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Ue, migranti alla frontiera polacca: Minsk li spinge, Varsavia manda le truppe

Non era mai accaduto che un numero così alto di migranti fosse mandato dalla Bielorussia verso la Polonia in una sola volta.

Rimbalzano dai social media le immagini di centinaia di migranti al confine tra Bielorussia e Polonia davanti alle barriere di filo spinato. Si tratta in buona parte di curdi iracheni, siriani, afghani che hanno raggiunto a piedi un preciso tratto di terra che separa i due paesi. Li hanno scortati le guardie di confine bielorusse, che li hanno poi incoraggiati a entrare in Polonia, scrive ilPost.it.

Ue e Bielorussia, la guerra dei migranti

Da diversi mesi la Bielorussia accoglie e poi spinge verso il territorio polacco migliaia di migranti e richiedenti asilo. In Occidente si considera questo atteggiamento come un tentativo di mettere in difficoltà la Polonia e l’Unione Europea. Sia Varsavia che Bruxelles sono infatti avversari del regime autoritario di Alexander Lukashenko, il padre-padrone della Bielorussia. Non era tuttavia mai accaduto che un numero così alto di migranti fosse spinto verso la Polonia in una sola volta.

Uomini, donne e bambini tra due fuochi

Quella tra Bielorussia ed Unione Europea – scrive su Avvenire Nello Scavo – non è più una guerra di nervi. Da domenica scorsa, 7 novembre, il regime di Minsk ha alzato il livello dello scontro. Di fatto la Bielorussia ha ammassato circa 2mila, fra uomini, donne e bambini, sul confine polacco. Sono in queste ore le autorità di Varsavia a diffondere le immagini della folla spinta lungo la barriera al confine fra i due Stati. Si tratta di immagini che “confermano – scrive Avvenire – come gli esseri umani vengano adoperati come ‘arma non convenzionale’” dagli uomini di Lukashenko.

Picchiati perché varcassero il confine

Nella ricostruzione di Nello Scavo, mentre alle famiglie dei profughi si impediva di oltrepassare la rete metallica sulla fascia di confine per entrare in Polonia, i militari bielorussi picchiavano alcuni migranti affinché continuassero a dare l’assalto alla frontiera, tra le urla di alcune madri in direzione degli agenti polacchi. “Imploravano di aprire la barriera – scrive ancora Avvenire – ma senza riuscire ad impietosire nessuno degli uomini in tenuta anti sommossa.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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