte della cultura popolare occidentale.

Le Corbusier India
Chandigarh, India, la sede dell’Alta Corte progettata da Le Corbusier

Morì nuotando verso il sole

La sua consacrazione postuma da parte dell’Onu, col riconoscimento Unesco, è avvenuta mezzo secolo dopo la sua morte. Quel 27 agosto del 1965, a 77 anni, Le Corbusier nuotava al largo, sempre più allontanandosi dalla riva di Roquebrune Cap Martin, in Costa Azzurra. Malgrado che il medico gli avesse prescritto di non farlo assolutamente. Perse la vita così, forse per un infarto, mentre dava le sue bracciate in mare. O forse se l’andò a cercare. Del resto l’aveva detto, riferirono alcuni: “Come sarebbe bello morire nuotando verso il sole“.

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Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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