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Mostra “Artemisia. Donna & Potere”, in Olanda due opere della Fondazione Sorgente

Una retrospettiva sulla pittrice barocca simbolo del '600, impreziosita dalla Diana Cacciatrice del Guercino e dal San Pietro Penitente di Guido Reni

In Olanda al Rijksmuseum Twenthe di Enschede è stata inaugurata da poco la mostra “Artemisia. Donna & Potere“; il lavoro dedicato alla vita e alle opere della pittrice barocca diventata il simbolo delle donne nella storia dell’arte. Ad Artemisia Gentileschi è dedicata la retrospettiva, aperta fino al 23 gennaio e che si è impreziosita anche delle due opere della Fondazione Sorgente: la Diana Cacciatrice del Guercino e il San Pietro Penitente di Guido Reni.

Considerata una delle più spettacolari e importanti rappresentati della pittura italiana del Seicento, Artemisia Gentileschi ha saputo distinguersi in un mondo di uomini, affermando le sue convinzioni. Per nulla omologata alla convenzioni, la pittrice è considerata un’icona in grado di lottare contro il patriarcato e un sistema che non dava valore alle donne.

Artemisia pittrice

Il progetto espositivo incentrato sulla vita e le opere della pittrice, “Artemisia. Donna & Potere”, rientra in una fase della riscoperta dell’artista. Figlia d’arte, ritrattista e pittrice eccezionale, Artemisia Gentileschi ha vissuto una vita non priva di espedienti; eventi, dai toni anche piuttosto traumatici, che hanno creato nella donna un esigenza di riscatto e rivalsa che emerge dalle sue opere e dai soggetti rappresentati. Fondamentale per l’artista fu anche il confronto con i pittori incontrati a Roma, durante il periodo di formazione. Anche per questo la Fondazione Sorgente Group, fondata da Valter e Paola Mainetti, ha consegnato ‘in prestito’ alla mostra nei Paesi Bassi due opere importanti per ripercorrere anche il vissuto artistico di Artemisia Gentileschi; impreziosiscono “Artemisia. Donna & Potere” la celebre Diana Cacciatrice del Guercino e il San Pietro Penitente di Guido Reni.

Le influenze artistiche nella pittrice, oltre che da Caravaggio di cui il padre fu degno seguace, arrivano sicuramente anche dal naturalismo vibrante del Guercino; quest’ultimo coetaneo di Artemisia visse a Roma verso la fine del secondo decennio del Seicento. Lo stile fluido presente nella Diana Cacciatrice, infatti, è riscontrabile in diverse opere dell’artista a cui è dedicata la mostra. Il chiaroscuro più marcato risale, invece, ad un periodo più maturo di Artemisia Gentileschi; tratto che la pittrice ha ereditato dal padre Orazio e che è evidente anche nel San Pietro Penitente di Guido Reni, dove è espressa quella componente patetica del soggetto presente in molte opere della pittrice romana. Valter Mainetti, Presidente della Fondazione Sorgente Group, ha dichiarato: “Per noi è un onore arricchire la Mostra su Artemisia Gentileschi con due preziose opere delle nostre Collezioni; contribuendo alla narrazione di una grande artista del Seicento nel progetto espositivo del Rijksmuseum Twenthe, che ci conduce alla riscoperta di un’icona femminile“.

Artemisia donna

Un’icona femminile, Artemisia Gentileschi è nata a Roma l’8 luglio del 1593; diventata simbolo del femminismo internazionale per le sue scelte e anche per le sue battaglie. Con la propria personalità e le qualità artistiche, la pittrice è riuscita a lottare e a superare i pregiudizi rispetto alle donne pittrici; con le sue capacità fu, infatti, in grado di inserirsi in quella cerchia dedicata solo agli uomini. In un mondo in cui le donne erano escluse dalla vita sociale e la pittura non era considerata un ‘mestiere da donna’ Artemisia si fece spazio in maniera decisa.

Un’artista, ma innanzitutto una donna segnata da esperienze forti; nella sua vita anche una violenza, che la portò a schiacciarsi i pollici pur di confermare l’attendibilità delle sue accuse contro il pittore Agostino Tassi. Questo episodio, ma anche le convinzioni esuli da ogni convenzione hanno fatto di Artemisia Gentileschi il simbolo delle donne e della loro rivolta contro i sistemi maschilisti. Volendo cercare tra i dipinti dell’artista romana uno che possa essere tra i più rappresentativi, non si può non menzionare Giuditta e Oloferne; una condanna pittorica nei confronti degli abusi sulle donne da parte dei potenti, che ha il suo culmine attraverso la decapitazione. Una donna che condanna la violenza senza pietà o esitazione; ed è proprio attraverso questo episodio biblico che Artemisia decise di raccontare una parte del suo vissuto.

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Francesca Perrone

Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l’Università Pontificia Salesiana, con una tesi su “Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili“, poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l’Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell’automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura. Responsabile dei blog di VelvetMAG www.velvetpets.it sulle curiosità del mondo animale e www.biopianeta.it sui temi della tutela dell’ambiente e della sostenibilità.
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