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Paul Simon, nel suono del silenzio la lotta di un pugile

Compie 80 anni il principe del folk, con Art Garfunkel ha scritto un pezzo di storia della musica leggera ispirando diverse generazioni

Chiedo solo un salario da operaio, sono qui per cercare lavoro / Ma non ricevo offerte / Solo gli inviti dalle puttane sulla 7ma Avenue“. Sono lontani almeno mezzo secolo i tempi in cui Paul Frederic Simon s’immedesimava nel boxer della sua canzone: un pugile che lotta contro le avversità della vita, armato solo della sua semplicità di ragazzo che non vuole arrendersi.

Il suo catalogo alla Sony

Oggi 13 ottobre Simon compie 80 anni, è un signore attempato e, all’apparenza, dotato di una buona dose di ritocchi in viso, effetto di chirurgia plastica. Niente da dichiarare a tal proposito: è un monumento vivente della musica folk americana ed è comprensibile che cerchi di mantenersi in forma. Più in salute di lui appare il suo patrimonio dopo che, la scorsa primavera, Paul Simon ha venduto a peso d’oro il suo intero catalogo musicale alla Sony. È fra gli ultimi artisti della sua generazione a farlo, in ordine di tempo, dopo Bob Dylan e Neil Young.

Sei decenni di canzoni

Oltre 60 anni di canzoni, dai tempi del duo Simon & Garfunkel al successivo periodo da cantante solista, sono al centro dell’intesa di cui avevano dato notizia lo stesso Simon e la Sony.Ho cominciato la mia carriera alla Columbia/Sony Records  – ha dichiarato il cantautore in quell’occasione – e mi sembra la naturale estensione lavorare con la divisione editoriale. Sono felice che siano i custodi delle mie canzoni per decenni a venire“. Decenni a venire. Paul Simon si considera già nella storia perenne della musica leggera mondiale ed è giusto così. Il database di Bmi, l’organizzazione per i diritti d’autore degli artisti dello spettacolo a cui è affiliato Simon, conta oltre 400 canzoni sotto il suo nome.

Colonne sonore indimenticabili

Fra queste alcune che hanno fatto da colonna sonora ai giovani di mezzo mondo e di più generazioni: da The Sound of Silence a Bridge over Troubled Water e a The Boxer. E da Mrs. Robinson a Still Crazy after All These Years e Graceland. Premiato 16 volte con i Grammy, Paul Simon ha calato il sipario sul tour d’addio Homeward Bound tre anni fa, sebbene nel 2019 sia eccezionalmente apparso sul palco a San Francisco. Inutile ricordare che con Art Garfunkel ha costituito un duo leggendario.

Simon & Garfunkel

Fra il 1964 e il 1970, in soli 6 anni, Paul Simon e Art Garfunkel formarono un sodalizio strepitoso. Poco prima di dividersi pubblicarono quello che sarebbe diventato uno degli album più venduti di sempre, considerato fra i primi cento migliori in assoluto della storia: Bridge Over Troubled Water. Poi saltò in aria tutto. E la loro carriera è proseguita su strade diverse. Paul Simon è diventato un solista di successo e ha spaziato dal folk alla world music, ma non ha mai dimenticato Garfunkel. Più volte sono tornati a esibirsi insieme. Eppure i tempi andati sono irripetibili. “Come fai ad abbandonare questo posto fortunato, sul tetto del mondo, Paul? – disse Garfunkel nel 2015 al Sunday Telegraph, intervistato da Nigel Farndale – Che ti succede, razza di idiota? Come hai potuto rinunciarci, deficiente che non sei altro?“. Si riferiva alla fine del duo, nel 1970. Schermaglie da divi, che però sono stati, e sono ancora, amici da quando erano poco più che bambini.

Simon Garfunkel

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Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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