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Covid Australia, fine del lockdown a Melbourne. Uk: rischio 100mila casi

Nella capitale dello Stato di Victoria le misure restrittive terminano dopo quasi 9 mesi mentre in Inghilterra si teme il peggio

Torna a vivere, dopo quasi 9 mesi di lockdown, Melbourne (nella foto), la metropoli australiana capitale dello Stato di Victoria. Per 262 giorni i suoi 5 milioni di abitanti hanno sopportato dure restrizioni anti Covid. Da domani, 22 ottobre, pub, ristoranti e caffè riapriranno alle persone completamente vaccinate. Resta però l’obbligo di mascherina al chiuso e la capienza nei locali sarà limitata. “Nello stato di Victoria abbiamo percorso la strada più lunga, quella strada finisce stanotte“, ha detto il primo ministro australiano Scott Morrison.

Morrison ringrazia i cittadini

Le autorità avevano promesso di revocare il lockdown una volta che il 70% delle persone avesse ricevuto due dosi di vaccino, e così adesso avviene. Greg Hunt, che ha ricoperto il ruolo di ministro della Salute dell’Australia durante tutta la crisi sanitaria, ha dichiarato in conferenza stampa che la cifra raggiunta rappresenta un passo “nazionale” verso una nuova fase della pandemia. Il primo ministro Scott Morrison ha ringraziato i suoi concittadini per i loro sforzi in un messaggio pubblicato sui social media.

Australia, vaccinazioni in ritardo

Dopo aver raggiunto questo traguardo, l’Australia ha iniziato ad allentare le restrizioni messe in atto per frenare la diffusione del virus. Il Paese ha abbandonato solo di recente la sua strategia ferrea di confinare le popolazioni dopo aver rilevato alcuni casi di Covid-19. Adesso Canberra sta procedendo con la sua campagna di vaccinazione. La somministrazione di dosi anti Covid è cominciata con mesi di ritardo, a causa delle difficoltà di approvvigionamento del siero. Fino a oggi in Australia si sono verificati circa 152mila casi di infezione da Coronavirus, dall’inizio della pandemia. Le vittime sono circa 1.590.

Londra, la situazione preoccupa

Dall’altra parte del mondo, in Gran Bretagna, la situazione è ben più pesante che in Australia. Nel paese cuore del Commonwealth, per più di una settimana consecutiva si sono registrati oltre 40.000 casi al giorno di infezioni da Sars-Cov-2 (in Italia ieri 3.702 casi). Non solo: le vittime hanno superato quota 200 al giorno tornando ai livelli dei primi giorni di marzo (in Italia il 20 ottobre sono state 33). Secondo molti osservatori, il Governo Johnson, così come l’opinione pubblica, hanno gravemente sottovalutato la variante Delta. La Confederazione del servizio sanitario nazionale ha chiesto la reintroduzione con urgenza di misure restrittive per evitare di “precipitare in una crisi“.

Regno Unito, rischio 100mila casi

Ieri il ministro della Salute, Sajid Javid, ha parlato apertamente di una pandemia “tutt’altro che finita“, e ha evocato un numero di nuovi casi di contagio giornaliero “che potrebbe arrivare a 100 mila“. Uno scenario per affrontare il quale sarebbe in preparazione un piano B, caratterizzato quantomeno dal ritorno all’obbligo di mascherine al chiuso, dopo l’abbandono di ogni misura restrittiva. “Faremo tutto il necessario per evitare che il sistema sanitario nazionale torni a collassare” ha assicurato Javid. Per adesso, tuttavia, il Governo non sembra intenzionato a imporre restrizioni.

Regno Unito Javid Ministro Salute
Sajid Javid, ministro della Salute della Gran Bretagna

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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