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Amedeo Brogli: “I miei Sette Vizi Capitali interpretati dagli stilisti di alta moda”

Il pittore esporrà dal 30 ottobre al 6 novembre 2021 a Palazzo Colonna la mostra "I Sette Vizi Capitali e Contrappassi"

Una pittura attenta, fluida, spatolata si dipana in trame cromatiche che fissano le cose e i corpi. Il tutto avviene in uno spazio che si fa dispositivo formale atto a universalizzare il valore delle forme. Il culto per l’arte classica diventa in Amedeo Brogli linfa vitale per un’energia creativa che sa stabilire un rapporto intenso e fecondo fra istanze moderne e tradizione. Il talentuoso pittore lucano, allievo di Renato Guttuso, sarà in scena con I Sette Vizi Capitali e Contrappassi nella Coffee House di Palazzo Colonna dal 30 ottobre al 6 novembre 2021. Ogni quadro sarà interpretato da sette stilisti di alta moda che si sono ispirati nei colori degli abiti ai dipinti di Brogli. A dialogare con le opere dell’artista ci saranno infatti sette meravigliose creazioni di haute couture.

Alessandro Angelozzi per la Superbia con l’abito oro, Renato Balestra per la Lussuria con il suo iconico Blu Balestra, Vittorio Camaiani, per la Gola, con una creazione dalla tonalità cognac, Raffaella Curiel, per l’Avarizia con un completo giallo, Anton Giulio Grande per l’Ira con una creazione rossa, Gianni Molaro per l’Accidia con una creazione verde acido, Regina Schrecker per l’Invidia con un abito verde.

Alla vigilia dell’esposizione il pittore si racconta in anteprima ed in esclusiva a VelvetMAG. Brogli è alla sua seconda sfida con il barocco: la location capitolina, infatti, aveva già ospitato l’artista nel 2018 per la fortunata mostra Vedute Romane e Figure. Ancora una volta la Principessa Jeanne Colonna sarà la madrina della prestigiosa iniziativa.

Intervista esclusiva a Amedeo Brogli

Come nasce il desiderio di esprimersi attraverso la pittura?
Sin da piccolo ero incantato dal bello espresso nelle immagini, mi piaceva disegnare e dipingere ed i miei genitori hanno aiutato la mia formazione artistica. Poi, dopo il servizio militare, quando per un uomo arriva il momento delle scelte importanti, potevo intraprendere l’insegnamento. Allora non era difficile accedere nelle Accademie di Belle Arti, o la pittura. Ho scelto questa ultima, un po’ audacemente, contando sulla fortuna e su quel tanto o poco talento che la natura mi ha concesso.

Come ha influito il suo rapporto con Renato Guttuso suo mentore e Maestro, nell’espressione della sua arte?
Il rapporto con un Maestro, e tale era Guttuso, nell’accezione più completa del termine, è sempre un momento straordinario di formazione per chi vive di pittura. Sono state decisamente importati le nostre conversazioni quotidiane. In particolare quelle dei periodi in cui lo aiutavo nei grandi dipinti pubblici. Ad esempio il plafone del Teatro Vittorio Emanuele di Messina di 120 mq di pittura, che richiese mesi di lavoro.

Guttuso, infatti, come personaggio noto, sentiva il bisogno di ritagliarsi dei tempi di solitudine per il lavoro. Penso di aver appreso molto dal suo uso deciso e sicuro della forza del colore. Non ho mai cercato di rubare, cioè non mi sono messo a guttusizzare, cosa che mi sarebbe stata molto facile. Ho cercato invece un mio linguaggio espressivo, diverso, forse più semplice, ma personale.

I lavori di Amedeo Brogli in Italia e all’estero

Innumerevoli sono i suoi lavori all’estero, tra i più prestigiosi quelli per il Museo d’Orsay a Parigi. Di cosa si è occupato nello specifico?
Ho frequentato i corsi di scenografia all’Accademia di Belle Arti a Napoli e, come scenografo, ho realizzato scene e costumi  per diversi spettacoli teatrali e lavorato nella scenografia di film di vari registi: Bertolucci, Brass, ed altri. Dipinsi i teleri per lo spettacolo Peer Gynt con la regia di Chéreau, a Lione, con le scenografie di Peduzzi e quando quest’ultimo fu chiamato dal Museo d’Orsay ad allestire la sezione dell’architettura teatrale nell’Ottocento in Francia, mi coinvolse per realizzare, con alcuni miei amici artisti, nel mio atelier di via delle Capannelle il grande plastico della “coupe longitudinal” dell’Opera Garnier. L’opera di nove metri di lunghezza per circa 2,50 di altezza, poi trasportata a Parigi ed ora collocata, in modo molto scenografico, in fondo al piano terra del Museo. Nello specifico mi occupai della parte pittorica del manufatto artistico.

