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Caso Regeni, 007 egiziani sotto processo a Roma 5 anni dopo

Prima udienza il 14 ottobre, imputati assenti. Si dovrà stabilire se continuare in contumacia. Giulio fu sequestrato, torturato e assassinato al Cairo nel 2016

Caso Regeni, conto alla rovescia per il processo che si aprirà domani 14 ottobre a Roma contro quattro agenti dei servizi segreti egiziani. Si tratta del generale Sabir Tariq, e dei colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono accusati del sequestro e dell’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e brutalmente assassinato al Cairo nel 2016. Sparì nel nulla il 25 gennaio; il suo corpo senza vita fu ritrovato il 3 febbraio.

Caso Regeni, processo in contumacia

Nella prima udienza del processo Regeni, davanti alla terza Corte d’Assise, si affronterà subito il nodo dell’assenza in aula degli imputati. I giudici dovranno valutare, così come già fatto dal Gup (Giudice per l’udienza preliminare), se la sottrazione degli imputati dal procedimento è stata volontaria. In questo caso il processo potrà andare avanti con i quattro in contumacia, altrimenti i giudici potrebbero chiedere una sospensione del procedimento. Nello stabilire il rinvio a giudizio, il Gup aveva affermato che “la copertura mediatica capillare e straordinaria ha fatto assurgere la notizia della pendenza del processo a fatto notorio“.

Regeni, i premier come testi

Nella lista testi presentata dai genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, anche i Presidenti del Consiglio dei ministri che si sono succeduti in Italia dal 2016, oltre ai ministri degli Esteri e ai sottosegretari con la delega ai servizi segreti. Nei confronti degli imputati la Procura di Roma contesta i reati di sequestro di persona pluriaggravato. Riguardo a uno di essi, in particolare, i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato.

Il processo a Zaki in Egitto

Parallelamente al procedimento giudiziario sul caso Regeni in Italia, si svolge in Egitto il processo a carico di Patrick Zaki, 30 anni, il ricercatore egiziano dell’Università di Bologna in carcere nel suo paese da quasi due anni. Il processo è stato aggiornato al 7 dicembre. La seconda udienza si è svolta lo scorso 28 settembre, presso il tribunale di Mansura, ed è durata solo due minuti durante i quali la legale dell’imputato, Hoda Nasrallah, ha chiesto un rinvio per poter studiare gli atti. Zaki è in carcere da quasi 20 mesi ed è accusato di aver scritto a difesa della minoranza cristiana copta e contro il regime del dittatore Al Sisi. Amnesty International segue da vicino il suo caso come emblematico delle violazioni dei diritti umani al Cairo. Il giovane, per il quale potrebbe essere stabilità la cittadinanza italiana, rischia lunghi anni di carcere per aver espresso la propria libera opinione.

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Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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