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Colpo di Stato in Sudan: arrestato il premier Hamdok, il paese nel caos

Un gruppo di militari avrebbe preso il potere ponendo fine al Governo di transizione condiviso con i civili dopo la cacciata dell'ex presidente al-Bashir

Colpo di Stato nel Sudan. Secondo le prime, ancora confuse, informazioni che arrivano dalla repubblica presidenziale dell’Africa centro-orientale, a sud dell’Egitto, militari delle forze armate sudanesi hanno arrestato il primo ministro Abdallah Hamdok (a sinistra nella foto). Si era rifiutato di appoggiare il golpe. Ignota al momento la sorte del premier. Arrestati anche i ministri dell’Industria e dell’Informazione e un consigliere di Hamdok. “L’accesso alle telecomunicazioni è limitato – fa sapere l’emittente araba Al Jazeera dalla capitale Khartoum – è molto difficile ottenere informazioni su cosa stia succedendo“. Secondo altre fonti ad aver preso il controllo sarebbero militari fedeli al generale Burhan.

Sudan, la difficile transizione

Il grande paese africano vive un momento delicatissimo di transizione. Dopo la cacciata nel 2019 dell’ex presidente autocrate, Omar al-Bashir, due fazioni si contrappongono aspramente. Solo ieri i gruppi per la democrazia avevano messo in guardia da un possibile colpo di mano dopo che le forze di sicurezza avevano disperso con i lacrimogeni una manifestazione. Si trattava di filo-militari che chiedevano lo scioglimento del governo di transizione. I manifestanti avevano bloccato per breve tempo le strade e i ponti principali di Khartoum, isolando l’area centrale dai quartieri settentrionali. Sembravano quasi prove generali di una presa del potere. Adesso, a seguito del golpe, Internet è fuori uso. Per le strade della capitale si sono radunati alcuni dimostranti: protestano contro gli arresti. Alcuni uomini in uniforme militare hanno bloccato le strade principali che portano alla capitale mentre la televisione di stato ha cominciato a trasmettere canzoni patriottiche.

Le reazioni nella Ue e negli Usa

L’Unione europea segue con preoccupazione gli sviluppi e invita tutte le parti a rimettere in moto il processo di transizione. Lo ha dichiarato oggi l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera Josep Borrell. “Seguiamo con la massima preoccupazione gli eventi in corso in Sudan. L’Ue invita tutte le parti interessate e i partner regionali a rimettere in carreggiata il processo di transizione“, ha scritto Borrell su Twitter. Anche Washington, per il tramite dell’inviato speciale degli Usa per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, si è detta “profondamente allarmata” dalle notizie sul golpe. Dopo la caduta del presidente Omar al-Bashir nel 2019, militari e civili hanno condiviso il potere nell’ambito del Consiglio sovrano. A seguito di un fallito tentativo di colpo di Stato a settembre attribuito alle forze fedeli ad al-Bashir, i leader militari hanno chiesto riforme e la sostituzione del Governo. I leader civili, tuttavia, li hanno accusati di mirare a una presa di potere. Adesso il Sudan è alle prese con la più grande crisi politica nell’ambito della transizione che va avanti da due anni senza aver trovato ancora una conclusione pacifica e stabile.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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