Amedeo Brogli tra i suoi lavori più importanti quali altri annovera?
È sempre il lavoro che sto per fare! Difficile dirlo, forse un lavoro a Monaco di Baviera, una mostra al Vittoriano, altro. La mia è una attività che mi ha consentito di conoscere personalità importanti e significative. Ho avuto la possibilità di girare il modo e di avere innumerevoli soddisfazioni artistiche.

L’arte sacra di Brogli

Molto spesso la sua arte è stata intrisa di soggetti classici e religiosi, perché questa scelta?
Penso che tutti gli esseri umani avvertano la presenza del sacro, che si svela nei modi più diversi. Credo che nella vita artistica di un pittore arrivi sempre il momento in cui si vuole attingere ispirazione al Testo Sacro. Proprio ieri ho ricevuto, dopo tanti anni, un messaggio da un mio amico con cui ho fatto il servizio militare che diceva: “Ti ritrovo dopo anni e sei passato dai Quaderni piacentini ai temi sacri!”

Quali circostanze in particolare hanno fatto sì che la sua arte prendesse questo indirizzo?
Sono le occasioni della vita, in particolare quando Guttuso fu chiamato dal Segretario di Papa Paolo VI a dipingere un murale all’esterno, in un luogo straordinario di Arte e Fede: il Sacro monte di Varese. Guttuso mi chiese di aiutarlo offrendomi una straordinaria occasione di lavoro e di riflessione, ma anche di esperienza umana, perché mi permise di conoscere importanti personalità della Chiesa. Poi anche io sono “entrato nelle Chiese” con molti interventi artistici in un importante dialogo e confronto con gli artisti del passato, perché non va dimenticato che la Chiesa è stata, nei secoli, la principale committente di arte. Non solo nel nostro Paese.

L’esposizione I Sette Vizi Capitali e Contrappassi a Palazzo Colonna

Torna ad esporre nella barocca Coffee House di Palazzo Colonna, cosa dobbiamo aspettarci da questa esposizione?
Torno volentieri, dopo qualche anno, grazie alla sollecitazione della Direttrice della location. Lo spazio espositivo di prestigio ha portato bene alla precedente mostra sia per la presenza di bella gente che per i consensi. Proporrò una mostra preparata due anni fa e rimandata per i motivi che tutti conosciamo legati all’emergenza sanitaria. È una mostra particolare, sui Vizi Capitali e i contrappassi, articolata in sette tele e quaranta disegni e studi.

Angelozzi, Balestra, Camaiani, Curiel, Grande, Molaro e Schrecker: gli stilisti che interpretano i Sette Vizi Capitali di Brogli

È stato particolarmente stimolante  il coinvolgimento di sette noti stilisti dell’Alta Moda italiana. I designer hanno gentilmente prestato una loro creazione d’archivio ognuna delle quali, nel colore, rimanda ad un “vizio”.  Ogni dipinto è caratterizzato da una figura, vari elementi ed un colore che la tradizione ha attribuito ad ognuno dei Vizi Capitali. Inoltre i continui rimandi hanno fatto sì che la mostra si trasformasse in  un contributo, non previsto, a Dante nel centenario delle morte.

Come nasce l’idea di associare ad ogni quadro che rappresenta un vizio un abito di alta moda?
“Unicuique suum” l’idea è della Direttrice dello spazio ed anche curatrice della mostra. Un’idea nuova e stimolante, sette vestiti indossati in modo “vizioso”. Indubbiamente è un dialogo inedito tra due forme di arte in grado di materializzare un’estetica moderna. Nei dipinti si dipana uno “storytelling” sospeso in un non-spazio a forte valenza cromatica identificativa del vizio trattato. Volevo campiture che dinamizzassero e sostenessero i volumi del racconto, annullando però tempo e spazio, per dare alle mie figure una sospensione quasi magica che decantasse il vizio dal peccato, dalla colpa, per sottolinearne, con ironia, il tratto piacevole, direi umano.

Sette Dipinti interpretati dagli stilisti di alta moda

Quando poi la coordinatrice, che interpreta per l’occasione il dipinto Ira, mi propose una sinergia con alcuni stilisti famosi che avrebbero ideato un abito per ogni vizio, trovai l’idea non solo spiritosa e divertente, ma anche capace di chiudere il circolo semantico del mio racconto giocato sul colore e sul piacere estetico. Sette abiti pronti ad essere indossati da sette donne  per poter entrare nel mondo reale, affollato di vizi. Sette tracce che creano un dialogo inedito fra due forme d’arte in grado di materializzare un’estetica moderna e contemporanea per catturare  l’essenza del vizio.

Amedeo Brogli dopo Roma porterà la mostra in altri luoghi italiani o esteri?
Vi sono delle proposte in Italia, negli Stati Uniti e altro. Bisognerà coordinarsi con gli stilisti per sentire la loro disponibilità al prestito degli abiti e valutare le difficoltà organizzative in un periodo come questo non molto facile organizzare eventi.

La Principessa Jeanne Colonna madrina della mostra di Amedeo Brogli

Madrina della prestigiosa iniziativa è la Principessa Jeanne Colonna, come nasce la vostra amicizia?
Bontà di Donna Jeanne che mi onora della sua amicizia! L’ho conosciuta ragazza in casa sua ai tempi in cui era corteggiata da Don Prospero Colonna. Sono amico della mamma, la Contessa Marina Pavoncelli, splendida donna, conosciuta a sua volta in casa di Marta Marzotto mentre vi realizzavo dei dipinti murali.

Gli impegni futuri di Amedeo Brogli

Dopo la mostra sui Vizi Capitali quali saranno i suoi prossimi impegni?
Come si dice scaramanticamente non bisogna anticipare, ma sto eseguendo una serie di pastelli su Roma. Queste opere che raccontano e restituiscono, secondo la mia sensibilità, le atmosfere e la magia di questa incredibile città. Io sono romano adottivo da più di quarant’anni. Amo profondamente questa città, ma sono di origini lucane, una terra che è per me il luogo dell’anima. In questi luoghi conservo intatta la casa dei miei genitori e per quella terra ho una serie di progetti e di committenze. Spero parta presto la realizzazione un docu-film del quale ho già pronta la sceneggiatura e molto materiale girato anni fa. E’ un racconto su una comunità, la mia, sui luoghi delle mie radici per scoprire come sono cambiati dai tempi in cui Lina Wertmuller ha girato e ambientato i Basilischi.

Amedeo Brogli di cosa si tratta?
Sarà un omaggio alla regista con la quale abbiamo in comune le origini dallo stesso paese, ma anche un omaggio al ricordo del marito, Enrico Job. Proprio con lui ho collaborato e mi ha ospitato, per un lungo lavoro fatto insieme, con cordialità nella sua casa in Franciacorta. Partirà a giorni la realizzazione di un mosaico di quaranta metri quadri per una chiesa di Potenza. Inoltre sto per completare i bozzetti di tre vetrate in un altro spazio sacro. E’ in fase di realizzazione la fusione di una scultura-medaglia celebrativa e, infine, ho in mente una mostra, di disegni e dipinti, che ricordi e ravvivi la memoria di una poetessa lucana vissuta nell’Ottocento e morta da giovane, della quale ho scritto una piccola biografia ed una vita immaginaria.

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Elena Parmegiani

Moda & Style

Giornalista di moda e costume, organizzatrice di eventi e presentatrice. Consegue la Laurea Magistrale in Comunicazione Istituzionale e d’Impresa all’Università “La Sapienza” di Roma. Muove i primi passi lavorativi con gli eventi per il Ferrari Club Italia, associazione di possessori di vetture Ferrari. Da più di dieci anni è il Direttore Eventi della Coffee House del prestigioso museo Palazzo Colonna a Roma. Ha organizzato e condotto molte sfilate di moda per i più importanti stilisti italiani. Come consulente è specializzata nella realizzazione sia di eventi aziendali, sia privati. Scrive di moda, bon ton (con una sua rubrica), arte e spettacolo. Esperta conoscitrice dei grandi nomi della moda italiana, delle nuove tendenze del Fashion e del Made in Italy. Cura anche la rubrica di Velvet dedicata al Wedding.

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